5 gennaio 2025 ore: 14:00
Società

La mangiatoia, il simbolo di una nuova religiosità

La Liturgia dell’Epifania è la manifestazione pubblica della venuta del Salvatore. Il testo di Isaia è pieno di splendore, con riferimento alla luce, senza altra precisazione...

La Liturgia dell’Epifania è la manifestazione pubblica della venuta del Salvatore. Il testo di Isaia è pieno di splendore, con riferimento alla luce, senza altra precisazione.

La luce

«Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere».

Si intrecciano i temi che annunciano il Messia. Il profeta parla di luce, il Vangelo di Giovanni di parola. Ma l’attesa è speranza. Grandiosa, piena di splendore e di grandezza. Un modo di esprimersi per inculcare il futuro radioso.
La visione è universale, infatti si parla di popoli, addirittura di re che si recheranno ad ossequiare chi guiderà il nuovo popolo.

«Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore».

E’ l’aspirazione di un popolo che chiede pace, accompagnata da sicurezza, riverenza e rispetto.
Il Vangelo arricchisce la profezia di venerazione, indicando concretamente chi sono i protagonisti. Il re Erode e personaggi orientali chiamati Magi, che offrono, secondo la profezia di Isaia, oro, incenso e mirra. Un tema che ha un diverso svolgimento nelle vicende di Gesù.

La mangiatoia

Già la venuta del Salvatore è ben diversa dallo splendore auspicato. La venerazione è per un bambino, nato a Betlemme, in una stalla, deposto su una mangiatoia, con dei genitori che non appartengono alla nobiltà.
La differenza è abissale. La nuova venuta sarà contrassegnata da umiltà, accompagnata da una profonda fede. Il regno di Dio sulla terra non può essere confuso con il dominio politico dei popoli.
Le vicende del Messia hanno lo scenario del regno di Dio. Interrogato da Pilato, prima della condanna a morte, Gesù dice: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
La religiosità assume tutt’altro significato: la visione di Dio prescinde da poteri e ricchezze. Si fonda sulla visione di Dio. Lo stesso profeta Isaia fa dire a Dio: «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie - dice il Signore -. Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri».
Non è il rifiuto dell’umanità, ma la visione trascendentale di Dio che pone le vicende umane nella dimensione completa oltre la morte.
E’ confermato dal brano della Lettera agli Efesini: «Esso [il mistero] non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo».
I concetti di peccato e di virtù sono assenti nella visione umana.
La religiosità cristiana li ha posti come spartiacque dei comportamenti. Tutta la vicenda della Chiesa gioca intorno a quei valori evangelici che sono il fondamento della vita. Possono essere accolti, trascurati o combattuti. La fede si misura sull’adesione concreta alle indicazioni evangeliche.
La religiosità non è una pia consolazione, ma una scelta consapevole perché ritenuta giusta che offre felicità.

6 Gennaio 2025 – Anno C
Epifania del Signore
1ªLett. Is 60,1-6 – Salmo 71 (72) – 2ª Lett.  Ef 3,2-3a.5-6 – Vangelo Mt 2,1-12