4 giugno 2020 ore: 15:26
Società

La vita e il mistero della Trinità

Dopo la Pentecoste, la liturgia ricorda la festa della SS. Trinità: Dio contemplato nel mistero del Padre, nel Figlio, nello Spirito santo

La riflessione teologica, soprattutto grazie alla dottrina dei padri dell’Oriente, con il Concilio di Nicea (325) e di Costantinopoli (381) ha definito il dogma dell’unica natura di Dio, con le tre persone della SS. Trinità.

La verità dommatica

Il Catechismo della Chiesa cattolica così sintetizza:

Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. Soltanto Dio può darcene la conoscenza rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo. L'incarnazione del Figlio di Dio rivela che Dio è il Padre eterno e che il Figlio è consostanziale al Padre, cioè che in lui e con lui è lo stesso unico Dio.

La missione dello Spirito Santo, che il Padre manda nel nome del Figlio  e che il Figlio manda «dal Padre » (Gv 15,26), rivela che egli è con loro lo stesso unico Dio. «Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato». 

«Lo Spirito Santo procede, primariamente, dal Padre e, per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio, procede dal Padre e dal Figlio in comunione». (nn. 2261-264)

«La fede cattolica consiste nel venerare un Dio solo nella Trinità, e la Trinità nell'Unità, senza confusione di Persone né separazione della sostanza: altra infatti è la Persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma unica è la divinità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, uguale la gloria, coeterna la maestà». (n. 266)

Inseparabili nella loro sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nelle loro operazioni. Ma nell'unica operazione divina ogni Persona manifesta ciò che le è proprio nella Trinità, soprattutto nelle missioni divine dell'incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo. (n. 267)

Questa dottrina, per noi occidentali, che abbiamo perduto l’impostazione della metafisica greco-aristotelica (continuata nel Medioevo) che prevede le distinzioni tra natura e persona non riesce a far comprendere il mistero della Trinità.

L’azione di Dio

Recentemente alcuni teologi, soprattutto Rahner, sono partiti da un’altra impostazione. Dio opera nel mondo, come creatore (Padre), come salvatore (Gesù), come consolatore (Spirito di Dio).
Sono azioni distinte, rivelate da Gesù che, incarnandosi, ha manifestato il mistero della creazione, della salvezza, della presenza nel mondo.
Forse questo è un approccio più consono alla nostra cultura e formazione. Nella tradizione cristiana invochiamo (con il segno della croce, nel battesimo) il Padre, il Figlio e lo Spirito.
E’ possibile cercare un’altra intuizione: personale, quindi soggetta ad essere accolta o anche rifiutata.

Con la venuta di Gesù, nato, vissuto e glorificato, il Dio cristiano ha manifestato la continuità tra il suo essere e il suo agire, rispecchiando la identificazione tra azione divina e azione umana.
Cristo, con il suoi miracoli ha manifestato la potenza di Dio; con la sua morte ha reso esplicita la sua azione di salvezza; con le sue parole ha lasciato la promessa della sua presenza.
Anche l’essere umano, immagine di Dio, è capace di creazione, di salvezza, di relazione. E’ vero che l’uomo non crea dal nulla (e qui è la distinzione con Dio), ma ha una ragione e quindi scopre, inventa, in qualche modo è simile al creatore. Inoltre, con la sua azione esprime salvezza (nella famiglia, nel lavoro, nella donazione, nel perdono) continuando l’azione salvifica di Dio. Infine, (con le relazione, con gli affetti, con il rispetto) accompagna l’azione dello Spirito.
Da cui si può comprendere che Dio, di cui non conosceremo mai la sua natura, ha lasciato il segno della Trinità in noi.
Attraverso la vita di Cristo, il cristiano si rivela immagine della Trinità. C’è un abisso tra Dio e le sue creature, ma c’è continuità della sua azione, nel disegno divino dell’umanità.
La singola creatura è perfettamente consona all’azione divina.
La via, che per molti secoli, ha voluto narrare Dio forse non aveva né l’autorità, né la possibilità di raccontarlo.
E’ stato invece possibile seguire la storia di Gesù di Nazaret, riconoscendo a lui la capacità di narrare Dio.
Il cristiano può fermarsi a contemplare le verità da lui rivelate, senza la pretesa di indagare, con metodologie umane, il mistero di Dio.
Dio è unico: ha creato il mondo; ha concesso alle creature la libertà; lo ha seguito per salvarlo dagli errori; ha promesso che, anche dopo la morte di Cristo, non avrebbe abbandonato le creature.
Forse così il mistero della Trinità, che viviamo nella vita, risulta più comprensibile e meno misterioso.


7 Giugno 2020 – Anno A
Festa della Trinità        
(1ª lett.: Es 34, 4b-6. 8-9 - 2ª lett.: 2 Cor 13, 11-13– Vangelo: Gv 3, 16-18)

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