15 maggio 2024 ore: 13:59
Società

Le virtù chiamate bene

La festa di Pentecoste, subito dopo l’Ascensione del Signore al cielo, offre non solo la speranza, ma la fiducia in Dio che non mancherà di guidare i suoi fedeli...

La festa di Pentecoste, subito dopo l’Ascensione del Signore al cielo, offre non solo la speranza, ma la fiducia in Dio che non mancherà di guidare i suoi fedeli.
Lo Spirito è difficile da descrivere perché, a differenza di Dio rappresentato dal Padre e di Gesù Cristo come figlio, non è personalizzato. Lo Spirito, con un’immagine lontana, viene intuito come una colomba, nominata dalla Bibbia, dopo la fine del diluvio: quel segno che da allora richiama la pace.
Lo Spirito è delicato e si rivolge alla parte spirituale che ogni creatura umana sente in sé. Si ricollega all’anima, all’interiorità.

Le virtù chiamate bene

Per essere pratici la presenza dello Spirito si manifesta con le virtù, chiamate bene.
San Paolo, nella Lettera ai Galati ne enuncia alcune:
«Amore,
gioia,
pace,
magnanimità,
benevolenza,
bontà,
fedeltà,
mitezza,
dominio di sé».

Di fronte a questo elenco nessuno può dirsi contrario e non apprezzare la vastità del bene. Una base solida di ciò che chiamiamo etica. Non più cavilli che distinguono, avversano, giudicano, ma l’apertura del cuore per una convivenza umana generosa e propositiva.
E’ un ritornello di quanto i Vangeli enunciano nelle beatitudini.
Lo stesso San Paolo parla dell’opposizione tra la “carne e lo spirito”, elencando le miserie della vita: «fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere».

L’inno di Pentecoste “Veni Creator Spiritus”, scritto da Rabano Mauro, Arcivescovo di Magonza del IX secolo, è la preghiera, diventata liturgica, rivolta a Dio con parole umane e di esperienza comune; svela la profondità di vicinanza a Dio:

«Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.  

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo. 

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto».

Lo Spirito della verità

Il Vangelo rassicura sulla presenza del Signore in tutti i tempi e luoghi dell’umanità.
«Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Il desiderio di conoscere la verità è perenne nella vita. Una ricerca faticosa, piena di dubbi e di contraddizioni. Proprio a causa della limitatezza dell’intelligenza e della volontà è importante non abbandonarsi alle proprie sicurezze. La verità è da scoprire, perché può essere nascosta nelle vicende della vita individuale e collettiva.
La storia dell’umanità è testimone di questa ricerca. Non si tratta di ritornare al passato invocandolo, ma di seguire gli sforzi che teologi, filosofi, scienziati nel tempo hanno elaborato, che il popolo ha sentito come suoi.
La grandezza della storia umana è nell’attraversare il tempo, senza interrompere la ricerca della verità. Non è, come qualcuno suggerisce, di continuità e discordanze, ma di vivere il proprio tempo senza paure del nuovo, coniugandolo con quanto genitori, maestri, educatori hanno suggerito.

19.5.2024 – Anno B
Pentecoste
(1ª lett.: At 2, 1-11– Salmo 103 (104) - 2ª lett.: Gal 5,16-25 – Vangelo: Gv 15,26-27: 16,12-15)