15 maggio 2020 ore: 15:15
Società

Il mistero cristiano allarga l’orizzonte oltre le contingenze quotidiane

La liturgia di oggi, continuando nel clima pasquale, tende a rassicurare i discepoli della presenza del Signore, per mezzo dello Spirito.
Il brano degli Atti degli Apostoli parla della missione di Filippo nella terra di Samaria, con la missione ulteriore di Pietro e Giovanni
La conclusion del brano rassicura: “E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i
segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città”. C’è dunque un seguito, dopo la scomparsa di Gesù sulla terra che lo rende vivo e presente. Questa presenza si esplica con la missione dello Spirito. La Lettera di Pietro suggerisce: “Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano
sulla vostra buona condotta in Cristo”.
E’ la lezione di come diffondere la propria fede, senza paura di chi parla male dei seguaci del Nazareno. Sarà la condotta cristiana la migliore risposta a chi critica e giudica male.

Allora imponevano loro le mani

In questo brano sono radicate le origini del sacramento della Confermazione. Un sacramento non molto compreso; addirittura liquidato come annunciatore di essere diventati “soldati di Cristo”.
L’origine invece e più profonda e significativa. Ricevere lo Spirito significa accettare, con coscienza, l’essere divenuti cristiani adulti, capaci di seguire quanto indicato dal Maestro e per questo testimoniarlo.
Nella tradizione della Chiesa il sacramento è amministrato nell’età adolescenziale, con l’intento della maturazione della fede. Scelta non sempre accompagnata da adeguata preparazione per interiorizzare il gesto.
Il brano riportato dal Vangelo di Giovanni è esplicito:
“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.
Sono i passaggi di un discepolato che non si ferma all’esteriorità, ma si manifesta nella vita concreta con lo stile di vita.
Uno stile che può sembrare severo: in realtà è un modo di pensare e di agire diverso dallo stile “mondano”.
Su questo passaggio occorre superare molti fraintendimenti. Le indicazioni evangeliche si possono seguire solo se si è in grado di apprezzare la “visione di Dio” suggerita da Cristo.
E’ un modo particolare di vivere la propria vita. La visione si può riassumere in una umanità rispettosa, umile e gioiosa che allarga l’orizzonte verso l’eternità. Non disprezzando affatto il presente, ma con la spinta di superarlo.
I consigli evangelici si possono comprendere se e come si accoglie la visione “divina”: altrimenti il rischio è quello di subire imposizioni incomprensibili.
Le beatitudini, ben conosciute nella tradizione cristiana, hanno senso se l’orizzonte è ultraterreno, come suggerito dalla Lettera di Pietro, “la ragione della speranza che è in voi”. Può sembrare assurdo, ma la vita, in questa prospettiva non solo non è disprezzata, ma addirittura valorizzata. Staccandosi dalle visioni suggerite dalle passioni e dalle debolezze si guarda al di là del presente, per guardare al futuro. 
Un futuro che non tramonta, ma che offre beatitudine, come recita il salmo:
“Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto per me ha fatto. Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia”.
 
Lo Spirito della verità

L’evangelista Giovanni parla di uno spirito della verità che “il mondo non vede e non conosce”.
E’ un’affermazione generale, ma che ben si colloca nel contesto di ogni vicenda umana, in tutti tempi e luoghi. I due termini di spirito e verità possono collocarsi in ogni azione umana. Infatti l’azione umana parte dalla conoscenza di eventi, per cui si agisce di conseguenza.
Nell’ambito cristiano c’è una sovrapposizione tra la razionalità e la fede. Ogni atteggiamento umano ha la sua radice nella ragione che osserva, elabora, giudica e spinge all’azione. La presenza dello spirito offre alla razionalità una via che è diversa - non per questo contraddittoria - dalla semplice riflessione umana.
E’ la vision che orienta a comportamenti dettati dalla fede stessa. Si innesta nella storia umana l’orientamento di origine divina.
Tutto ciò offerto dalla presenza dello Spirito che è la continuazione della presenza di Cristo.
Le rassicurazioni che i discepoli non saranno “orfani” nascono dalla promessa di una presenza divina che continua nella storia.
In fondo la risurrezione aveva come fondamento ultimo la continuità di Cristo, nonostante la morte e la sepoltura. La tomba vuota, con le apparizioni, indicano segni della presenza dell’azione di Cristo.
Su questa continuità si fonda la “ragione della speranza” di cui ha parlato la Lettera di San Pietro.
La cultura moderna, molto razionalistica, stenta ad accogliere questa vision: d’altra parte si interroga che senso ha la vita che, nel tempo, è molto breve, con le motivazioni e azioni che servono soltanto alla sopravvivenza dei corpi: il freddo e il caldo, il cibo, la salute, le
attenzioni al quotidiano assorbono energie. A ben pensare sono necessarie solo a sopravvivere.
Il mistero cristiano allarga l’orizzonte verso scenari che superano le contingenze quotidiane per offrire orizzonti più ampi e stabili.


17 Maggio 2020 – Anno A
VI Domenica di Pasqua
(1ª lett.: At 8, 5-8. 14-17 - 2ª lett.: 1 Pt 3, 15-18 – Vangelo Gv 14, 15-21)