14 gennaio 2021 ore: 14:52
Società

Ogni persona è chiamata ad una missione

La liturgia di oggi può essere sintetizzata con il momento della “chiamata” da parte di Dio. In genere tale chiamata viene riferita a presbiteri, monaci, religiosi che dedicano interamente la loro vita alla proclamazione del Vangelo. In realtà ogni persona è chiamata ad una missione. La vita, le proprie decisioni, l’ascolto della coscienza e di chi vuol bene indicano la strada da percorrere per il futuro

Il profeta

La prima lettura è dedicata a un ragazzo che è chiamato alla profezia. Il testo biblico, nello stile che gli è proprio, insiste con la ripetizione a drammatizzare l’evento. Per tre volte il giovane sembra sentire la voce di Dio. E’ quella stessa insistenza che si sperimenta quando occorre prendere una decisione importante per la vita: al matrimonio, alla vita religiosa, ma anche alla dedizione a una professione. Certe scelte diventano irreversibili. Avvengono in età precoce; quando si è giovani, quando occorre decidere che cosa fare da adulti.

Qui si innesta un particolare spesso dimenticato. Ci si incammina con una propria scelta, che porta con sé la “verità”.
Ogni scelta ponderata, severa e importante ha per obiettivo la verità delle cose e quindi anche dei propri comportamenti.
Fare il profeta – per le parole bibliche – significava mettersi a disposizione di una religiosità al cui Dio si credeva. Ma anche chi compie scelte che sembrano neutre o comunque lontane dalla proclamazione religiosa, tende alla verità. Chi lavorerà, chi studierà, chi si sposerà agirà avendo di fronte a sé un ideale da raggiungere.
E’ l’atteggiamento corretto che porta a risultati autentici. Purtroppo la cultura moderna sembra aver dimenticato le connessioni delle scelte.
Si preferisce una vita fatta di spezzoni: ora scelgo questo, dopo di che deciderò. Da qui la confusione, ma anche le sconfitte e le contraddizioni.
Agire impulsivamente, senza aver interiorizzato che cosa si è scelto, porta alla sciatteria e all’insoddisfazione.
L’illusione che in ogni momento si può cambiare strada è una pericolosissima deriva. La vita non è fatta solo di presente, ma anche di passato e di futuro. Il passato è necessario per compiere una scelta ponderata, il futuro per dirigere la coerenza delle proprie azioni.
Tale coerenza porta con sé soddisfazione e compiacimento: condizioni indispensabili per sentirsi felici, senza cadere in quello stato di irrequietezza, le cui radici non sono spesso conosciute.

La chiamata speciale

Il Vangelo di Giovanni parla della chiamata dei primi discepoli. La descrizione è semplice, senza eventi speciali, né interventi autorevoli. Significativa la domanda del Maestro “che cosa cercate?”
Una domanda che si ripete spesso per ognuno. Che cosa si cerca è un quesito costante nella vita. Si fa intenso nella prima parte della vita, per poi diventare – come esame di coscienza – un tornare indietro per registrare obiettivi raggiunti ed errori e/o omissioni.
Spontanea la domanda dei tre discepoli: “dove dimori? Forse volevano una qualche risposta rassicurante, considerata la missione di pendolare che Gesù compiva da villaggio a villaggio. Oppure semplicemente sapere se esisteva un luogo dove radunarsi per una minima organizzazione.
La risposta di Gesù è proclamazione di essere il “Messia”: colui che era chiamato a dare finalmente liberazione dal dominio dello straniero. Forse allettati dalla prospettiva di gloria, i tre lo seguono; in quella circostanza l’evangelista introduce la funzione che svolgerà Pietro tra i discepoli e nel futuro. Il Vangelo di Giovanni qua e là, racconta le incertezze e i fraintendimenti di Gesù con i suoi.
“Volete andarvene anche voi? – Credi questo? - Capite quello che ho fatto per voi? – Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto Filippo? – Donna perché piangi? - Chi cerchi? – Mi ami?”

Solo molto più tardi i discepoli capiranno a quale missione sono chiamati. In compenso, dopo lo smarrimento a seguito della morte del Salvatore, si attivano e attraverseranno la Palestina e le terre dell’impero per proclamare la gloria del Maestro. Saranno talmente coraggiosi da morire martiri, per non tradire chi avevano conosciuto e seguito.
E’ la risposta lineare alla vocazione che le circostanze della vita avevano loro suggerito. Non diversamente da quanti, con le loro convinzioni e coerenze seguono con serietà e senza rimpianti.
Sono molte le persone che, nel silenzio e nell’anonimato, reggono le sorti di persone, di famiglie e di gruppi che senza di loro avrebbero una vita peggiore. Il martirio non si identifica solo con lo spargimento di sangue, ma con la coerenza a impegni assunti liberamente, portandone le faticose conseguenze.

Il salmo 39 è una preghiera degna di essere ripetuta:

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».


17 Gennaio 2021 – Anno B
II Domenica del tempo ordinario
(1ª lett.: 1Sam 3,3b-10.19 - 2ª lett.: 1Cor 6,13c-15a.17-20  – Vangelo: M Gv 1,35-42)