La giustizia sulla terra
Iniziando l’anno, la liturgia offre la prospettiva del futuro promesso come momento di pace e di tranquillità. Il profeta offre una visione terrena, rassicurando dopo le peripezie e dopo le guerre e i disagi un periodo di benessere.
La giustizia sulla terra
«In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra.
In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia».
E’ la dimensione che ogni popolo desidera: pace, giustizia e promesse di prosperità del futuro. Un linguaggio comprensibile anche oggi. Soprattutto a fronte di guerre, odi, sfilacciamento degli equilibri familiari e sociali.
Proprio quando il progresso ha raggiunto livelli alti e soddisfacenti, il desiderio è l’equilibrio nel quale tutti dovrebbero aver raggiunto le condizioni di stabilità, con il necessario per vivere una vita dignitosa. Non si tratterà di uguaglianza, ma del necessario per essere popolo di prosperità: istruzione, salute, lavoro, risorse per vivere dignitosamente. E’ quanto ogni persona desidera per sé e per i propri cari.
La realtà racconta un’altra storia: tensioni nazionali e internazionali che non viaggiano verso obiettivi comuni, ma tensioni, contraddizioni e grandi disuguaglianze.
Il grave è che non si riesce a indicare, figurarsi a trovare, un futuro che indichi obiettivi, strumenti, equilibri.
Qualcuno parla di momento di transizione: nella cultura, nei consumi, negli strumenti. Rimane la domanda di fondo: per andare dove?
Nessuno lo sa: lo sviluppo che sembrava senza limite non è così innocente e facile. Avendo raggiunto un benessere alto, sta dimostrando un prezzo veramente caro. Lotte per impossessarsi di territori, lotte per trovare sicurezza, cambiamenti climatici, scarsezza di risorse e commerciale. Un insieme che blocca di fatto il sogno di un paradiso umano aperto a tutta la terra. Ancora esistono fame, malattie, odi e guerre, in squilibri che indicano solo per alcuni popoli le sufficienti sicurezze di stabilità.
Il Figlio dell’uomo
Il Vangelo offre un’altra prospettiva: guarda lontano, sopra le vicende storiche della terra. Indica un «figlio d’uomo», il solo capace di portare salvezza ed equilibrio:
«Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
E’ la liberazione che va oltre la dimensione storica e fisica della vita. Una condizione che supera la fragilità della vita umana e offre la dimensione spirituale assoluta. E’ la beatitudine che risiede in Dio.
E’ frutto di fede e non di scienza. Credere nel mondo di Dio non è sperimentabile, come le scienze vorrebbero. E’ fiducia e speranza che presuppongono l’esistenza di qualcuno, origine della vita, che non lascia morire la vita sperimentata nel tempo, travalicando gli spazi per ritornare donde è venuta.
E’ il Salmo che con parole semplici invoca Dio e la sicurezza che offre:
«Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza».
C’è una relazione tra il mondo effimero e la dimensione spirituale. La ricorda San Paolo nella sua lettera.
«Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi».
Forse il Figlio dell’uomo citato da Geremia vuole indicare la connessione stretta tra la vita reale e il futuro che ci attende. Non si tratta di due mondi divisi: carne e spirito, corpo e anima. Ma di un’unica esistenza che si sviluppa a partire dalla vita concreta. Per ognuno, creatura umana, la vita continua in un disegno mirabile nel quale la libertà è stata garantita con la richiesta della risposta da parte della stessa creatura.
Sicuramente un grande mistero che solo la fede può credere, ma anche una prospettiva che offre sicurezza che oltrepassa i confini della terra.
Tutto l’universo sarà coinvolto nello scenario finale: almeno per quel che conosciamo. La scienza continua la sua ricerca delle galassie, ma i nostri strumenti di conoscenza non sono infiniti. Siamo soddisfatti di conoscere la nostra storia.
1 Dicembre 2024 – Anno C
I domenica di avvento
(1ª Lett. Ger 33,14-16 – Salmo 24 (25) - 2ª Lett. 1Ts 3,12-4,2 – Vangelo: Lc 21,25-28.34-36)