1 agosto 2019 ore: 16:41
Società

La dimensione umana e quella spirituale

La liturgia di oggi affronta uno dei problemi più drammatici dell’esistenza umana. Da una parte la sopravvivenza sulla terra che ha bisogno di risorse perché sia una vita dignitosa, dall’altra la fine della vita che pone termine ad ogni speranza umana: da qui la tensione tra la dimensione umana e quella spirituale

Il libro di Qoelet, un libro sapienziale, è tranciante, addirittura venato da forme se non depressive, almeno crepuscolari.

Eppure raccontano la realtà che è drammatica e anche triste, se non è illuminata da una visione superiore che pone speranza su qualcosa di più solido e più positivo.

Il brano della lettera ai Colossesi, nella sua brevità è istruttivo perché traccia l’uguaglianza di tutti gli esseri umani.

Infine il Vangelo narra una parabola che appare addirittura moderna. Raccontando la storia di un singolo è paragonabile al mercantilismo che promette felicità, speldore, gloria, nonostante i limiti della vita.

 

Tutto è vanità

 

Il brano celebre del Qoelet non rende giustizia di una visione equilibrata e sana. La vita ci è donata da Dio ed è un bene prezioso. Se vissuta in modo dissoluto può essere dannosa, ma se affrontata in modo dignitoso è fonte di soddisfazione e di lode a Dio.

«Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!»

Certamente la vita è fatica e prevede solitudini e sofferenze: è la risposta umana che lotta per una vita dignitosa e felice. Così fanno i genitori per i figli nati; così gli adolescenti e giovani che affrontano la vita, così gli adulti che reggono le esistenze nelle fatiche del quotidiano. Ci sono beni che sono donati: si pensi alla terra, alle stagione, al cibo. I beni però vanno cercati, elaborati, manipolati. Nulla è dato: la creatura non crea, ma cerca, elabora, costruisce, usufruisce.

Agli sforzi che spettano a ogni creatura si aggiungono la scienza, le conoscenze, l’arte, le forme più creative e soddisfacenti.

 

«Mille anni, ai tuoi occhi,

sono come il giorno di ieri che è passato,

come un turno di veglia nella notte.

 

Insegnaci a contare i nostri giorni

e acquisteremo un cuore saggio.

Ritorna, Signore: fino a quando?

Abbi pietà dei tuoi servi!»

 

Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra

 

Nelle lettere di San Paolo, sono frequenti le esortazioni. Dal suo insegnamento emerge chiaramente la direzione della vita spirituale.

«Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.

Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.»

 

La conclusione, anche se in corrispondenza dei vizi da escludere, è lapidaria:

«Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti».
Un passaggio che pone in evidenza la pari dignità – ma anche di errori – di ogni creatura umana. Non esistono situazioni di privilegio o di status che risparmiano meschinità. Ciò vale nel male, ma anche nel bene. Ogni creatura, nella sua responsabilità, risponde alla sua coscienza per la propria condotta di fronte a Dio. Non esistono errori in base all’appartenenza a una qualche casta o popolo: ma tutti sono uguali di fronte al Signore.

 

E quello che hai preparato, di chi sarà?

 

Nel brano di Luca sono narrati due scenari: il primo giuridico-pratico, il secondo di orientamento morale.

Alla questione di un’eredità il Signore si sottrae: non spetta a lui far da mediatore o, peggio ancora, da giudice. Ci sono le leggi e i tribunali civili che risolvono le questioni.
L’introduzione dalla parabola suggerisce un insegnamento generale e di orientamento. La parabola del ricco è molto concreta; sottolinea l’individualismo dell’interprete della parabola: il mio raccolto, i miei magazzini, i miei beni, per concludere: «Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!» 
E’ uno slogan che sembra lo spot delle nostre pubblicità. Purtroppo un desiderio che va diffondendosi in una società mercantile e materialistica.

La conclusione rimane comunque drammatica: «Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».  

Senza le drammatizzazioni, la condizione umana deve essere armoniosa. L’esistenza rimane gioiosa e gratificante se è vissuta in saggezza.

 

 

4 Agosto 2019  – Anno C

DOMENICA XVIII DEL TEMPO ORDINARIO

(1a Lettura: Qo 1,2; 2,21-23  – 2a Lettura: Col 3,1-5. 9-11  - Vangelo Lc 12,13-21)