13 giugno 2019 ore: 14:37
Società

Il mistero della Trinità e la presenza di Dio: orizzonte di vita e di senso

Festa della Trinità. Un primo sguardo alle letture offre l’immagine completa della lode alla divinità. Il mistero di Dio in sé è indicibile. Il motivo è semplice: alla mente umana manca la dimensione dell’infinito

Dopo le feste di Pasqua, dopo l’Ascensione e la Pentecoste la liturgia propone il grande mistero della Trinità. Un primo sguardo alle letture offre l’immagine completa della lode alla divinità. Il Libro dei Proverbi, con un’analogia ardita, indica nella Sapienza la descrizione di Dio.

Racconta la sua vicinanza a Dio, quasi a identificarlo:

«Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull'abisso,
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell'abisso,
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo».

Si rimane sempre estasiati dalla capacità della scrittura a chiamare nella relazione con Dio, tutti gli elementi dell’universo.
I cieli, le nubi, il mare partecipano con Dio tutta la loro gioia e presenza.

Il Salmo 8 sposta l’attenzione sull’uomo e sulla sua gestione della terra e degli animali, aggiungendo un passaggio molto ardito.

Davvero l'hai fatto poco meno di un dio

«Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi?

Davvero l'hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi.

Tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.

Dio crea, Dio salva, Dio consola

Negli studi teologici si è insistito molto nel narrare le relazioni che intercorrono tra le tre persone della SS.ma Trinità. Recentemente l’approfondimento si è fatto più pertinente alla Scrittura e meno debitore della riflessione filosofica che, per l’Occidente, ha le radici nelle riflessioni di Platone e di Aristotele.
L’intuizione avuta di recente parte da quanto Cristo ci ha rivelato. E’ stato lui a narrare le caratteristiche di Dio, anche se ha dovuto adeguarsi al linguaggio umano, ricorrendo all’analogia, perché il mistero di Dio in sé è indicibile. Il motivo è semplice: alla mente umana manca la dimensione dell’infinito. Può descriverlo in termini negativi perché lo spazio e il tempo impediscono una visione infinita ed eterna.
Il Signore Gesù ha rivelato il volto di Dio. L’ha chiamato “padre” fuori da ogni discriminazione di genere: Dio è padre e madre; è il creatore, il generatore che di più non si può narrare.
In questa qualità è misericordioso, donativo, non vendicativo. Alcune parabole di Gesù,  soprattutto quella del Figliol prodigo, svelano l’indole del suo agire e del modo di porsi di fronte al mondo.
Già nell’invocazione finale delle celebrazione liturgiche antiche, la benedizione iniziava con: Il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.
La missione di Gesù, Figlio di Dio è consistita nella salvezza del mondo: per questo si è immolato ed è stato glorificato.
Lo Spirito è il consolatore dell’anima. E’ presente nel mondo perché sia guidato, sorretto e, se necessario, rimproverato. La presenza di Dio continua oltre la natura e non più sperimentabile con la presenza di Cristo.
L’azione della Trinità non è suggerita da progetti, rivalse, attese: è imperniata sulla donazione gratuita di un benessere che è comunicato, senza rivalse.

La Trinità che è in noi

Prendendo spunto dall’indicazione della Genesi (1, 26-28): «Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina» e riprendendo l’espressione del Salmo 8: «Davvero l'hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato» è possibile scoprire in ciascuna creatura la presenza e l’azione di Dio.La creatura umana crea, anche se non dal nulla, nella scoperta delle leggi della natura, nell’arte, nella convivenza sociale. Gli sviluppi delle civiltà ne sono una chiara dimostrazione.
Ma l’umanità - anche se non in maniera omogenea - crea salvezza non solo con la medicina, ma anche con i sostegni sociali, con i sistemi di welfare, con la lotta alla povertà, con l’attenzione all’intero mondo.
Infine accompagna a livelli di sintesi sempre più raffinati all’etica, alla poesia, alla letteratura, alla civiltà. Sono tutte azioni di Dio che si interfacciano nella storia dell’umanità.
Una presenza preziosissima e creatrice.
Il rischio maggiore è il nichilismo: il non avere speranza, progetti, impegni, ma rotolarsi nelle circostanze della vita, ciascuno per la propria (misera) storia. Eppure la presenza di Dio è preziosa per tutti, anche per coloro che non conoscono il cristianesimo perché offre orizzonti di futuro e di senso di vita.


16 Giugno 2019 - Anno C
Santissima Trinità
(1a Lettura: Pro 8, 22-31 – 2a Lettura: Rm 5, 1-5 – Vangelo: Gv 16, 12-15)