3 aprile 2024 ore: 13:43
Società

Tutto era comune

L’evangelista Luca racconta la vita delle primitive comunità cristiane. Nella sua descrizione sono sottolineati l’entusiasmo e l’unità di piccole comunità che, a partire da Gerusalemme, si irradieranno nelle terre limitrofe della Palestina...

L’evangelista Luca racconta la vita delle primitive comunità cristiane. Nella sua descrizione sono sottolineati l’entusiasmo e l’unità di piccole comunità che, a partire da Gerusalemme, si irradieranno nelle terre limitrofe della Palestina.

Tutto era comune

Con la presenza degli Apostoli, testimoni diretti della vita del Signore, le comunità vivono intensamente, con i partecipanti che si conoscono.
Il clima di ostilità da parte ebraica spingono i rimi cristiani a restare uniti, con atteggiamenti di preghiera, ma anche di aiuto reciproco. Non a caso è citato l’episodio di Barnaba che vende un terreno e pone ai piedi degli Apostoli il ricavato per l’aiuto a chi ne aveva bisogno.
Da qui l’espressione: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune».
Un clima delle origini: si ripercuoterà, nei secoli, con la nascita di nuove aggregazioni, che diventeranno monasteri, congregazioni, gruppi di preghiera e di spiritualità. Queste comunità delle origini evolveranno nel tempo, mostrando anche i limiti di dissonanze e di orientamenti diversi. Non a caso, nel capitolo 15 degli Atti degli Apostoli, lo stesso San Luca parlerà di una riunione che, nella tradizione cristiana, sarà chiamata, primo Concilio di Gerusalemme. San Paolo interverrà più volte per sanare discordie e incomprensioni.
Il cuore della predicazione è la risurrezione del Signore che è apparso a consolazione di credenti, rimasti senza il loro Maestro.
L’attenzione è tutta rivolta alla presenza di Gesù che accompagna il sorgere di quanto, più tardi, sarà chiamata la Chiesa.
Questi piccoli gruppi si allargheranno, creeranno riti, preghiere, sintesi teologiche, gerarchie, in una organizzazione attenta a non tradire l’insegnamento evangelico.
Da qui si dipana la storia del cristianesimo. Molta attenzione sarà posta alla dottrina. I comportamenti seguiranno le sintesi e le evoluzioni della storia. Già dai primi secoli, con la pace di Costantino che pone fine alle persecuzioni, l’annuncio cristiano coinvolgerà molti popoli.
Quello spirito di comunione intensa e partecipativa si affievolirà: la comunione dei beni sarà seguita solo da alcuni (religiosi e religiose) che prima dei voti, si dichiareranno poveri senza pretese sui loro beni personali.
Due grandi problemi coinvolgeranno l’evoluzione umana delle organizzazioni cristiane: l’interpretazione della dottrina, le scelte personali della vita concreta.
Per la dottrina, due episodi gravi, non ancora sanati, sono le scissioni: quella delle Chiese orientali e quella protestante iniziata da Lutero. La prima datata nel 1054 e conclusa definitivamente nel 1473 pone la Chiesa cattolica (latina) e quella orientale in due organizzazioni separate, ritenendosi ciascuna delle due Chiese “una, santa, apostolica”.
La seconda con Lutero (1521): egli sostenne che la giustificazione dei credenti deriva solo dalla fede e non dalle opere umane. Gran parte del luteranesimo, distintosi poi in chiese "storiche" (valdesi, luterani, calvinisti/riformati, anglicani, battisti, metodisti) e Chiese pentecostali, "Movimento di Santità" (Testimoni di Geova), pur essendo in dialogo, non hanno raggiunto l’unità con la Chiesa cattolica.
Il movimento ecumenico è in dialogo per riparare al grave scandalo delle separazioni.
Il secondo problema è la difficoltà del cristianesimo ad essere riferimento per i battezzati che, almeno in Europa e nord America, abbandonano la pratica religiosa.
La strada più efficace è il ritorno alla chiarezza evangelica e alla capacità delle scelte religiose e umane che indicano coerenza.

La misericordia

Papa Giovanni Paolo II, nel 2000, ha dedicato la seconda domenica di Pasqua alla Misericordia, anche a motivo della devozione a suor Faustina Kowalska, poi proclamata santa. Una indicazione che aiuta a pensare ai propri limiti; non solo personali, ma dell’umanità.
La misericordia è uno dei tratti caratteristici del nostro Dio, predicato da Cristo. La condizione umana è fragile: capace di grandi entusiasmi, ma anche di grandi tradimenti. Il Padre celeste è pronto a soccorrere, aiutare e sostenere lo sforzo verso il “pensare e l’agire di Dio”. Una prospettiva che dirige tutta la vita.

Insieme al Salmo è possibile cantare:

«Dica Israele:
"Il suo amore è per sempre".
Dica la casa di Aronne:
"Il suo amore è per sempre".
Dicano quelli che temono il Signore:
"Il suo amore è per sempre".

Una certezza che non è solo consolazione dell’anima, ma incoraggiamento verso un bene che va oltre la fraternità, ma apre gli orizzonti all’eternità con Dio.

E’ quanto conferma  la Lettera di San Giovanni:
«Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.»

7 Aprile 2024 – Anno B
II Domenica di Pasqua (della misericordia)
(1ª lett.: At 4,32-37 – Salmo 117 (118) - 2ª lett.: 1Gv 5,1-6 – Vangelo: Gv 20,19-31)