5 febbraio 2014 ore: 15:26
Salute

Il cancro e le disuguaglianze sociali: perché ammalarsi non è uguale per tutti

Francia, il terzo piano nazionale per la lotta contro i tumori, finanziato con 1,5 miliardi di euro, punta il dito sugli effetti che una diversa condizione economica e sociale ha in particolare nella gestione degli effetti secondari della malattia

boxIn Francia le disuguaglianze economiche e sociali sono determinanti sia per la possibilità di ammalarsi di tumore che nella gestione dei suoi effetti. Lo dice il terzo Plan cancer per il periodo 2014-2019, presentato ieri in occasione della giornata mondiale contro il cancro, finanziato con 1,5 miliardi di euro e volto a colmare le disparità legate alla malattia, principale causa di mortalità nel paese con 148 mila decessi stimati nel 2012 e 355 mila nuovi casi ogni anno. Si arriva a parlare di 3 milioni di francesi che nel corso della loro vita hanno o hanno avuto un tumore.

Secondo i dati il cancro resta la patologia in cui le disuguaglianze sono più forti, così come emerge dalle parole, riportate nell’articolo di Le Monde, della professoressa Jacqueline Godet: “Se l’accesso ai trattamenti è pressappoco egualitario ovunque in Francia per tutti i pazienti, l’accesso alle informazioni non è omogeneo, e neanche il modo in cui vengono gestiti gli effetti secondari. È noto infatti come gli effetti sociali della malattia accentuino o creino precarietà sociale, economica o professionale. C’è una forte disparità a seconda dei luoghi e delle origini sociali”.

Ciò che si rileva è che il rischio di decesso per cancro tra i 30 e i 65 anni è due volte superiore per gli operai che per i dirigenti e i liberi professionisti. Ciò è dovuto al diverso approccio alla prevenzione, all’accesso inuguale alle cure e ai diversi mezzi economici, a cui si aggiungono i fattori legati alle condizioni di vita precarie, così come la maggior esposizione a sostanze pericolose: di 2,37 milioni di salariati esposti a sostanze cancerogene nello svolgere il proprio lavoro, il 70% sono operai. Disuguali risultano anche i rientri e l’abbandono del lavoro in seguito alla malattia, con un picco nel numero di operai rispetto a lavoratori di altro genere.

Dal punto di vista della prevenzione molto si può fare, ad esempio per i casi di cancro all’utero, responsabile ogni anno di 1000 decessi, ma per cui l’accesso allo screening è “socialmente differenziato ed è attualmente disponibile in 13 dipartimenti pilota”, racconta Agnes Buzyn, presidentessa del National Cancer Institute. Il nuovo piano prevede di estendere a tutta la Francia l’accesso a visite di controllo e prevenzione.

Il piano prevede inoltre di ridurre da 27 a 20 i giorni per accedere alla risonanza magnetica su tutto il territorio nazionale, di favorire l’accesso a cure di qualità, così come di instaurare una sorta di “diritto all’oblio” che permetta di non dover dichiarare la propria condizione di malato di tumore nei questionari medici dei richiedenti un prestito. Quest’ultima risoluzione è stata pensata nell’intento di mitigare l’impatto del cancro sulla vita delle persone, così da permettere - all’interno della convenzione “Assicurarsi e richiedere prestiti con un rischio di salute aggravato” - di richiedere ed ottenere più facilmente un mutuo o un prestito da parte di chi ha o ha avuto un tumore.

Previsto altresì l’accesso alla ricostruzione mammaria mutuabile, dopo aver subito interventi per cancro al seno, che va a sommarsi agli interventi ricostruttivi previsti nel piano precedente per i casi otorinolaringoiatrici.

Un programma dunque pensato nel tentativo di curare di più per vivere meglio, da attuare attraverso quattro principi generali: curare un numero maggiore di persone malate, preservare la continuità e la qualità della vita, investire nella prevenzione e nella ricerca, ottimizzare la gestione delle risorse. (Hélène D’angelo)

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