27 giugno 2019 ore: 11:56
Società

Libertà, è uscire da sé e creare una relazione

Dopo le feste straordinarie della Pasqua, con le solennità dell’Ascensione, della Pentecoste, della Trinità e del Corpus Domini, la liturgia entra nelle vicende che hanno accompagnato Gesù lungo la sua missione nei villaggi della Palestina.

Il tema di oggi è la vocazione, nelle sue varie sfaccettature: il discepolo del profeta, l’entusiasmo di un discepolo improvvisavo di un entusiasta del Signore, ma anche i suggerimenti nella missione di seguace del Vangelo, con varie problematiche, anche difficile da affrontare.

Mi indicherai il sentiero della vita

Forse la preghiera più bella è quella de salmo 15. Esprime una fedeltà al Signore accompagnata da gioia, tranquillità e sicurezza:

«Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.»

E’ espresso il sentimento di relazione filiale che è insieme gioia, fiducia, sicurezza. La complessità della vita, con le sue attese e le sue aspirazioni pone, nei confronti del futuro, la certezza di un tempo che è portatore di realizzazione di sé: una capacità che bisognerebbe recuperare per quanto ciascuno ha avuto dalla Provvidenza e dalla vita.

La trasmissione dell’essere profeta da Elia a Eliseo, da una parte racconta la quotidianità della vita dei profeti, dall’altra indica la solennità di una missione nobile e impegnativa.

Chiamati a libertà

La lettera ai Galati dà un’interpretazione della libertà, lontana dai nostri contesti culturali. San Paolo parla di una libertà fuori dal proprio io: «Che questa libertà non divenga però un pretesto per “la carne”; mediante l’amore siate invece - dice l’apostolo - a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!»

L’interpretazione corrente della libertà è quella di poter essere e fare tutto ciò che che appartiene a ciascuno secondo i propri istinti e aspirazioni.
La libertà invece è uscire da sé e creare una relazione che sia portatrice di rispetto, amore e reciprocità.

D’altronde ogni libertà personale è possibile in un contesto di relazioni che la permettano e la garantiscono. La libertà personale è frutto della tolleranza e della vicinanza di chi è accanto. Un principio che non dovrebbe mai essere dimenticato, pena l’arroganza e il sopruso: ciò che san Paolo chiama “carne”.

Le volpi hanno le loro tane

Il brano di Luca racconta l’inizio del viaggio di Gesù verso Gerusalemme. In questo viaggio l’autore approfitta per raccontare le circostanze di quanti vogliono seguirlo.

Prima di tutto nessuna imposizione: a chi rifiuta il Maestro i discepoli vorrebbero invocare vendetta. Il Signore si rifiuta perché la sua missione è una proposta e non un’imposizione. Al secondo personaggio che, entusiasta, vorrebbe seguirlo per sempre ricorda: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

Ad altri due ricorda l’impegno serio di essere discepoli del Signore: « A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Riassumendo molto, l’indirizzo del discepolo di Gesù indica la totale dedizione, senza secondi fini e senza contropartite. Non si tratta solo di ammirazione e di lode per la missione, ma di un impegno libero, serio, propositivo.
Caratteristiche perdute perché spesso la sequela si riduce a un’intima comunicazione interiore che non influisce più di tanto sulla vita.


30 Giugno 2018  – Anno C
DOMENICA XIII DEL TEMPO ORDINARIO
(1a Lettura: 1 Re 19, 16. 19-21 – 2a Lettura: Gal 5, 1.13-18 - Vangelo Lc 9, 51-62)