16 gennaio 2020 ore: 17:37
Società

La strada che impedisce il male

Con questa domenica inizia, per la Liturgia, il tempo ordinario. E’ lo scorrere delle Domeniche, l’una dopo l’altra, fino alla trentaquattresima, dedicata a Cristo re, che ricorre il 22 Novembre, con l’inizio dell’Avvento, il 29 Novembre, per il nuovo anno liturgico

La sequela sarà interrotta dalla Pasqua, che quest’anno è datata 12 Aprile e a seguire, l’Ascensione il 24 maggio, la Pentecoste il 31 maggio, il Corpus Domini il 14 Giugno, oltre le feste della Madonna del 15 Agosto e dell’8 Dicembre.
Nel tempo ordinario le letture della Domenica seguiranno il Vangelo di Matteo per narrare le parole e le opere del Signore Gesù. Ogni tre anni la Liturgia cambierà con le letture di Marco il prossimo anno e infine il Vangelo di Luca, per poi ricominciare.

La presenza del male

L’inizio dell’anno è tratto dal Vangelo di Giovanni. Appare qui l’appellativo attribuito a Gesù di “Agnello di Dio”. L’agnello è il segno sacrificale per eccellenza. Giovanni Battista da precursore, senza intestarsi alcuna opera di salvezza, riconosce il Signore come Messia.
L’appellativo attribuito a Gesù come agnello, pone l’attenzione sulla presenza del male nel mondo. La tendenza culturale e sociale del mondo moderno si interroga sul perché del male, soprattutto quello inutile e innocente.
Uguale attenzione non è posta sull’origine del male. In altre parole nessuno si chiede da dove sorge il male. Appellare a Dio, nel momento del bisogno, ha poco senso se non è accompagnato dall’attenzione a non farlo sorgere.
In fondo si sceglie la strada più semplice: quando tutto scorre liscio non si è attenti a quanto Dio, per tramite di Cristo, ci ha lasciato detto. Si vive come se Dio non esistesse, salvo recuperarlo quando è necessario, perché allontani il male.

Il limite della creazione

La creazione è stata pensata limitata: nel trascorrere del tempo può essere vissuta con dignità e libertà. Ciò presuppone che non sarà senza la morte, piena di difficoltà e di prove. Accettare questa condizione esige una grande spiritualità: solo in Dio esiste la perfezione e la gioia perenne.
Nel mondo ogni creatura è chiamata a vivere la sua storia, attenta a che la libertà concessa sia diretta alle linee suggerite da Cristo.
Il male dunque è il segno che ricorda il limite. Sarà più leggero e più vivibile se accompagnato da una buona vita. Non può essere eliminato perché è dettato dai limiti del tempo e dello spazio.
Nello spazio angusto concesso a ciascuna creatura spetta il compito di gestire la vita così che sia la più consona per essere felice.
La presenza di Cristo è la speranza che ci viene posta perché possiamo essere liberati dal male. Attenzione: dal male morale, non dal limite. Quest’ultimo rimane, nonostante la presenza di Cristo. Lui stesso ne è stato coinvolto perché, pur avendo fatto “tutte le cose buone”, è stato crocifisso a morte.
Da una parte dunque siamo chiamati a combattere il limite che dipende dalla natura, ma anche dai comportamenti umani; dall’altra siamo chiamati a non scendere a compromessi ad accettare e a fomentare il male morale.
Per i limiti della natura Dio ha dotato l’umanità di intelligenza e di volontà. Il lungo percorso delle scoperte per il benessere sempre maggiore è connaturale all’uomo. Da qui i tentativi e gli strumenti per una vita migliore possibile. Dapprima - la storia insegna - che si è combattuto per il freddo, la fame, l’ignoranza, la non mobilità. Sono occorsi secoli per raggiungere i livelli della qualità della vita odierna.
La Chiesa non si mai opposta a questi tentativi; essi continueranno, a condizione che si rispettino le leggi di equilibrio della natura, che, cioè, non aggravino le condizioni fisiche del mondo. Infatti, connesso al mondo del benessere esiste la catena di comportamenti che agevolano il sano equilibrio.

Oltre il tempo, lo spirito

La dimensione dello spirito, pur legata alle condizioni contingenti, segue la strada che impedisce il male, di cui Cristo è stato messaggero.
Nell’umanità coesistono le due dimensioni dello spirito e dei sensi. Hanno tra loro una connessione stretta perché vivono nella persona.
La dimensione spirituale non è meno importante della ricerca di benessere, perché offre le prospettive della vita oltre il limite della vita fisica.
Il messaggio del Signore si pone a mezza strada nel prevedere un bene completo: del corpo e dello spirito.
Il messaggio spirituale è importante quanto quello fisico. La missione del Signore si distingue da ogni forma di interesse sociale, politico, economico. Il suo messaggio va oltre il limite della natura, allargando l’orizzonte spirituale dell’umanità.
La preziosità della sua presenza si giustifica per la prospettiva di una vita immortale, iniziata da Dio e a lui diretta.
Se non si accetta questa dimensione si riduce il Cristo a un buon profeta, vissuto duemila anni fa, che ha suggerito uno stile di vita che è utile, ma non indispensabile.
Accettando Cristo si accoglie la dimensione spirituale della vita umana, con la prospettiva di una beatitudine, frutto della vita vissuta, sviluppata con intelligenza e amore, come Cristo ha suggerito.   
Il paradiso, ultima meta della vita, non è che la realizzazione del bene che ci è chiesto in vita: essere umili, misericordiosi, desiderosi di giustizia e pronti alla misericordia ritorneranno nella loro pienezza. Dal giudizio saranno «messi in luce i segreti delle tenebre e saranno manifestate le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio». (1 Cor 4,5)


19 Gennaio 2020 - ANNO A
II Domenica Tempo ordinario
(1ª lett.: Is 49, 3. 5-6 - 2ª lett.: 1 Cor 1, 1-3  - Vangelo: Gv 1, 29-34)