10 luglio 2020 ore: 09:43
Società

L’ascolto della parola e la tolleranza

In questa liturgia si intrecciano due grandi temi, cari alla Scrittura: l’ascolto della parola e la tolleranza

Il primo tema è sulla parola: Dio comunica per mezzo della parola. Sono aboliti le invocazioni misteriche, le estasi, gli avvenimenti che evocano eventi eccezionali (lampi, terremoti, visioni). Il modo di comunicare di Dio è “umano”, così che tutti possano ascoltare e comprendere il suo messaggio. Non a tutti è concesso di ascoltare e di comprendere.

E’ riportato il passaggio di Isaia:

“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!”

Una parola che si personalizza per mezzo di persone, di re, di profeti. Solo raramente si appella a qualcuno (angeli) che appare pur sempre in forme umane, parlando con linguaggio comprensibile.

La rivelazione finale sarà Gesù Cristo che è chiamato da San Giovanni il “verbo”: la parola per eccellenza per esprimere il suo modo di essere e di comunicare.
In aggiunta lo stesso Gesù, oltre a esprimere concetti difficili e messaggi divini, utilizza il linguaggio più comune, perché anche il popolo possa comprendere.
La parabola è una delle forme elementari, comprensibili a tutti. La parabola parte sempre da episodi, circostanze, incontri quotidiani, tratti dalla vita concreta. Non sono costruzioni astratte, quali le fiabe o emozioni incontrollabili, ma da vicende di vita quotidiana, alla portata di chi ascolta.Alcune di queste parabole sono semplificate, altre più elaborate, altre ancora spiegate, come la parabola della zizzania che questa domenica ci offre.

La tolleranza

Già nelle prime comunità erano presenti tendenze rigide che invocavano la “purezza” degli appartenenti ad un gruppo religioso. Nel giudaismo i più celebri per rigidezza erano i farisei, senza dimenticare piccole frange di purificati, quali gli appartenenti alla comunità di Qunrman.

Una tendenza che si ripeterà lungo i secoli nella Chiesa. Ci fu tra i cristiani chi mise in dubbio se si potessero confessare i peccati dopo il Battesimo. Qualcuno si ridusse al Battesimo in fin di vita, proprio per non sottoporsi a una confessione in vita.

La parabola, soprattutto nella spiegazione che segue al racconto, prevede gradualità di appartenenza e di fedeltà alla fede: chi non comprende (semina lungo la strada); chi non è costante (terreno sassoso); chi si lascia sedurre da altre preoccupazioni terrene (semina tra i rovi). Infine la semina sul terreno buono che porta frutto.

Anche la spiegazione della parabola segue una logica: i riferimenti alla strada, al terreno sassoso e ai rovi fanno intravvedere un rapporto diretto con l’adesione al Vangelo.

Il giudizio

La tolleranza è caratteristica del Dio cristiano. Egli interviene sul creato perché è nato grazie alla sua generosità.

Tenere le parole del salmo 64:

“Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini.

Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.
Coroni l’anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.

Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza.
I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia!”

E’ il classico stile di lode al quale partecipano tutti gli elementi del mondo. In questo caso l’ispirazione del ringraziamento è agricolo. Al di là dell’ingenuità, colpiscono i dettagli: colline, prati, valli, zolle con il riferimento costante alla pioggia e alla fertilità.

La tolleranza non inganni: dopo la pazienza ci sarà il giudizio. E’ un esame necessario, anche se a nessuno è permesso di emetterlo, perché spetta solo a Dio.
San Paolo scriverà: “Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.”

Infatti a questa parabola seguirà la parabola della zizzania che affronterà in dettaglio il giudizio.


12 Luglio 2020 – Anno B
XV Domenica del tempo ordinario
(1ª lett.: Is 55, 10-11 - 2ª lett.: Rm 8, 18-23; Vangelo: Mt 13,1-23 )