Ogni nascita è un dono e un mistero
Sono molti i sentimenti in occasione della festa del Natale. Ogni nascita è un dono e un mistero. Un dono di Dio che ha offerto alla natura la possibilità di continuare nella storia. Un mistero perché ogni creatura che nasce (sia essa umana, animale, vegetale) ha la forza che la porta ad essere, a propria volta, generatore/generatrice.
Ricordare il Natale allarga il cuore a tutti i nati nel mondo: alcuni molto fortunati, altri in condizioni così pietose che non sopravvivono alle malattie, alla fame, alle guerre. Un mistero anche questo che procura dolore e sofferenza.
Con sollievo e grande apertura la concezione della vita dal suo nascere e morire è oggi allargata all’intero universo, unendo in un unico destino, ogni vivente del cielo, della terra dei mari.
Una concezione che, senza nulla togliere alla libertà dell’uomo, lo colloca nella sua vita reale dove incontra vegetazione, cibo, animali, che deve gestire con saggezza.
E’ terminato il tempo dell’antropocentrismo assoluto, così da ridurre il creato ad agente passivo delle volontà umane.
Consolazione
Il profeta Isaia, rivolgendosi al suo popolo, si rallegra della presenza di Dio che annuncia il suo “ritorno benedicente”.
La venuta di Dio è rassicurante e consolatoria:
«Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme».
Una presenza che porta sicurezza e speranza per il futuro.
La visione offerta da Profeta guarda al futuro e non può che annunciare speranza per un popolo costretto a sopravvivere affrontando guerre di conquiste e di invasione.
Il Figlio
Con il testo della Lettera agli Ebrei la prospettiva si è fatta concreta.
In un breve riassunto è narrata la missione di Gesù:
«Dio… ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente… A quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio».
Gesù è colui che congiunge Dio con l’umanità. Egli stesso uomo, comunica la salvezza rivelando il volto di Dio. Un Dio che ha donato la vita con la creazione del mondo, lasciando alle persone la libertà di seguire i suoi consigli. La libertà non è sempre utilizzata per il bene della creazione: Dio interviene questa volta con la presenza di Gesù, che nella sua condizione umana riesce porta alla salvezza. La sua presenza è garantita dalla vita che conduce, fino alla morte.
La Parola
Il Vangelo di Giovanni elabora, in termini teologici, la fede nel Signore Gesù, patrimonio sicuro per i discepoli del Maestro.
Il Verbo si è fatto carne può essere tradotto come “la parola divina è comunicata umanamente». Riprendendo lo spirito ebraico la “parola di Dio” è creatrice. Prima per mezzo dei profeti, poi con Gesù la comunicazione con Dio si è fatta diretta. Per questo l’Evangelista aggiunge «In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste».
E’ la testimonianza chiara e irrevocabile della presenza di Dio nel mondo. Non è soltanto un annuncio, ma un invito per la salvezza:
«Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio».
Se la Gnesi parlava di immagine e somiglianza del Creatore, l’Evangelista Giovanni scrive di figliolanza, con la libertà lasciata agli uomini di aderire all’annuncio di Gesù.
25 Dicembre 2024 - Anno C
Natale del Signore (Messa del giorno)
1ª Lett. Is 52,7-10 – Salmo 97 (98) - 2ª Lett. Eb 1,1-6 – Vangelo Gv 1, 1-18)