26 novembre 2020 ore: 12:47
Società

Silenzio e rivisitazione dei comportamenti. Il percorso verso armonia e benessere

Con questa domenica inizia il nuovo anno liturgico chiamato Avvento. Le quattro settimane che separano dalla festività del Natale, sono state interpretate, nella tradizione cristiana come tempo di preparazione austera, in parallelo con la Quaresima, periodo prima della Pasqua. Le indicazioni erano sostanzialmente tre: preghiera, penitenza, elemosina
L’interpretazione religiosa, prima dell’esplodere per la grande notizia della nascita del Salvatore richiedeva la conversione del cuore per essere adeguati al messaggio della salvezza. Nel tempo è prevalso il clima di festa, aumentato dalle vacanze dei ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado.

La festività è stata distaccata dal significato profondo della missione evangelica. Si sono accentuati i tratti della nascita di una creatura speciale chiamata Gesù, con canti, regali, buon cibo e gite, in Italia soprattutto in montagna.
La liturgia segue un altro percorso: la bellezza e l’attesa è prima di tutto l’accoglienza del cuore libero da ogni cupidigia e dai legami dell’esteriorità.
Una festa è ben prevedibile, ma non può essere annunciata a buon mercato, senza alcuna preparazione al di fuori di un periodo di spensieratezza.

I brani indicati da questa prima domenica di Avvento sono in parallelo tra la preghiera di lode (prima lettura) e dal richiamo alla caducità della vita terrena (Vangelo).
Nello scritto di Isaia i richiami a Dio sono di grande tenerezza: “Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore”.
Il profeta si permette addirittura di provocare Dio stesso, anche se in forma di domanda: “Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?”
Ma alla provocazione il profeta subito si risponde: “Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.”
Con rara profondità di introspezione, le parole bibliche indicano le componenti del cuore umano. Il desiderio di bene e di infinito e la pochezza delle contraddizioni umane, per ricomporre il tutto nella preghiera di lode espressa: “siamo opera delle tue mani”.
Il Vangelo di Marco ricorre alla parabola del padrone di casa che parte, ritorna e chiede conto a coloro ai quali è stata affidata, e a chi è stata affidata ricorda: “Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.”

La penitenza

Quest’anno la penitenza dell’Avvento è stata data. Non è un’opzione di Dio, come qualcuno afferma o addirittura creata da misteriosi operatori del male su suggerimento del demonio. La natura ci sbatte in faccia con conseguenze dolorose e catastrofiche i contraddittori comportamenti umani.
La penitenza è sofferta dai ragazzi che non possono andare a scuola, ma sono costretti a seguire a distanza le lezioni, nella freddezza dei palmari, senza la frequenza e il contatto salutare dei loro coetanei.
L’hanno sofferta coloro che sono morti. I mezzi di comunicazione, quasi a giustificazione hanno insistito nel raccontarci che erano di età molto grande con morbilità pregresse, come se fosse una consolazione.
50 mila morti sono molti, troppi in pochi mesi, nonostante il sacrificio di quanti hanno combattuto in prima linea: medici, infermieri, operatori che con coraggio hanno sfidato un nemico infido e invisibile, rimanendone alcuni vittima.
Hanno sofferto penitenza anche chi ha perso il lavoro, è stato costretto in cassa integrazione o addirittura è stato ridotto in povertà.
La contraddizione tra una società opulenta e consumistica e il clima di paura e di contenimento dei contatti e delle mobilità, coinvolge addirittura la partica religiosa.
Le risposte sono due: la presa di coscienza che qualcosa non ha funzionato, da cui la correzione dei comportamenti, oppure il desiderio di andare oltre, senza aver appreso la lezione.
E’ utile riprendere l’esortazione del salmo: “Da te mai più ci allontaneremo, facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome”.
Quel “facci rivivere” è un’espressione forte, che si è ripetuta nella storia, dopo periodi di decadimento e di smarrimento.
L’invocazione non è utile solo a chi crede in Dio, ma è rivolta a ogni coscienza capace di riflettere sulle vicende umane, sia personali che collettive.
L’umanità ha la capacità di risorgere: la storia ne è piena. Il silenzio, la rivisitazione dei comportamenti aiutano a immaginare e a realizzare armonia e benessere.

Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità.
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti.
Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,
tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti.
Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.
Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia
e si ricordano delle tue vie.
Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.
Siamo divenuti tutti come una cosa impura,
e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia;
tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.
Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te;
perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto,
ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.
Ma, Signore, tu sei nostro padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,
tutti noi siamo opera delle tue mani.
Parola di Dio

Dal Sal 79 (80)

R. Signore, fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
Tu, pastore d'Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci. R.
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell'uomo che per te hai reso forte. R.
Sia la tua mano sull'uomo della tua destra,
sul figlio dell'uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. R.

Seconda Lettura
Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 1,3-9

Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza.

La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!
Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza. (Sal 84,8)
Alleluia.

Vangelo
Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 13,33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

 

29  Novembre 2020 - ANNO B
I Domenica di Avvento
1ª Lett. Is 63,16b-17.19b; 64,2-7 - 2ª Lett. 1Cor 1, 3-9 – Vangelo: Mc 13,33-37)