8 maggio 2020 ore: 12:18
Società

Via, verità e vita. Tra la dimensione umana e l’infinito

I messaggi offerti da questa domenica sono molteplici. Gli Atti degli Apostoli raccontano l’istituzione del diaconato. Con l’imposizione delle mani da parte degli Apostoli il diaconato farà parte del sacramento dell’ordine. Nel tempo si distingueranno tre gradi di questo sacramento: il diaconato, il presbiterato, l’episcopato
Il diacono, da subito, sarà stretto collaboratore del Vescovo; quest’ultimo scelto tra gli anziani delle comunità apostoliche e post-apostoliche. Quando la Chiesa nascente si allargherà nei territori, il Vescovo avrà bisogno di collaboratori. Sono i sacerdoti che, con lui, formeranno il presbiterio, chiamato, nel tempo, il senato del Vescovo.

I diaconi avranno il compito di assistere il Vescovo nelle celebrazioni liturgiche e soprattutto presiederanno le opere di carità. Con il passare dei secoli i diaconi diventeranno amministratori dei beni del Vescovo e più tardi delle Diocesi.

Pietre vive

Il secondo insegnamento della liturgia riguarda l’esortazione della Lettera di Pietro che, rivolta ai fedeli cristiani, così li definisce: “Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo.”

E’ una delle citazioni che ha riportato “a dignità” ogni battezzato. Il titolo sacerdotale è dunque affidato a chiunque, nel nome del Signore, perché il battezzato, è chiamato alla costruzione del regno.
Per questo motivo il capitolo secondo della Lumen gentium intitolato “Il popolo di Dio” precisa: “I fedeli, incorporati nella Chiesa col battesimo, sono destinati al culto della religione cristiana dal carattere sacramentale; rigenerati quali figli di Dio, sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa. Col sacramento della confermazione vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l'opera, come veri testimoni di Cristo. Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi con essa così tutti, sia con l'offerta che con la santa comunione, compiono la propria parte nell'azione liturgica, non però in maniera indifferenziata, bensì ciascuno a modo suo.” (n. 11)
E’ il passaggio solenne che ridona a ogni fedele cristiano la dignità di far parte della Chiesa, attribuendo a ciascuno funzioni che riguardano il culto, la catechesi, l’amministrazione. Si riporta così ad unità la Chiesa tutta che, con diverse mansioni, rappresenta il popolo di Dio.

Via, verità, vita

Sicuramente, con maggiore evidenza, il riferimento centrale della domenica è il brano del Vangelo di Giovanni. In tale brano il Signore si dichiara in stretta relazione con Dio: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”.
E’ la dichiarazione della sua divinità; il volto di Dio è rivelato in Gesù Cristo: la dichiarazione solenne che per arrivare a Dio Padre è possibile conoscere e seguire il Figlio suo Gesù.
E’ la possibilità non di svelare tutto ciò che Dio è, ma il passaggio che permette di arrivare alla divinità. Per questo Gesù stesso si dichiara via. Non è soltanto un percorso da attivare, ma lo strumento con il quale chi crederà a Gesù Cristo avrà raggiunto – ed è il secondo passaggio – la verità.
Un percorso unico che richiama il prologo del Vangelo di Giovanni. La parola si è fatta carne: la rivelazione di Dio passa attraverso la presenza del Cristo.
La verità annunciata non si riduce alle conoscenze della dimensione umana, ma va oltre verso l’infinito e l’ineffabile (ciò che non si può raccontare).
Con altra sintesi la dimensione umana può raccontare, conoscere, seguire Dio per mezzo di strumenti che sono alla portata umana stessa, grazie all’incarnazione di Gesù.
Non si tratta – come a volte è avvenuto nella ricerca teologica – di affidarsi a sintesi filosofiche, ma di tradurre nella vita concreta l’esperienza divina.
Per questo motivo, oltre la via e la verità, è aggiunta la parola vita. L’illuminazione che permette di dare a tutti gli avvenimenti umani la certezza della corrispondenza con i dettati divini.
A questo punto siamo nella fede più esplicita e completa: Cristo si propone come rivelatore di Dio, ricorrendo al rapporto padre-figlio, per offrire la possibilità di comprendere non solo chi è Dio, ma anche come egli agisce e che cosa chiede a chi ha dato ascolto alla parola del Nazareno.
Un salto di qualità assoluta. Le obiezioni alla totalità della fede in Cristo, possono essere molte. Chi ha dato fiducia alla sua vita, alle sue parole, alla sua opera raggiungerà la pienezza della “verità”. Sicuramente proporzionata alla caducità della condizione umana, ma sufficiente a trovare senso alla vita, coniugando il reale con lo spirito, il tempo con l’eternità.
La riscoperta della centralità della conoscenza di Dio, tramite Cristo è abbastanza recente nella riflessione teologica e pastorale. Per molto tempo la riflessione era stata basata su elaborazioni che partivano da scienze umane (soprattutto la filosofia): si ricorderanno le riflessioni su Dio uno e trino, sulla grazia, sui sacramenti ….
E’ stata la riflessione protestante a porre l’accento sulla centralità della figura di Cristo. Solo partendo da lui – grazie anche alla riflessione sul Vangelo di Giovanni – si può parlare di Dio e del suo volto.


10 Maggio 2020 – Anno A
V Domenica di Pasqua 
(1ª lett.: At 6, 1-7 - 2ª lett.: 1 Pt 2, 4-9 – Vangelo: Gv 14, 1-12)