8 maggio 2024 ore: 16:17
Società

Il momento del distacco

La Liturgia ci accompagna all’addio del Signore dalla terra. Dopo la predicazione nei villaggi della Palestina, i miracoli, dopo l’ultima cena, la Passione, le apparizioni è il momento del distacco di Gesù dai suoi discepoli e dal mondo

La Liturgia ci accompagna all’addio del Signore dalla terra. Dopo la predicazione nei villaggi della Palestina, i miracoli, dopo l’ultima cena, la Passione, le apparizioni è il momento del distacco di Gesù dai suoi discepoli e dal mondo.
Questo distacco è narrato con accenni angelici, ma non è per nulla circondato da forme magiche, da riferimenti ed eventi strani. La narrazione, ripresa anche dal Vangelo di Marco, è lineare, anche se si proietta sul futuro.

La missione religiosa

Il brano degli Atti precisa alcuni capisaldi di questo momento. Il primo insiste sul tema del Regno. E’ un’insistenza che tutto il Vangelo ha. Il Signore è messia, è profeta e taumaturgo, comunque la sua visione è spirituale. Non offre riferimenti per una missione politica, di riscatto dall’oppressione, di organizzazione sociale, ma è religiosa.
I Vangeli, da questo punto di vista, sono concordi: la missione religiosa è l’unico riferimento di tutta l’opera di Gesù.
La seconda indicazione rassicura sulla presenza dello Spirito che accompagnerà i suoi discepoli per sempre: «Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano».
Infine l’invito ad andare in tutta la terra per annunciare la “buona novella”.
Se questi sono gli insegnamenti, da essi sorgeranno le indicazioni che accompagneranno l’organizzazione dei battezzati.
Siamo chiamati Chiesa: origine e fondamento dell’invito del Signore. Ma, a differenza della sua presenza, i fedeli sono chiamati a organizzarsi, nei luoghi e nei tempi, per adempiere la missione ricevuta.
La storia della Chiesa narra le vicende che negli oltre duemila anni si sono verificate. Sono ricordati i grandi personaggi (i santi) che si sono distinti per essere stati fedeli obbedienti ed eroici.
Lo stesso popolo del Signore ha creduto in lui, costruendo addirittura civiltà cristiane. La storia si fa voce anche degli errori di chi si dichiarava cristiano: non bisogna aver paura di riconoscere i limiti che, a volte, sono stati anche gravi.
Non bisogna però ancorare la fede ai comportamenti dei cristiani: il Vangelo è l’unico riferimento capace di indicare la via retta.
Questa ricerca ha incontrato errori di dottrina e di comportamenti: per i personaggi che guidavano la Chiesa e anche per il popolo santo di Dio.

Silenzi, riflessioni dibattiti

Sono stati necessari silenzi, riflessioni, dibattiti durati secoli per distinguere verità ed eresie; deviazioni e virtù. Si sono alzate le voci forte di profeti che facevano riferimento diretto al Signore.
Nella sensibilità moderna si ricorre spesso ai riferimenti negativi della Chiesa. Una visione corretta non può prescindere dalla fatica e dalle sensibilità religiose.
Il Medioevo non è uguale al Rinascimento; il Concilio di Trento ha approcci diversi del Concilio Vaticano II. La stessa parola di Dio, approfondita, ricercata, vissuta in epoche diverse apporta scoperte e sensibilità nuove. Come affermava Benedetto XIV, in dottrina esistono continuità e discordanze, anche se un filo logico, spirituale e autentico, porta alla verità, proprio per non tradire il Vangelo.
Il brano della Lettera di san Paolo agli Efesini è esemplare: «comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.» E ancora: « Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo».

Luci ed ombre della Chiesa

La Chiesa odierna ha le sue luci e le sue ombre. Nel mondo occidentale essa deve affrontare un clima che si è distaccato dalla pietà popolare. La continuità della fede dei genitori e dei nonni non è transitata nelle nuove generazioni. Da qui una minore fedeltà alle indicazioni religiose. Non manca però la ricerca della spiritualità. Dopo un periodo di sbandamento, favorito dall’attenzione al benessere fisico, sta ritornando la necessità di un mondo di spiritualità.
E’ terminato il periodo dei precetti: anche i cristiani fedeli desiderano una fede personale vissuta. L’autorità esterna, esercitata anche a nome della Chiesa, è interiorizzata se modulata alla propria sensibilità religiosa. Apparentemente sembra esserci distacco: occorre essere prudenti nei giudizi. Il desiderio di immortalità del senso della vita, di un’etica umana, non scompare nel cuore delle persone. Possono verificarsi contraddizioni, non diversamente dalle epoche più antiche.
Conoscere il Dio misericordioso, accogliere gli insegnamenti di Gesù, adoperarsi per una convivenza rispettosa, pacifica, positiva sono i capisaldi di una fede forte.
La presenza dello Spirito nel nostro animo sostiene le fatiche e le stanchezze della vita quotidiana. E anche gli errori.

12.5.2024 – Anno B
Festa dell’Ascensione
(1ª lett.: At 911, 1-11– Salmo 46 (47) - 2ª lett.: Ef 4,1-131 – Vangelo: Mc 16,15-20)