11 luglio 2019 ore: 16:01
Società

Ogni creatura umana ha in sé l’aspirazione alle cose divine

Il Vangelo di Luca prosegue nella narrazione del messaggio di Gesù: questa volta, con una parabola speciale – quella del buon samaritano – è evidenziato il cuore del messaggio, riprendendolo e completandolo dal messaggio del libro dell’antica legge

Questa parola è nel tuo cuore

Uno dei Libri fondamentali della fede ebraica parla in modo esplicito del “comando” della legge di Israele. Lo fa in modo semplice e chiaro: «Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima». Il cuore del messaggio è «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». E’ la formula ripresa anche dal Vangelo di Luca.

A chi si chiede quali difficoltà dovrà affrontare, la risposta è: «Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?».
La risposta spiazza ogni ipotesi: «questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».

Una concezione dell’uomo religiosa e illuminante. I comandi del Signore non sono dettati dall’esterno da qualche autorità: sono nel cuore delle persone. Ciò significa che ogni creature umana ha in sé l’aspirazione alle cose divine e la capacità di vivere in convivenza con altre creature.

Sembrano scomparire dogmatismi, esortazioni, precetti: in linguaggio moderno si potrebbe parlare di antropologia trascendente. La creatura umana ha in sé la tendenza a cercare la spiegazione ultima della sua esistenza e per questo ha la possibilità di incontrare Dio, anche se in forma vaga e vuole la convivenza amicale con altre creature per realizzare i propri sogni.

A questa impostazione fa da contrappunto il salmo 18:

«La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante».

In questo salmo si nota la gioia di avere un riferimento, di sentirsi sicuri, di essere consolati. Dio è una guida non impositiva, ma semplicemente rassicurante, necessaria e adeguata alla vita dell’umanità.

E chi è il mio prossimo?

La parabola raccontata da Luca, ben conosciuta perché spesso citata, in realtà è un racconto ben congegnato.
Le caratteristiche sono uniche: si tratta di un incontro occasionale con una persona sconosciuta che ha bisogno di aiuto. Tre personaggi sono coinvolti: il sacerdote, il levita, il samaritano. I primi due personaggi ignorano la disgrazia. Il terzo è un “non obbediente” alle leggi israelitiche: un “eretico, un “fuori dalla legge”.
Costui si ferma, aiuta, cura le ferite e soprattutto “si prende cura del ferito”. Lo affida impegnandosi in denaro, con la promessa di non abbandonarlo.
Dalla parabola si possono trarre molti insegnamenti.Tra questi: essere attenti alle disgrazie altrui, prendendosene cura, anche se chi ha bisogno è uno sconosciuto. Infine ciò che vale non sono titoli e funzioni, ma azioni concrete.
L’interpretazione della parabola non lascia scampo. Un fatto concreto, con risposte concrete che richiamano il grande messaggio dell’amore di Dio e del prossimo.
La persona ferita è una creatura di Dio, il bisogno va aiutato senza deleghe e senza scuse.
Una lezione cara all’evangelista Luca, molto attento ai poveri e alla missione di salvezza che Gesù ha compiuto. Una salvezza anche concreta e pratica: senza distinzioni e offerta gratuitamente con propri mezzi.

Primogenito di tutta la creazione

Il riferimento alla parola di Gesù, comunicata dall’inno alla lettera ai Colossesi, è indispensabile per conoscere il volto di Dio e ad esso essere fedeli:

«Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili».

La certezza della verità cristiana poggia sulle parole e la vita di Gesù, fatto uomo e figlio di Dio, che rassicura la corrispondenza tra il nostro desiderio di conoscere Dio e la sua rivelazione.


14 Luglio 2019  – Anno C
DOMENICA XV DEL TEMPO ORDINARIO
(1a Lettura: Dt 30, 10-14 – 2a Lettura: Col 1, 15-20 - Vangelo Lc 10, 25-37)