18 luglio 2019 ore: 15:58
Società

Occorre recuperare l’umanità della vita

La liturgia di oggi pone un tema molto umano e significativo: l’amicizia, il dialogo, ma anche la dimensione spirituale delle relazioni umane

Nella prima lettura la discendenza di Abramo viene enfatizzata con la presenza di tre angeli. La progenie, nell’età antica, era un bene immenso, tant’è che la donna rimasta vedova senza figli prevedeva il levirato (discendenza dal cognato). Lo schema familiare aveva il fondamento nel capo famiglia. Non a caso, nella Bibbia, si parla spesso di orfani e vedove, categorie non tutelate dalla legislazione e dalla cultura ebraica.
Nel Vangelo, pur essendo in ambito familiare, l’evangelista insiste nell’attenzione dovuta alla dimensione spirituale dell’amicizia, non trascurando e non contrapponendo le figure di Marta e Maria.

I tre di Mamre

Mamre è una località a nord di Hebron, una zona al sud di Gerusalemme, dove abitava Abramo. La zona era celebre perché fertile e piena di ricca vegetazione, tra cui le querce.
L’apparizione di tre personaggi è misteriosa ancora oggi. Certamente parlano a nome di Dio; nella cristianità è stata avvicinata alla Trinità. Nella tradizione ortodossa è rappresentata da tre angeli, tutti e tre uguali, con uno al centro e due ai lati.
Sono sconosciuti e vengono accolti da Abramo, secondo le migliori tradizioni, di ospitalità delle tribù mesopotamiche.
L’importanza dell’incontro è ingigantita dalla preparazione addirittura di carne di vitello, sacrificato per i tre ospiti.
Portano un messaggio importante: Sara diventerà madre, nonostante la sua infertilità e l’età avanzata di Abramo. Dono più grande non si poteva accogliere.
Il significato religioso è evidente: il dono di un figlio è dono del Signore, anche se non si riesce, con le leggi della natura, a conoscere i misteri della vita.
L’avere un discendente era importante per il rispetto della famiglia che, altrimenti, sarebbe stata come incompleta.

Marta e Maria

Nella continuazione del racconto che porterà Gesù a Gerusalemme, l’evangelista Luca inserisce questa scena che riguarda la vita privata di Gesù. Egli aveva come amici, Marta, Maria e il fratello Lazzaro. Una famiglia presso la quale il Maestro si rifugiava volentieri.
Di Lazzaro si sa poco: solo che è risuscitato da Gesù, su intercessione delle sorelle. Maria è una donna concreta: accudisce la casa e fa in modo che l’accoglienza sia anche umanamente gradevole. Maria è diversa: è più carismatica; è una discepola che ascolta il Maestro e gli è fedele.
Il brano suscita sentimenti di vita quotidiana con i quali Gesù stesso vive con compiacimento. Un’amicizia autentica e un tocco di umanità che non guasta rispetto a una visione grigia e impersonale che spesso il cristianesimo ha presentato in modo esagerato e, alla fin fine, errato.
L’umanità del Maestro, con il mondo dell’amicizia e della gentilezza, riservato agli amici e ai discepoli mette insieme la sua missione profetica, ma anche i sentimenti comuni di vicinanza e affetto.
Gli evangelisti spesso riferiscono di come Gesù si ritiri con i suoi discepoli: essi lo seguono e a loro il Signore riserva attenzione, spiegazione, rassicurazione.
Si instaura così una fraternità serena, anche si smarrisce il significato della missione.
Una lezione di grande dialogo e serietà, senza tramutare il grande impegno in una vita grama di insegnamenti e di precetti.
Occorre recuperare l’umanità della vita e delle parole del Maestro. La teologia e spesso la spiritualità hanno reso sterile ogni rapporto umano, contrapponendo l’amore di Dio con l’amore del prossimo.
Si tratta di un unico amore che si orienta verso tutta la complessità della vita. In modo didattico si potrebbe applicare nella liturgia, nelle preghiere, nei riti.
Il Signore Gesù è tutt’altro che disumano. Si commuove; è attento ai discepoli, alla folla, ai malati, agli stessi suoi avversari, vivendo completamente la dimensione quotidiana della vita, pur essendo orientato a predicare il Vangelo.

Ne è testimone lo stesso San Paolo, che nella Lettera riportata oggi, dichiara:

“Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.
Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.
A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria”.

21 Luglio 2019  – Anno C
DOMENICA XVI DEL TEMPO ORDINARIO
(1a Lettura: Gen 18, 1-10a – 2a Lettura: Col 1, 24-28 - Vangelo Lc 10, 38-41)