14 marzo 2020 ore: 05:41
Società

Il momento della difficoltà e la presenza di Dio in mezzo al popolo

In questa terza domenica di Quaresima il tema scelto dalla liturgia – anche seguendo il racconto del Vangelo di Giovanni – è l’acqua. Dapprima (nella lettura dell’Esodo) l’episodio della mancanza d’acqua nella traversata del deserto. Ritornerà spesso il richiamo di Massa di Massa e Meriba (tentazione e protesta)

Con un episodio caratteristico della traversata del deserto, il popolo ingaggia un dialogo con Mosé a proposito della presenza di Dio in mezzo al popolo, soprattutto nel momento della difficoltà.
Il Vangelo di Giovanni, con una narrazione – anche qui legata all’acqua – racconta la proclamazione del Signore Messia e Salvatore. La donna è una irregolare, il luogo è ostile (la Samaria); l’identità di Cristo viene rivelata, senza interventi divini.

Dio nelle sventure

L’episodio della mancanza d’acqua nel deserto è un motivo che ritorna spesso nella narrazione biblica. Il salmo 94:

«Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

Il Salmo 106 ( vv. 32 e s.) si ricorda l’episodio:

«Lo irritarono anche alle acque di Merìba
e Mosè fu punito per causa loro:
poiché avevano amareggiato il suo spirito
ed egli aveva parlato senza riflettere.»

Un episodio storico che fa emergere la tentazione di chiedere a Dio il perché del suo silenzio e della mancanza dell’intervento ritenuto necessario. Situazioni che si ripetono in continuazione, con la richiesta di aiuto di fronte a calamità e avvenimenti avversi per i quali l’azione benefica di Dio sarebbe benedetta. E’ la condizione di molti credenti che invocano Dio nel momento del bisogno. Il silenzio di Dio diventa scandalo, soprattutto di fronte alle tragedie immani delle guerre e delle persecuzioni. Il richiamo evangelico è alla parabola del ricco Epulone e del povero Lazzaro. Alla richiesta di un intervento divino per far ravvedere i fratelli sulla terra e far conoscere loro la verità, Abramo risponde. «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui replicò: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvedranno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi.» (Lc 16, 31-32). La libertà concessa alle creature umane è autentica e continua: non a singhiozzo, a seconda dell’aiuto necessario.

La donna cananea

L’evangelista Giovanni proclama l’autorivelazione di Gesù come Messia e il riconoscimento del salvatore del mondo da parte dei cananei, popolazione ostile ai giudei, con un racconto che appare talmente quotidiano da scostarsi dai grandi proclami divini. E’ il modo di raccontare di Giovanni. Il racconto va diretto alla glorificazione del Maestro nella normalità. In un primo impatto la lettura del brano mette imbarazzo: il Signore è solo con una donna che è andata ad attingere acqua al pozzo di Giacobbe in Samaria. Si intreccia tra i due un dialogo che diventa da subito spirituale. La donna non è proprio una santa; ha avuto cinque mariti e l’attuale uomo con cui sta non è il suo sposo. La conversazione inizia con le parole di Gesù rivolto alla donna: “dammi da bere”.

L’acqua di cui sta parlando Gesù è “acqua zampillante di vita eterna”. Il significato profondo è che la parola che il Cristo è verità. Poco dopo infatti aggiungerà: “viene l’ora quando né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre”.
E’ una dichiarazione forte, contraria alla tradizione giudaica. I due fondamenti della religione di Israele erano infatti il tempio e la legge. Dichiarare che Dio si adorerà in spirito e verità, senza bisogno di “luoghi fisici” per pregarlo, costerà al Signore la condanna, come bestemmiatore.
La donna intuisce che chi ha davanti è speciale. Chiede a Gesù se è il Messia. Egli risponde con secco: “Io-sono” che parlo a te”. La donna se ne convince, tant’è che torna al villaggio per annunciare di aver incontrato il Messia.
Impressiona che tale proclamazione avvenga con una persona sconosciuta. La fiducia in Cristo – è la conclusione – può nascere per chiunque, in qualsiasi circostanza.
Il brano, quasi a compensare l’anonimato dell’incontro con la samaritana, prosegue con il dialogo con i discepoli. Anche in questa occasione si passa da una circostanza umana (la fame) per offrire lo spunto a un altro annuncio: “Mio cibo è fare la volontà di chi mia ha invitato e compiere l’opera sua”.
L’evangelista prosegue: “Ora da quella città molti dei samaritani credettero in lui” per concludere “costui è veramente il salvatore del mondo”.
Il brano di Giovanni ha proclamato che Gesù è il Messia e il Salvatore del mondo, con un racconto occasionale e quasi anonimo; tutti possono viverlo. Nello stile del Nazareno.

15 Marzo 2020 – Anno A
III Domenica di Quaresima   
(1ª lett.: Es 17, 3-7 - 2ª lett.: Rm 5, 1-2. 5-8  – Vangelo: Gv 4, 5-42 ( Gv 4,5-15.19-26)