Il senso dell’infinito ricopre l’ovvietà della vita quotidiana
Questa Domenica è la festa nella quale le vesti del sacerdote possono essere rosa ed è chiamata Domenica “Gaudete” dall’antifona che inizia con «Rallegrati figlia di Sion, grida di gioia Israele, esulta ed acclama con tutto il cuore figlia di Gerusalemme». Sono le parole del Profeta Sofonia.
E’ l’inno rivolto al Signore che ha liberato il suo popolo dalle guerre. Il brano del profeta continua con le parole «Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».
E’ il grido che ogni popolo esprime per la pace dopo la guerra, per la libertà dopo la dittatura.
La fede dei devoti
La particolarità di questo inno è l’affidare a Dio ogni promessa di prosperità e di benessere. Le nostre vicende si addentrano oggi in calcoli politici ed economici. La fede degli Israeliti devoti affidava a Dio ogni evento che importasse la propria condizione.
La Bibbia è il continuo riferirsi a Dio unico per ringraziarlo nei momenti di gloria, per implorarlo nei momenti di dolore, per chiedere assistenza nei momenti importanti della sua storia. Con molti linguaggi: la profezia, la sapienza, la poesia, l’invocazione ai cieli.
Alla vigilia del ricordo del Natale la lettura del brano di Sofonia è adeguato. Si ricorda la venuta del Signore che, pur vivendo poco tempo sulla terra, offre la prospettiva della sorte dell’umanità nei secoli. Offre così lo sguardo verso la meta che riporta alla propria nascita: «Da Dio siamo nati, a lui torneremo».
Misteriose le vicende di ogni nato che tendono verso la gioia con la perfezione delle proprie azioni e dei propri sentimenti. Il senso dell’infinito ricopre così l’ovvietà della vita quotidiana, donando alla vita lo specchio della profondità dell’eternità.
Si tratta del riconoscimento di quanto Dio ha concesso all’umanità, anche quando qualcuno dei suoi abitanti ha tradito, peccando, il disegno divino.
L’incontro
Il brano del Vangelo narra l’incontro di Gesù con Giovanni durante il Battesimo sul Giordano. E’ la ricostruzione del momento nel quale i due personaggi, Gesù e Giovanni, si distinguono. Il primo è il Salvatore, Figlio di Dio; Giovanni è un profeta che riconosce al Nazareno la sua missione.
Questo incontro è stato banalizzato. Penso sia invece il momento nel quale Gesù affronta la sua missione. I teologi commentano che così è terminato il nascondimento durato trent’anni. Rimane mistero che cosa abbia spinto Gesù a prendere coscienza della sua missione e a proporre il superamento (completamento) del periodo nascosto.
Non conosciamo nulla di questo inizio: che cosa ha spinto Gesù a iniziare la missione. In genere si spiega che è stato lo Spirito a spingerlo verso la verità.
La sua coscienza come si formata e come è giunta alla conclusione della verità che di lì a poco sarà annunciata?
Il Maestro era un pio ebreo: frequentava la sinagoga e conosceva le sacre scritture. La sua divinità è mostrata da ciò che dirà e dalle opere miracolose che compirà.
Un lungo processo: ne sono testimoni le tentazioni che i Vangeli narrano. La missione non è potere, non è apparenza, ma un disegno di Dio che si è compiuto in lui.
Da lì nascerà il dramma di essere uomo come tutti, ma con la dimensione divina che lo farà interloquire con sicurezza e con convinzione.
I suoi discepoli intravvedono appena questa duplicità di persona: lo pensano come futuro condottiero, come re, come colui che rassicura Israele per la benedizione divina.
Il Signore sperimenta ampiamente le due condizioni. Si sottopone al giudizio di chi lo circonda, accetta le sfide, si arrabbia, è paziente e generoso, cura i suoi discepoli, persone semplici e impulsive.
Prega Dio e lo chiama Padre. Nel momento della tragedia si sente abbandonato. Porta a compimento la sua missione per obbedienza a Dio.
Per questa condizione è accolto dall’umanità: si esprime con parole semplici; conosce i sentimenti umani, sia benevoli che malevoli, guarisce anche chi non è riconoscente.
Per tutto questo è divino: si sottrae a ogni forma di equivoco e di superbia.
E’ più di un esempio. E’ la rivelazione del Dio unico nel quale crediamo. Lo Spirito aiuta all’adesione di fede che rimane sempre e comunque adesione libera e consapevole, nonostante la grandezza del mistero.
15 Dicembre 2024 – Anno C
III Domenica di Avvento
1ª Lett. Sof 3,14-17 – Salmo Is 12, 2-6 - 2ª Lett. Fil 4, 4-7 – Lc 3, 10-18)