11 aprile 2024 ore: 13:55
Società

Stanchi e oppressi

In questa domenica la Liturgia non insiste sulla risurrezione di Gesù, ma sul motivo della sua passione e della presenza continua nel mondo. La conclusione del brano, tratto dagli Atti degli Apostoli, è esplicito: «Convertitevi dunque e cambiate vita...

In questa domenica la Liturgia non insiste sulla risurrezione di Gesù, ma sul motivo della sua passione e della presenza continua nel mondo.
La conclusione del brano, tratto dagli Atti degli Apostoli, è esplicito: «Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».

Convertitevi

Questa indicazione ha due insegnamenti: il primo insiste sulla possibilità del male nella vita.
In termini religiosi, per indicare la trasgressione o la disobbedienza a un ordine di origine divina, si fa riferimento al peccato.
Nella cultura moderna, ampiamente secolarizzata, non si parla più di peccato, ma si appella a spiegazioni sociali, psicologiche, relazionali che tendono a giustificare la mancanza del rispetto delle regole religiose. In alcuni contesti di informazione generale, il peccato si addebita a cristiani dalla mentalità retrograda.
Il motivo profondo è l’esclusione di un’etica (naturale o religiosa) che non avendo autorità obbligatoria, non si percepisce la trasgressione. In parole semplici si sono spostati i paletti di regole che organizzano la vita personale e sociale.
Sono rimasti gli obblighi essenziali per una convivenza pacifica: non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza.
La coscienza spirituale è lasciata alla sensibilità di chi vuole far riferimento alla propria fede. La vicenda della morte in croce di Gesù riporta a verità il complesso mondo del peccato e del perdono.

La creazione, nella visione ampia del cristianesimo, è rispettosa e misericordiosa. La terra è affidata alle responsabilità dei suoi abitanti. Avendo concesso la libertà di agire secondo coscienza, Dio ha messo in conto la scelta del bene e del male. La venuta di Cristo ha rappresentato la sua presenza visibile e sperimentabile. Da qui il dramma da lui vissuto nella crocifissione – per ignoranza dice San Pietro nel racconto degli Atti – accettata a rimedio del male commesso.
La singolarità del cristianesimo è nella fiducia umana nonostante la trasgressione possibile.
Il perdono è un ulteriore passaggio per l’umanità per rendere felice la propria e l’altrui vita.
Un disegno armonioso perché offre la possibilità della redenzione.

Il Salmo con parole poetiche canta:

«Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.
Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco».

Il brano della Lettera di San Giovanni è commovente:
«Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: "Lo conosco", e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c'è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto».

Il Vangelo di Luca insiste sul concetto di perdono:
«Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Stanchi e oppressi

Il secondo insegnamento della Liturgia è l’invocazione alla conversione. Anche questo passaggio appare inopportuno per molta sensibilità sociale.
La conversione presuppone l’adesione a una fede e di conseguenza ai comportamenti della vita. La singolarità del cristianesimo consiste nel non dare precetti. La storia umana evolve nel tempo. Il bene e il male sono percepiti oltre il generico comando riassunto nei comandamenti.
Per conversione si può indicare la formula “pensa e agisci come Dio”: difficile da tradurre in tutti i momenti della vita, ma offre sufficienti vie di condotta suggerite dal Vangelo.
Adeguarsi a tali indicazioni è lasciato alla libertà di ognuno. A ben riflettere non sono obblighi pesanti; il Vangelo di Matteo riporta le parole di Gesù «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero».
Occorre coraggio e perseveranza: i santi e le sante sono stati esempi luminosi di discepoli e discepole del Vangelo.

14 Aprile  – Anno B
III Domenica di Pasqua
(1ª lett.: G At 3,13-15.17-– Salmo 4 - 2ª lett.: 1Gv 2,1-5a – Vangelo: Lc 24,35-48)