20 maggio 2022 ore: 10:28
Società

Il senso della vita e la sua destinazione oltre il tempo e lo spazio

di Vinicio Albanesi

Il primo Concilio della Chiesa

Gli Atti degli Apostoli raccontano un episodio molto importante. Nel  capitolo 15 degli Atti si individua infatti il primo Concilio della Chiesa cattolica. Sarà ricordato come il Concilio di Gerusalemme.
La discussione è se i convertiti al cristianesimo debbano osservare le leggi giudaiche. Da una parte Pietro e Giacomo, dall’altra Paolo e Barnaba hanno convinzioni diverse.
Dopo accesa discussione, si trova una sintesi: il nuovo riferimento della religione non è la Legge mosaica, ma la presenza del Dio salvatore in Gesù Cristo. La conclusione del Concilio è che il cristianesimo va predicato anche ai pagani, senza che siano osservate le leggi mosaiche.

Rimangono alcune restrizioni:

  • Non mangiare la carne di animali sacrificati agli idoli perché mangiare la carne di un animale sacrificato a un idolo vuol dire accettare di entrare in comunione con quell’idolo.
  • Evitare i disordini sessuali (astenersi dalla impudicizia). Sono soprattutto i disordini legati alle celebrazioni e feste pagane: alle orge … ai saturnali romani… ai baccanali greci…
  • Non bere il sangue né mangiare la carne di animali soffocati. L’anima è il principio vitale dell’uomo e non certo il sangue, ritenuto dagli ebrei l’elemento vitale delle creature.

Il sangue è solo uno degli elementi del corpo. Cadendo il presupposto filosofico, la proibizione alimentare è solo una sicurezza.

Questa sintesi offre una svolta alla predicazione del Vangelo. Il cristianesimo può essere fatto conoscere da tutti. San Paolo, nella lettera ai Galati: "Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù." (Gal 3,28)
Questa impostazione porterà all’integrazione del cristianesimo nelle culture del mondo. Avrà riflessi nella liturgia, nei sacramenti, nelle preghiere.
Alcune formule, alcune preghiere e processioni sono riassorbite in dimensione cristiana, anche se passeranno secoli, prima che si raggiunga l’integrazione completa. La dottrina sul matrimonio cristiano sarà definita dopo secoli di discussione: se il matrimonio è tale, dopo il consenso o dopo la consumazione. In tale dottrina si incroceranno la cultura romana e quella barbarica. Per la dottrina romana il matrimonio è tale con la dichiarazione del consenso. Per la dottrina barbarica, il matrimonio sarà tale, dopo la nascita di un figlio.

La città santa

L’Apocalisse entra nella descrizione della città santa, con parole talmente spirituali da far sorgere ammirazione.

"La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui."

Nella descrizione della città santa, immaginata come sintesi dell’umanità, l’insistenza è sulla luce, sull’amore, sulla presenza di Dio, con al centro la figura di Cristo, ancora individuato con l’Agnello.
La prospettiva è dunque la fine dei misteri, così che l’intelligenza umana non si senta più limitata, ma aperta alla verità, accompagnata dal mistero dell’amore che è diventato, anch’esso infinito, almeno per chi ha ritenuto Cristo voce e presenza di Dio.

La consegna

Nel brano del Vangelo di Giovanni c’è una consegna: siamo alla vigilia dell'Ascensione e poi della Pentecoste. L’insistenza è sulla presenza/assenza di Cristo Signore. La presenza fisica scomparirà, ma c’è una consegna. 

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».

Ciò che rimarrà del Signore è il ricordo di quanti l’hanno conosciuto. Essi trasmetteranno il suo insegnamento. E’ la storia del cristianesimo che si allunga nel tempo, da generazione a generazione. Tale trasmissione avviene per fede. Una fede che è sincera, forte, convinta.
Per chi non l’ha conosciuto le sue parole, così come sono state pronunciate nella cultura del tempo arriveranno a noi. Una difficoltà duplice: credere nelle parole; credere a parole che hanno il sapore della lingua, della terra dove sono state pronunciate. Accoglierle oggi può produrre difficoltà perché si sentono tutti i dettagli di lingua, espressioni, pensiero di duemila anni fa.
Eppure il fedele cristiano crede a quelle parole per il loro contenuto, non fermandosi ai dettagli del linguaggio. Per questo motivo nella consegna il brano aggiunge che sono parole di Dio. Non solo ma che Dio stesso accompagnerà la loro interpretazione e, alla fin fine, la fede nel Signore Gesù.
Si sovrappongo così due verità: i contenuti nudi e crudi della parole del Nazareno, ma anche la presenza dello Spirito perché la loro comprensione sia autentica.
Indubbiamente tutto può sembrare irrazionale: credere a qualcuno che non si è conosciuto, i cui ricordi non sono stati suggeriti da lui, ma scritti da discepoli, dopo alcuni anni della sua scomparsa.
Le parole del Vangelo hanno verità: sono coerenti, utili a guidare la propria vita, autenticamente religiose. Il Regno di Dio infatti esula dalle forme culturali, sociali e religiose dei tempi, ma innalzano lo spirito in una visione che porta direttamente a Dio. Quel termine finale che riesce a raccontare il senso della vita e soprattutto la sua destinazione oltre il tempo e lo spazio.


22 Maggio 2022
VI Domenica di Pasqua – Anno C
(1ª lett. :GAt 15,1-2.22-29 -  2ª lett.: – Vangelo: L Gv 14,23-29)