Gaza, "un corridoio umanitario per l'ingresso dei medici"
BRUXELLES - Chiediamo alle organizzazioni internazionali come Onu e Ue un aiuto concreto per far fronte al più grave stato di emergenza sanitaria e umanitaria mai registrato a Gaza. Chiediamo inoltre l’apertura di un corridoio umanitario e che sia Israele che l’Egitto facilitino - così come previsto dalla Convenzione di Ginevra - l’ingresso di medici, chirurghi e altri specialisti aprendo i valichi di frontiera e permettano la distribuzione di medicinali, aiuti umanitari e materiale sanitario monouso utile a curare le migliaia di feriti che gli attacchi israeliani hanno causato dal 7 luglio a oggi.
A parlare è il dottor Raed Almajdalawi, palestinese nato e vissuto proprio nella Striscia di Gaza, nel campo profughi di al Nusairat, assurto tristemente alle cronache negli scorsi giorni per il bombardamento di due moschee da parte dell’esercito di Tel Aviv. Dal 1997 il dottor Raed lavora come radiologo a Brescia ed è presidente dell’organizzazione Palmed Italia, un’associazione di medici palestinesi che da anni è impegnata a migliorare il sistema sanitario sia in Cisgiordania che a Gaza.
“Da luglio fino a ora lavoriamo giorno e notte per cercare di mandare medici nella Striscia - spiega - perché la situazione è quella di un vero e proprio genocidio: fino a ora sono 1.915 i morti, di cui non meno di 450 bambini, duecento donne e altrettanti anziani. I feriti, a tutt’oggi, sono 9875, di cui un terzo bambini. Sfido qualsiasi sistema sanitario al mondo, anche il più moderno ed efficiente, a far fronte a una tragedia di dimensioni simili, con morti e feriti che arrivano negli ospedali a ogni minuto. E c’è da sottolineare che a Gaza le strutture ospedaliere erano già in difficoltà prima di quest’ultimo mese di attacchi a causa dell’embargo israeliano che blocca la Striscia da ormai otto anni. Gli israeliani non risparmiano niente, bombardano scuole, ospedali, mercati, ambulanze, quartieri completi. Usano carri armati, aerei, navi... Ma come potrebbero fare bombardamenti mirati in un’area come Gaza, che è la più densamente popolata al mondo: un milione e settecentomila persone in meno di trecentocinquanta chilometri quadrati”.
Raed racconta cosa sta cercando di fare Palmed Italia: “Siamo riusciti a far entrare un primo gruppo di quattro medici l’11 luglio, grazie all’autorizzazione del governo egiziano. Poi un altro gruppo di otto medici è partito cinque giorni dopo ma è stato fermato per quattro giorni e, alla fine, solo in due sono riusciti a entrare. Li hanno fatti entrare solo perché avevano passaporto palestinese e carta di identità della Striscia di Gaza. Infine, la scorsa settimana, altri cinque medici sono riusciti ad andare, sempre perché avevano documenti della Striscia di Gaza. Abbiamo una lista di ben quaranta medici che sarebbero disposti a partire, specialisti in chirurgia cardiovascolare, chirurgia plastica, anestesisti... Ma non possiamo farli partire perché si sa che non li faranno passare. Proprio oggi mi ha chiamato un medico palestinese di Genova specialista in ustioni, il dottor Nidal Ahmad. Mi ha detto che da ora è in ferie ed è disposto a partire in ogni momento, ma se non si crea un corridoio umanitario tutto questo personale, che potrebbe salvare centinaia di vite, resta qui in Italia”. “Siamo con le mani legate - continua Raed - perché non riusciamo a mandare medicinali di base, fili di sutura, materiale per sale operatorie, i valichi sono tutti chiusi. Tre giorni fa, per fortuna, è riuscita ad arrivare a Gaza una carovana umanitaria tunisina”.
E altri medici di Palmed Europe, testimoniano dagli ospedali sul campo che Israele sta facendo uso di armi non convenzionali, vietate dal diritto internazionale: il norvegese Mads Gilbert, per esempio, ha dichiarato che, nel visitare i feriti e nell’esaminare le vittime, ha riscontrato lesioni gravissime causate da ordigni che hanno provocato lacerazioni in varie parti del corpo. E un altro medico norvegese, Erik Fosse ha denunciato esplicitamente l’uso di armi non convenzionali che, nonostante la sua esperienza in altri conflitti come quello del Libano, non è riuscito a riconoscere. Inoltre, il ministro della sanità a Gaza, al Qudra, ha dichiarato che l’esercito di Tel Aviv sta facendo uso di gas tossici, tesi confermata dagli stessi medici sul campo che si sono trovati a trattare bambini con sintomi di soffocamento. “Mi riferiscono - dichiara Raed - che durante gli attacchi si è fatto uso anche di bombe che contengono migliaia di piccole freccette di due centimetri e mezzo, che colpiscono chiunque indiscriminatamente nel raggio di centinaia di metri e, una volta entrate nel corpo, lacerano i tessuti che incontrano”.
Secondo Raed, ogni famiglia, ogni casa è stata colpita dal conflitto: “Io ho perso il marito di mia nipote. Lei ha ventiquattro anni e due figli di tre e cinque anni. Lo stavano salutando mentre stava uscendo di casa, e un razzo lo ha dilaniato. Un’altra mia nipote mi ha mandato un messaggio Whatsapp: sono stanca di aspettare un altro razzo, diceva. E’ come se preferisse la morte all’attesa”, racconta.
Chi vuole aiutare l'associazione o offrirsi volontario a partire come medico o operatore sanitario può inviare una mail: palmeditalia@palmedeurope.it. Per le donazioni: UniCredit Banca - Intestato: PALMED ITALIA O.N.L.U.S - IBAN: IT24L0200855090000103155675, Codice BIC SWIFT : UNCRITM1C24. (Maurizio Molinari)