25 giugno 2020 ore: 17:55
Società

Un procedere approfondito, per comprendere lo scopo finale della vita

In questa domenica i temi di riflessione proposti sembrano sconnessi. In realtà hanno un filo logico

I temi proposti

L’episodio del profeta Eliseo mostra la benevolenza per un’accoglienza gratuita e generosa. La ricompensa è il dono della vita. Ritornano nella Bibbia le vicende di donne che non hanno figli (Sara, Rebecca, Rachele). La discendenza è un grandissimo dono concesso da Dio

Il salmo è espressione di grande lode e gioia.

“Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,
perché hai detto: «La mia grazia rimane per sempre» ;
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

Beato il popolo che ti sa acclamare
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
nella tua giustizia trova la sua gloria.

Perché tu sei il vanto della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d'Israele.”

La seconda lettura è tratta dalla Lettera ai Romani. San Paolo insiste molto sulla salvezza. Il battesimo è il segno dell’appartenenza al mistero del Signore, partecipi della sua morte e risurrezione. Infatti il brano conclude con “Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.” La realtà della morte è collegata al peccato; seguendo Cristo è la vita ad essere donata e per sempre.

Infine il Vangelo (prosecuzione del brano di domenica scorsa) è l’invito al discepolato. Possono essere molti i passaggi della sequela.
Non c’è contraddizione tra gli ideali da seguire nella vita: la famiglia, qualche santo (profeta) e infine Cristo stesso.
Non si tratta, come a volte è stato commentato, di una contraddizione tra i vari scopi da perseguire nell’esistenza, ma di un procedere, sempre più approfondito, per comprendere quale è lo scopo finale dell’esistenza.
E’ la storia che coinvolge tutti gli affetti umani. Il primo passaggio è la dimensione familiare: il padre, la madre; il figlio, la figlia. La Scrittura dedica attenzione alla costruzione della prima comunità umana che è appunto la famiglia, coinvolgendo nel progetto familiare gli adulti, sia sposi che genitori, sia i figli.
I riferimenti sono molti: dalla bellezza all’innamoramento; dall’unione tra coniugi, fino al rispetto da parte dei figli ai propri genitori.
L’esistenza familiare va collegata a qualcosa di più. Non si tratta di altra vita, ma semplicemente di riferimenti che rendono adeguati e significativi le vicende quotidiane.

Vengono così indicati i profeti. Oggi potremmo definirli i “santi”; quanti cioè hanno talmente preso in considerazione il messaggio di Cristo da diventare esempi di sequela.
Il cristianesimo non riserva a qualcuno soltanto la dimensione della santità, ma l’invito è rivolto a tutti. Nella storia della Chiesa l’elenco è lungo e non esclude nessuno: giovani, adulti, anziani, laici e chierici, religiosi e religiose, coniugati, celibi, nubili.
A nessuno è esclusa la santità.
Come dunque coniugare la vita con il dettato evangelico “chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”?

La risposta non va a individuare il “tipo di vita” che ciascuno è chiamato a vivere, ma va intesa come guida alla vita che conduce, negli stati che la sua vocazione e la provvidenza di Dio ha affidato a ciascuno.
Chi ha famiglia, chi è religioso, chi è chierico può seguire Cristo, vivendo la sua condizione. C’è un errore di comprensione della santità. Identificarla con uno stile di vita celibatario e martirizzante.
E’ invece da scoprire un percorso ideale, ma anche semplice e leale.
Il riassunto che fa l’evangelista Matteo nei capitoli cinque, sei e sette del suo Vangelo, non indicano lo stato di vita, ma gli atteggiamenti da tenere nelle proprie azioni.

Sicuramente la via indicata non è semplice. Esistono le scelte da compiere tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, tra la vita e la morte. Da qui il riferimento alla “croce”: la scelta da fare tra corpo e anima, tra sensi e spirito.
La dinamica delle scelte di vita si ripetono in continuazione. Nella tradizione della Chiesa sono state chiamate “tentazioni”. In realtà queste ultime non privilegiano la saggezza e la superiorità dello spirito, ma si fermano alla dimensione – pure presente – dei sensazioni esterne.
Un’ultima assicurazione viene offerta dal brano evangelico: “E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
E’ la conferma dell’attenzione di Dio anche a piccoli gesti. Non è una ricompensa terrena, ma la promessa della visione di Dio. Tale visione porta alla pienezza della vita, non dimenticando la storia di ciascuno, ma offrendo invece un significato definitivo.
Un’avventura, si potrebbe chiamare: che nulla impedisce, ma tutto orienta. Per la felicità autentica e duratura.
Una prospettiva che richiede coscienza e maturità, non scevra da impegno e volontà.

28 Giugno 2020 – Anno B
XIII Domenica del tempo ordinario
(1ª lett.: 2 Re 4,8-11.14-16a  - 2ª lett.: Rm 6, 3-4. 8-11; Vangelo Mt 10, 37-42)

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