Salute

Tossicodipendenza e carcere. Storie da Milano

Ogni mattina da 23 anni, al piano terra del Palazzo di Giustizia di Milano, operatori del Sert Carcere Bollate e Tribunale propongono alternative terapeutiche alla carcerazione, per i tossicodipendenti che commettono reati. Grazie a un'intesa con il Tribunale di Milano per cui assistenti sociali e psicologi possono essser presenti nei processi per direttissima. Ecco i volti e le storie che incrociano droga e legge
Carcere, ombra di due uomini dietro sbarre - SITO NUOVO

Un protocollo operativo relativo a cura e riabilitazione di persone tossicodipendenti e alcoldipendenti sottoposti a giudizio. Lo hanno firmato il Presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, e il Direttore generale dell'Asst Santi Paolo e Carlo, Marco Salmoiraghi. L’obiettivo dell’intesa è quella di intercettare imputati con problemi di tossicodipendenza e proporre loro un percorso di riabilitazione, grazie al presenza nei giorni di udienza di assistenti sociali e psicologi nell’aula dei processi per direttissima.
Solo nel primo semestre 2018 i Serd degli istituti di pena di San Vittore, Opera, Bollate e Cesare Beccaria hanno già avuto in cura 2.149 persone (3.128 lo scorso anno), offrendo servizi che vanno dai colloqui medici, alla somministrazione di farmaci, passando per test su urine, questionari, colloqui sociali e psicoterapie.

Ogni anno a Milano si effettuano 2.500 procedimenti per direttissima. Di queste persone una forbice fra le 400 e le 600 vengono intercettate dai servizi socio-sanitari, ovvero una persona su cinque tra chi affronta un processo per direttissima ha problemi di alcol e/o droga.

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