3 luglio 2020 ore: 17:08
Società

La dimensione della tenerezza di Dio

La liturgia di oggi offre la dimensione della tenerezza di Dio. Le tre letture esprimono la delicatezza e l’umanità sia di chi adora Dio, sia delle parole del Vangelo dette da Gesù l’umanità

Il testo del profeta Zaccaria, più che descrivere la realtà, esprime un sogno. Era inimmaginabile, nella cultura mediorientale, pensare a un re che fosse annunciatore di pace alle nazioni.
Le guerre di conquista erano frequenti, in ambienti legati spesso a gruppi tribali che si scontravano, anche con atrocità, gli uni contro gli altri per la conquista di terre fertili e soprattutto ricche d’acqua. I salmi spesso riferiscono i sogni degli Israeliti; un salmo celebre recita:

La tenerezza si estende a tutte le creature

“Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.”

La particolarità non è solo per il sogno di una terra fertile e ricca, ma anche sulle qualità di un re umile, che offre giustizia e pace e che, con la sua saggezza, garantirà la pace universale. Poche età storiche vedranno realizzato questo sogno, con la dura esperienza invece di guerre, odi, latrocini e ingiustizie che ancora oggi rattristano la terra.
Il salmo odierno descrive tutti i dettagli di amorevolezza di re saggio a Dio stesso. Infatti loda Dio:

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. 

Spirito di Dio abita in voi

Con il brano di San Paolo c’è un salto di qualità. Non è soltanto la dimensione umana che interessa, ma anche quella spirituale che risponde ai destini dell’umanità.
“Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.”
E’ la prospettiva che viene offerta a chi, ricevendo lo spirito del Signore, si affida a lui, seguendo i suoi insegnamenti.
Un destino che porta a godere della visione beatifica di Dio. Una dimensione a noi sconosciuta che può essere vissuta seguendo la via tracciata da Cristo.

Troverete ristoro per la vostra vita

Da qui l’invito delle parole di Matteo:

“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.
L’invito è rivolti a chi stanco e oppresso. Il peso della vita non risparmia nessuno: a volte è temporaneo e frutto di episodi; a volte addirittura dura un’intera vita, senza spiegazioni e senza tregua.
Cristo invita a rivolgersi a lui perché lui stesso è stato sottoposto a stanchezza e ad oppressioni. Se la prova non è risparmiata, la forza di superarla è nell’affidamento a Dio che vede e provvede.
La mitezza e l’umiltà è il richiamo alla pochezza umana. La vita di ognuno è unica e preziosissima, ma non è esente da fragilità e debolezze. La risposta è nella coscienza della pochezza umana alla quale si può rispondere con umiltà.
La visione della risposta non è odio, rancore, vendetta, ma mitezza e dolcezza. E’ un salto divino. La spinta umana non suggerisce l’essere miti e umili, ma piuttosto aggressivi e violenti: sia nella difesa dei propri diritti, sia nella legge della sopravvivenza. L’indicazione di Gesù – in un contesto di difficoltà – non è umana, ma divina.
Spesso si chiede se Cristo è veramente figlio di Dio: queste parole di oggi fanno risplendere la grandezza di Dio. Solo appellando a Dio è possibile seguire Cristo nella sua indicazione.

5 Luglio 2020 – Anno B
XIV Domenica del tempo ordinario
(1ª lett.: Zc 9, 9-10  - 2ª lett.: Rm 8, 9. 11-13; Vangelo: Mt 11, 25-30)