Il matrimonio, una scelta di vita
Nella domenica successiva al Natale la liturgia suggerisce il tema della famiglia. La prima Lettura porta tenerezza ed esprime una grande fede di una mamma che desidera il figlio per poi offrirlo a Dio. La seconda lettura, tratta da una Lettera di San Giovanni, esprime in termini teologici la figliolanza dei battezzati con Dio. Infine il brano del Vangelo di Luca narra l’episodio del ritrovamento di Gesù giovanetto al tempio.
La famiglia ebraica
La famiglia, nella religiosità ebraica, è considerata sacra, perché inserita nel progetto della creazione, quando il libro della Genesi raccomanda “maschio e femmina li creò”. La famiglia è orientata alla procreazione e alla fedeltà, anche se è previsto il ripudio dell’uomo “per cose vergognose” e, nel tempo, anche la donna può chiedere il ripudio, dopo una sentenza del giudice.
Il celibato non è possibile nella vita dell’uomo ebreo. Il patriarcato è imperante, anche se nell’ambito strettamente privato la donna accudisce la famiglia ed educa i figli. Una netta separazione tra le funzioni maschili e femminili. Qualche eccezione si crea per donne importanti, citate nella Bibbia: Debora, Rebecca, Ester, Sara, Rut, Giuditta, Rachele.
Prendendo spunto del rapporto padre-figli, la lettera di san Giovanni elabora una teologia riguardo ai credenti in Cristo.
«Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito».
Una sottolineatura probabilmente sottovalutata. Nella riflessione di san Giovanni la similitudine delle creature a Dio è affermata per il futuro, ma anche per il presente. L’interpretazione corrente insiste sull’imitazione di Cristo, in quanto suggerisce amore tra fratelli, nel nome di essere cristiani.
E’ possibile approfondire questa somiglianza, grazie all’incarnazione di Dio.
Lo stesso Vangelo di Giovanni, nel prologo ha affermato: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta». Si può ragionevolmente dedurre proprio per l’incarnazione di Cristo una continuità dell’essere umano anche se in Cristo c’è l’unità della natura divina, nei cristiani il percorso di andare verso Dio, se si osservano i comandamenti suggeriti dal Vangelo.
E’ ricordato nel Vangelo di Luca l’episodio di Gesù che si perde tra i fedeli nel tempio. L’evangelista esalta questo episodio, in quanto lo legge in dimensione missionaria. La risposta di Gesù minorenne è spropositata: «Ed egli rispose loro: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?"». A giustificazione dell’esaltazione il Vangelo aggiunge: «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini».
La famiglia, nella religiosità cristiana, ha continuato nella sua stabilità sacramentaria. Per la verità sono trascorsi secoli prima di definire che, con il consenso, il matrimonio è celebrato validamente, divenendo indissolubile.
Una caratteristica su cui la Chiesa non ha mai arretrato, interpretando il matrimonio, celebrato davanti a Dio e ai testimoni, più che un promessa, una scelta di vita.
C’è però un’incrinatura soprattutto nella teologia di san Paolo. Nella prima Lettera ai Corinti l’Apostolo scrive: «Io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito».
E’ introdotta nella spiritualità cristiana la superiorità celibataria, fissata nel tempo per i sacerdoti e i religiosi e religiose.
Purtroppo, in alcune esagerazioni, si esalta la libertà dal matrimonio, quasi fosse una condizione non adeguata per la perfezione.
Gli insegnamenti solenni hanno riaffermato la santità del matrimonio. Nell’Esortazione apostolica Amoris Laetita Papa Francesco ha scritto. «Nel matrimonio i nubendi si promettono dono totale di sé, fedeltà, apertura alla vita, mentre Cristo assicura loro di essere loro vicino, per dare loro forza di seguirlo prendendo su di sé la propria croce, di rialzarsi dopo le loro cadute, di perdonarsi vicendevolmente, di portare gli uni i pesi degli altri. In questo quadro anche l’unione sessuale, vissuta in modo umano e santificata dal sacramento, è a sua volta per gli sposi via di crescita nella vita della grazia». (n. 72-74)
Recentemente la famiglia ha basi precarie, preferendo la convivenza come stato, meno impegnativa e duratura.
29 Dicembre 2024 – Anno C
Sacra Famiglia
(1ª Lett. 1Sam 1,20-22.24-28 – Salmo 83 (84) - 2ª Lett. 1Gv 3,1-2.21-24 – Vangelo Lc 2,41-52)