31 luglio 2020 ore: 16:23
Società

La presenza di Dio nelle vicende umane: una lezione da apprendere

Dopo il racconto delle parabole, il Vangelo di Matteo riserva spazio per alcuni miracoli di Gesù. Il Signore ha manifestato la sua grandezza non soltanto con le parole, ma anche con le azioni: guarigioni, miracoli della natura, addirittura risurrezioni
© Stefano Dal Pozzolo Vinicio affacciato alla finestra

Vinicio Albanesi

I discepoli che lo seguono sono ammirati della sua “grandezza”, nonostante i suoi conterranei di Nazaret l’abbiano rifiutato. Lo stesso Giovanni Battista è stato sacrificato per aver rimproverato Erode, tetrarca della Galilea, per il suo peccato con Erodiade, moglie di suo fratello Filippo.

Il pane

Il tema del nutrimento è molto presente nelle scritture: il cibo è uno degli elementi fondamentali della vita di un popolo; il pane, insieme all’acqua, al vino, all’olio, al latte, ai pesci saranno i simboli di riconoscimento dei fedeli a Dio che concede il necessario per la vita del suo popolo.

Nella scrittura si sovrapporranno sempre due significati: uno simbolico, spirituale, l’altro reale per come gli alimenti sono utilizzati. Ciò avverrà soprattutto per il pane, l’alimento nutritivo di base degli Israeliti.

Nel Padre nostro si chiede “dacci oggi il nostro pane quotidiano”; Gesù stesso si definisce “pane della vita”: due esempi limpidi del doppio significato attribuito al pane.

Lo stesso brano di Isaia di questa settimana coniuga insieme il senso di appartenenza a Dio e anche il benessere fisico della popolazione.

«O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide».

Questa unità di benessere completo attraversa tutto l’ebraismo e procede anche con il cristianesimo: Dio benedice e offre assistenza e presenza al bene del suo popolo. E’ preoccupato che tutti abbiano il necessario con la capacità di non dimenticare Dio, autore e garante del bene spirituale e materiale.

Il salmo offre una versione della stesso tenore:

“Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità”.

La cultura moderna si è opposta all’unità di riferimento a Dio. Ha relegato la dimensione religiosa all’interno del soggetto, affidando alle capacità umane tutto il benessere possibile.
L’estraneità della fede alla vita reale delle persone ha ristretto il sentimento religioso a un romanticismo che alimenta sentimenti ed emozioni, dimenticando che la vita delle persone è unità: fisica e spirituale, materiale e sublime.
Ciò ha comportato l’incomprensione dei significati della vita, soprattutto nei momenti difficili, quando le spiegazioni fisiche e materialistiche non sono in grado di dare risposte sufficienti.
All’interno della vita delle persone coesistono le due dimensioni: non sono separabili, ma coesistono perché è la persona, con tutte le sue capacità, a vivere una sola vita.

La moltiplicazione

Questo miracolo sembra non necessario; che la folla seguisse Gesù e rimanesse, verso sera senza cibo è un fenomeno abbastanza “naturale”.
L’evangelista Matteo lo inserisce per sottolineare alcuni dettagli che hanno valore esplicativo nel narrare le vicende vissute da Gesù.
L’ambiente è il deserto: un luogo simbolico dell’ascolto e anche della sofferenza. Lo stesso Gesù e il precursore Giovanni Battista lo frequentano, come gli antichi profeti.
Il maestro, al vedere la folla, si intenerisce e “si commuove”. E’ partecipe della condizione del popolo che lo segue. I suoi discepoli chiedono che lasci le persone perché possano procurarsi il cibo. Gesù li invita a provvedere loro stessi. Con grande ingenuità rispondono che hanno cinque pani e due pesci.
I padri apostolici dei primi secoli hanno voluto dare un significato ai numeri. I cinque pani rappresenterebbero i cinque libri della torah; i due pesci i comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo.
Nessuno ci dirà se questa interpretazione sia giusta o semplicemente devozionale. Resta il significato dell’intervento di Gesù sulle condizioni precarie di chi lo segue. Altri episodi saranno narrati (le nozze di Cana, la tempesta sedata) per lasciare traccia di attenzione e di condivisione.
Il recupero della presenza di Dio nelle vicende umane è la lezione che possiamo apprendere. In seguito a questa lettura la storia della Chiesa dimostra con le sue opere di misericordia (le missioni, la Caritas, le opere religiose, l’otto per mille) l’attenzione alle difficoltà delle persone.
Non si tratta di miracoli che spettano solo a Dio, ma di interventi d’aiuto per chi chiede aiuto.
A queste opere sono chiamati tutti i cristiani: la risposta, lungo la storia, si è dimostrata generosa e gratuita.
Seguire le orme di Cristo detta la linea di condotta, sia personale che collettiva. Le opere che ne conseguono significano mettersi in sintonia con l’approccio di Gesù stesso. Commuoversi significa rendere propria la sofferenza altrui per interromperla e, se possibile, risolverla. Esempio molto significativo per le comunità dei cristiani, siano essi gruppi particolari o assemblee di popolo. Una risposta nitida la comandamento di amare gli altri come se stessi.

2 Agosto 2020 – Anno A
XVIII Domenica del tempo ordinario
(1ª lett.:Is 55,1-3 - 2ª lett.:Rm8,35.37-39;; Vangelo: Mt 14,13-21)