24 aprile 2020 ore: 11:17
Società

La visione spirituale non esclude le vicende umane, le proietta verso l’eternità

Il tema di questa domenica – come sarà per altre domeniche che verranno – è la risurrezione del Signore. San Pietro, narrato dagli Atti degli Apostoli, ma anche dalla Lettera a attribuita a lui, parla in modo sicuro e convinto
Cita il salmo 16 che dice:

“Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.

E’ la fede nella risurrezione. L’attenzione alla creazione non termina con la morte, ma la vita continuerà in Dio. E’ la speranza che accompagna la fede degli Israeliti che è accolta dai discepoli del Signore.
E’ la risposta alla morte fisica che non determina la fine dell’esistenza delle creature. Per questo motivo si parla di speranza.

Il salmo citato in questa liturgia esclama a gran voce:

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.”

In parole semplici la speranza nell’eternità è espressa nella vita in Dio.

Si fa sera e il giorno è ormai al tramonto

Il brano di Luca è celebre per la sua narrazione di insegnamento. Qualche esperto ha parlato addirittura di uno stile parabolico di questo brano, rivolto alle comunità apostoliche. I passaggi sono tre: la speranza (delusa) che Cristo fosse il salvatore dalla dominazione romana, la scoperta dell’identità di Gesù, il viaggio verso Gerusalemme.
E’ il percorso che ogni fedele cristiano, diventato adulto, si appresta a fare, riflettendo sulla vita e le opere di Gesù Nazzareno.
Si riconosce al Maestro di aver operato il bene: “fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo”. Non si nasconde che sia stata ucciso ingiustamente. Avevano sperato che fosse stato il Salvatore dalla dominazione straniera. Eppure l’azione del Cristo era altra. Aveva promesso la sua risurrezione ma i due discepoli di Emmaus non sanno dove sia Gesù. I dubbi su questo evento che svela l’origine divina di Gesù.
Il racconto prosegue, con l’invitare lo sconosciuto alla cena. Nello spezzare il pane riconoscono Gesù Nazzareno. I due discepoli sono finalmente rassicurati e proseguono nel cammino “verso Gerusalemme”.
L’insegnamento del brano è evidente. Il percorso di fede che inizia con speranze umane di liberazione; il segno caratteristico delle comunità con lo spezzare il pane; il cammino che prosegue, con la fede, oramai convinta delle indicazioni del Maestro.

 Il percorso di ogni fedele

In forma riassuntiva e antesignana viene descritta la parabola di chi si avvicina, anche oggi, alla figura di Gesù. Un primo passaggio è il riconoscerlo come possibile capo politico, capace di garantire la liberazione dalla sottomissione. Una speranza di molti cristiani che vedono nei messaggi del Nazareno le indicazioni per una strada della lotta politica. E’ stata elaborata anche la teologia della liberazione, prendendo come filigrana l’impegno cristiano alla lotta alla povertà. Una prospettiva che Gesù ha smentito categoricamente. O meglio, è andato alla radice, dei fenomeni della disuguaglianza e dell’ingiustizia.
Segue lo smarrimento di fronte alle comunità cristiane, diventate Chiesa, per considerarle autentiche esecutrici del messaggio evangelico. L’espressione maggiore è proprio nella celebrazione eucaristica, con la quale esprimono la loro fede, celebrando la parola di Dio, e la lode all’Altissimo. La Chiesa è indicata a diffondere il messaggio cristiano.
Infine il cammino verso Gerusalemme: espressione del mondo, senza confini e senza tempo.
Dalla sintesi del brano di Luca emergono dunque le caratteristiche della missione dei discepoli del Signore: il riconoscimento della divinità del Cristo, la visione soprannaturale della salvezza, l’invito alla diffusione “in tutto il mondo” dei suoi insegnamenti.
In questa prospettiva qualcuno può rimanere deluso. In realtà la visione spirituale auspica quella “conversione dei cuori”, annunciata da Gesù stesso. Una visione che non esclude le vicende umane, ma che le proietta verso l’eternità, partendo dalla sincerità delle intenzioni.


26 Aprile 2020 – Anno A
III Domenica di Pasqua
(1ª lett.: At 2, 4a.22-33 - 2ª lett.: 1 Pt 1,17-21  – Vangelo: Lc 24,13-35)