19 marzo 2021 ore: 10:46
Società

La ricerca di infinito, presente in ogni latitudine e in ogni cuore umano

Avvicinandosi la Pasqua, la Liturgia prepara i fedeli all’evento traumatico e centrale della vita di Gesù. Da lì a poco il Signore subirà il processo, la condanna e poi la morte
La prima lettura offre l’orizzonte positivo del profeta Geremia che guarda a un futuro rassicurante e di pace.

Un cuore nuovo

Il tema della lettura è il patto d’alleanza tra Dio e il suo popolo. Non si tratta più di dettagli e di precetti, ma di una prospettiva interiore che va ben oltre le pratiche sa seguire: «porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò nel loro cuore».
E’ la proposta non più esterna riguardante il culto, ma la spinta a cercare Dio nel proprio cuore.
Una profezia che non vale solo per il popolo ebraico, ma per quanti sono in ricerca di Dio. Tale promessa è valida in ogni tempo. Nel cuore umano la ricerca di infinito è presente in ogni latitudine e in ogni cuore.
Pur vivendo nella precarietà dell’età e dei luoghi, nella mente e nel cuore rimane il desiderio di qualcosa e di qualcuno che dia pace alla irrequietezza delle vicende umane. Il desiderio di conoscere le cose, di avere sicurezza per il futuro, di non perire nella terra per diventare polvere, spinge ogni creatura a cercare l’eternità.

Il profeta rassicura su questa prospettiva e aggiunge una nota molto importante: «io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato». Questa precisazione tranquillizza sul fatto che Dio accetterà ogni sua creatura a prescindere dalla condotta tenuta in vita.

La sicurezza non è da poco: il giudizio è accompagnato dalla misericordia, la cui base è l’affetto di padre che il Signore Gesù rivelerà in tutta la sua dimensione. Ogni condizione sarà accolta e misurata con giustizia; ciò significa che non varranno i giudizi esterni e le condotte rivelate nelle pubbliche relazioni, ma sarà guardato il cuore per determinare intelligenze, volontà, emozioni. Solo Dio infatti è a conoscenza di quanto ciascuno esprime e di come chiunque agisce. Una consolazione che non farà differenza per razza, per età: saranno considerate tutte le componenti, molteplici e misteriose, che si intrecciano nei pensieri e nei comportamenti umani. Una religiosità veramente rispettosa, umana ed amorevole.

Se il chicco di grano

L’annuncio della passione, narrato da Giovanni, contiene verità fondamentali. La prima radice che spiega la morte è la dedizione per la salvezza: «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». E’ l’atto di donazione. Il termine ultimo è la l’offerta che presuppone l’obiettivo che vuole sconfiggere il male.
E’ il motivo centrale dell’incarnazione: Dio ha voluto partecipare alla condizione umana, per riportare il perdono e il bene.
Ci si chiede spesso del perché della morte di Cristo, l’evangelista Giovanni ricorda la constatazione chiara e lineare «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.»

L’esperienza del Signore è alla portata di ogni esperienza umana. La donazione, oltre ad avere la caratteristica della gratuità, chiede, per essere tale, un sacrificio; a volte della vita. Il bene, pur essendo un dono e una grazia, richiede sempre una riposta che invoca sacrificio e fatica.
Vale per ogni azione umana: per vivere, per crescere, per conoscere; per raggiungere risultati si richiedono attenzione e sacrificio.
Il bene presuppone un percorso faticoso e generoso, senza il quale l’obiettivo non è raggiungibile. Forse l’esempio più limpido è quello della conoscenza. Per conoscere le cose occorre la fatica e il coinvolgimento di altre conoscenze, senza le quali la stessa scienza non progredisce. E’ la storia umana composta da un insieme di collaborazioni che producono conoscenza e scienza.
Uguale misura di donazione vale per il benessere fisico e spirituale di ogni persona. I risultati raggiunti sono frutto di infiniti atti gratuiti e donativi di molti.
La presenza di Gesù sulla terra, la sua vita e le sue parole sono il dono di Dio per l’intera comunità. Questa presenza ha portato salvezza con quanto ci è stato donato. Oltre ad aver fatto conoscere il vero volto di Dio, ha irrorato lo Spirito perché potessimo seguire il percorso divino e far parte del regno celeste.
Tutto questo è stato compiuto con fatica, offrendo la vita del Figlio perché il male fosse sconfitto.

E’ bello invocare Dio con le parole del Salmo:

«Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno».


21 Marzo 2021 – Anno B
V Domenica di Quaresima
1ª Lett.: Ger 31,31-34 -