12 giugno 2020 ore: 12:26
Società

La festa del Corpus Domini tra presenza e partecipazione

La festa del Corpus Domini è stata introdotta relativamente tardi nella liturgia della Chiesa. Sono molti i significati da attribuire a questa festa. Possono essere riassunti in due grandi scenari: presenza e partecipazione

Il racconto più antico dell’istituzione dell’eucarestia è quello di san Paolo nella lettera ai Corinti: “Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.” (1 Cor 11, 23-26)

Da allora la tradizione, seguendo l’invito “fate questo in memoria di me” racconta che da subito i cristiani hanno identificato la partecipazione, oltre che nel battesimo, nella celebrazione della “cena”.
Dai secoli della storia, la liturgia è stata nel tempo arricchita, fino a diventare la celebrazione a cui oggi assistiamo.

La presenza

La dottrina della Chiesa dice che l’Eucarestia è un sacramento: un segno efficace della presenza di Cristo. Nell’eucarestia coesistono tutte le caratteristiche del sacramento, segno della grazia di Cristo: la lode, l’ascolto delle scritture, l’insegnamento, la proclamazione della fede, l’offerta, l’invocazione alla presenza, la condivisone con la comunione.
I cristiani non solo ricordano, ma invocano la presenza del Signore, perché tale presenza possa consolare e guidare la vita quotidiana.
Non è quindi solo un ricordo, ma la preghiera intensa perché, come promesso da Gesù, egli sarà con il suo popolo.
E il Signore sarà presente con tutta la sua storia: dalla nascita, alla morte; ma soprattutto con le sue parole e la sua azione.
La Messa diventa un riferimento indispensabile per la vita del popolo cristiano. Non è una ripetizione, ma la costante richiesta della sua presenza.
Il ricordo non cambia: è sempre lo stesso nella varietà abbondantissima delle scritture, ma soprattutto per il cambiamento delle condizioni di chi ascolta e partecipa.
I riferimenti ai misteri di Gesù si fanno molteplici, a seconda delle condizioni dei partecipanti al sacro rito dell’Eucarestia. Ci sono momenti di festa, di riflessione, di dolore, di speranza, di incertezza.
Se l’Eucarestia rimane sempre la stessa, cambiano le condizioni di chi invoca presenza, Per questi motivi la celebrazione eucaristica è stata permessa quotidianamente: diventa fonte di ispirazione e di vita. La consolazione di Dio presente aiuta ad una fede intensa e utile alla vita di chi crede nel mistero di Gesù presente.

La partecipazione

I riferimenti alla vita del Signore non costituiscono indicazioni generiche, ma portano lentamente all’identificazione con il modo di pensare e di vivere la religiosità.
Il mistero della presenza diventa dunque non solo ricordo, ma vita, nel senso di orientare sempre più intensamente al mistero dell’anima e del senso della vita.
Si spiegano così i molti momenti che investono l’eucarestia. La celebrazione del popolo del Signore, le solennità, l’adorazione. Tutti modi per ricordare e vivere i passaggi della vita di Gesù che diventano riferimenti costanti per la vita personale.
Il Signore che partecipa significa che partecipa alla vita dell’anima che lo invoca e lo ascolta. Momenti collettivi, ma anche momenti solitari e personali.
L’adorazione è il richiamo alla propria condizione in relazione con l’azione di Dio. Per alcuni privilegiati si arriva addirittura alle visione e alla condizione di partecipazione mistica.
Purtroppo, nonostante le buone volontà, non sempre si riesce a mantenere la tensione necessaria per partecipare ai misteri di Dio. L’abitudine, la distrazione, il dovere di partecipazione, la stanchezza possono inquinare il senso profondo del mistero eucaristico. Non occorre scandalizzarsi. Le condizioni quotidiane di chi partecipa all’eucarestia non appartengono solo allo spirito. Sono frammiste alle condizioni umane che prevedono umori, stanchezze, fantasie, gioia e dolore.
Importante che la tensione di richiesta, di ascolto e di partecipazione attraversino la vita, pur nel ritmo delle diverse condizioni fisiche del momento.
Il destinatario dell’attenzione è Dio stesso, come padre creatore misericordioso, come Figlio vissuto in terra per portare salvezza, come Spirito di Dio che è consolatore dell’anima. Il mistero eucaristico è il modo completo di contemplare Dio nell’azione del mondo e come destinatario di ogni desiderio e di ogni compimento.
Non a caso il riferimento centrale dell’eucarestia è il pane: nutrimento indispensabile del corpo. Un riferimento della cura di Dio ad alimentare le sue creature; alimento che riguarda ogni aspetto della vita umana. Sia individuale che collettiva. La premura appunto di un Padre che assiste i propri figli perché non manchi loro il necessario per vivere e vivere felici.


14 Giugno 2020 – Anno A
Festa Corpus Domini
(1ª lett.: Dt 8,2-3.14b-16a; 2ª lett.: 1Cor 10, 16-17; Vangelo; Gv 6, 51-58)