17 settembre 2020 ore: 17:07
Società

Le vicende della vita, un mistero entro il quale ognuno è immerso

Le letture di questa domenica pongono un problema serio: ad un primo approccio sembra che Dio si comporti in maniera diversa con persone che dovrebbero invece avere le stesse occasioni di benessere, mentre molte sono meno fortunate
Una spiegazione è data dalla dottrina della predestinazione: Dio, nel suo sapere, determinerebbe che cosa è giusto e cosa no; chi può salvarsi e chi no. E’ vero che in Dio tutto è presente e non esiste la temporalità del prima e del dopo, conoscendo quindi da subito quali saranno le vicende che accompagnano ognuno. Il problema non risolve il quesito perché non risponde alla domanda centrale: perché esiste la disparità nelle vite delle persone? La discussione potrebbe dividersi in due risposte, assolutamente diverse. Prima di tutto gli effetti sulla vita delle persone, in seconda battuta il comportamento di Dio.

Creazione imperfetta

Un percorso di soluzione può essere suggerito dalla costatazione che la creazione è imperfetta, nel senso che è sottoposta a variabili, alcune delle quali dipendono dalla volontà delle singole persone, altre sono fuori dalla portata delle decisioni umane.
Il mondo è stato creato nello spazio, nel tempo e nelle relazioni. Le variabili diventano infinite. In queste tre ambiti si svolge ogni vita.
Dio non interviene determinando dettagliatamente che cosa succede: avendo dotato gli uomini e le donne di intelligenza e di volontà, la situazione cambia in rapporto all’azione umana. Non solo: la natura ha anch’essa regole che sono soggette a variabili. Le leggi della natura creano un habitat vivibile, ma non è garantito il giardino dell’Eden dove tutto è pianificato. La terra è vivibile, ma non in tutta la sua superficie, né è esente dall’influsso delle azioni umane.
La conclusione è facile da trarre: ogni vicenda umana diventa storia di ciascuno che è diversa nel bene e nel male.
Rimane da affrontare l’atteggiamento di Dio. E’ stato descritto dalle scritture sacre come attento, misericordioso, vicino alle sue creature. Non ha garantito un’esistenza felice in ogni momento, esente dal male, sia fisico che morale, ma è pronto a non abbandonare chi vive la precarietà della vita umana.

Il salmo 144 recita:

“Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.”

La risposta umana a questa assicurazione è la lode per tutte le occasioni offerte. Ai beni concessi, senza alcun merito: la vita, la salute, la famiglia, l’intelligenza, i buoni propositi, l’ambiente.
Si può implorare Dio perché tenga lontano il male che le creature umane possono compiere, influendo così negativamente sull’andamento della vita singola e collettiva. Si pensi al rispetto della vita e al rispetto del creato.
Le malattie non provengono dal nulla, ma sono il risultato di comportamenti disordinati propri e altrui; antichi e recenti.

I miei pensieri non sono i vostri pensieri

Il brano di Isaia suggerisce: “L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”.

In rapporto all’atteggiamento di Dio, la parabola degli operai ad ore conclude: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

E’ la risposta alle disparità della vita. Ognuno giustamente cerca il meglio per sé. Dio concede la possibilità di vita. Ognuno è chiamato a viverla con coscienza e buona volontà. Anche nelle situazioni più difficili Dio non abbandona le creature e dà la forza per superare la prova.

Già San Paolo aveva vissuto il problema:

“Affinché io non monti in superbia è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed Egli mi ha detto: ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze perché dimori in me la potenza di Cristo”. (2 Cor 12, 7-9)

Non è la soluzione al male che comunque procura dolore e solitudine. E’ piuttosto la coscienza che la vita è dura da vivere e l’unica prospettiva per il cristiano, suggerita da san Paolo, è vivere secondo la fede: “Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.”
Le vicende della vita rimangono un mistero entro il quale ognuno è immerso: una buona coscienza e la dovuta umiltà sono l’unica via di uscita per un’esistenza dignitosa, composta da gioie e prove.


20 Settembre 2020 – Anno A
XXV Domenica Tempo ordinario
(1ª lett.: Is 55,6-9 - 2ª lett.: Fil 1,20c-24.27a - Vangelo: Mt 20,1-16)