27 febbraio 2020 ore: 15:41
Società

Nasce come creatura umana e offre una prospettiva di armonia e di benessere per tutti

Con l’inizio della Quaresima il tema posto in questa prima domenica sono le tentazioni. La tentazione consiste nella scelta per un bene ritenuto autentico che tale non è. Presuppone una morale: la scelta cioè di seguire indicazioni che sono suggerite dall’esterno e che sono accettate come le migliori possibili, oppure accondiscendere ai propri bisogni senza interferenze esterne

Il brano della Genesi con il racconto dell’Eden, il salmo 51 attribuito al pentimento del re David, lo stesso brano della Lettera ai Romani da parte dell’apostolo Paolo e infine le tentazioni di Gesù nel deserto si concentrano nella difficile scelta tra due direzioni che vengono poste ai nostri progenitori, al re David, alla comunità dei romani e infine a Gesù stesso per scegliere tra la risposta ai propri immediati bisogni oppure a un bene superiore.

Sareste come Dio

Il racconto della Genesi ha il punto centrale nella risposta che il serpente dà alla donna:
«Ma il serpente disse alla donna: Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Si tratta in fin dei conti se diventare responsabili non solo dell’obbedienza alla legge, ma promotori della legge stessa. Diventare Dio significa – nel contesto dell’origine della stirpe umana – essere padroni della morale da seguire.
E’ un problema che si pone in tutti i tempi. Se la responsabilità personale aiuta nella vita a seguire le convinzioni sincere e profonde, stabilirne i passaggi, i paletti e i limiti singolarmente non è in potere del singolo.
D’altra parte, anche chi afferma di seguire una propria morale, di fatto segue alcune regole che magari non sono organiche a una dottrina, a una filosofia, a una religione, ma vengono scelte di volta in volta per non diventare schizofrenici nella vita.
La libertà, bene supremo per le creature umane, deve comunque confrontarsi con altre volontà e con una convivenza che sia armoniosa rispettosa delle libertà altrui. Addirittura con se stessi si deve, di volta in volta, scegliere il meglio.

Le mie iniquità io le riconosco

Il salmo 51 è celebre perché attribuito al pentimento del re David adultero e omicida. Nella prima parte si riconosce il proprio errore nella seconda parte si confida nella misericordia di Dio.

«Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto».

Si riconosce a Dio la pazienza e la misericordia; soprattutto si invoca un “cuore nuovo”.

«Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode».

Il potere
Le tentazioni di Gesù nel deserto possono essere riassunte nella prospettiva del potere.
Il potere delle cose (le pietre che diventano pane); il potere dell’intelligenza umana (il pinnacolo del tempio); infine il potere del dominio (la gloria di tutti i regni della terra).
Il potere è il primo peccato della creatura umana. Cosciente dei propri limiti, dotato di intelligenza e di libertà, la creatura umana aspira ad “essere adorato”.
L’adorazione è il riconoscimento a qualcuno della sua onnipotenza ed eternità. La creatura umana deve saper gestire una corretta aspirazione al riconoscimento delle proprie qualità con il limite insito nella propria condizione.
Il Signore risponde con tutt’altra logica. Nasce come creatura umana, propone il superamento della legge degli scribi e dei farisei, offre una prospettiva di armonia e di benessere per tutti.
Ha dei nemici che lo contrastano; altri lo ignorano; molto pochi lo seguono. Ma la sua proposta è talmente “rivoluzionaria” da essere accolta, nel tempo, da popoli di diverse lingue, culture, abitudini. Non perché si appella a poteri umani, ma per la forza intrinseca della missione.
Il tutto non gratuitamente, ma offrendosi vittima di quanto ha proposto. Realizza cioè nella sua vita quanto aveva predicato e ne rimane vittima. Anche per questo è credibile: predica e vive coerentemente.


1 Marzo 2020 – Anno A
I Domenica di Quaresima
(1ª lett.: Gn 2, 7-9; 3, 1-7 - 2ª lett.: Rm 5, 12-19  – Vangelo: Mt 4, 1-11)