24 febbraio 2018 ore: 10:58
Immigrazione

"Illuse e vendute come merce". Calano le denunce contro la tratta a Torino

Nel rapporto annuale dell’unità di strada dell’associazione Amici di Lazzaro sulla condizione delle donne nigeriane (e non solo) vittime di tratta e sfruttamento a scopo sessuale, il bilancio sul fenomeno in provincia di Torino: 8 su 10 sono sfruttate e sono sempre meno quelle che trovano la forza di denunciare
Prostituzione e tratta. Ragazza di spalle su strada

TORINO – Quasi l’80 per cento delle donne che si prostituiscono sono sfruttate, l’età media è in calo a circa 24,5 anni e sono sempre meno le denunce. Sono alcuni numeri forniti dall’Associazione Amici di Lazzaro, che attraverso il Rapporto 2017 sulla tratta a Torino e provincia ha fotografato la drammatica realtà con la quale si trovano a convivere centinaia di ragazze e donne nelle strade del capoluogo piemontese. In gran parte nigeriane, spesso ingannate o spinte da familiari a venire in Italia, hanno dai 19 ai 23 anni con un’età media complessiva tra i 24,5 anni. Questa la fotografia del fenomeno fornita dall’Associazione, che dal 1999 aiuta ed ascolta le donne vittime di tratta e sfruttamento, incontrandole in strada con una unità mobile composta da 5-8 volontari. In strada offre informazioni sui percorsi di fuga creando relazioni di sostegno ed ascolto che negli anni hanno portato oltre 450 donne a chiedere aiuto e lasciare la strada. 

L’analisi del fenomeno parte da un racconto, quanto mai emblematico. “Anna è arrivata da noi piena di lividi – scrive l’Associazione Amici di Lazzaro. I suoi sfruttatori più volte l’avevano picchiata duramente. Lei spaventata dalle minacce e dal timore che potessero fare del male a suo bambino in Nigeria, non era mai fuggita. L’avevamo incontrata un po’ di volte in strada, sembrava quasi che non le interessasse lasciare la strada, ci sembrava che nemmeno ci ascoltasse, non era così. Aveva pensato tanto, e un giorno ha deciso: “se mi picchia ancora una volta scappo”. E così è stato. Nei primi mesi ha dovuto superare una grave depressione, tanto sonno e la convinzione di essere una fallita, una ragazza che si era fatta aggirare e aveva sprecato due anni di vita in strada sottomessa a dei criminali. Poi piano piano, si è ripresa, ha iniziato a sorridere, a scherzare, a parlare di più, imparare l’italiano. Ed è venuta fuori la vera Anna, piena di vita, di voglia di imparare, ironica, socievole. Oggi il suo cammino è ancora all’inizio, sta portando avanti la denuncia contro i suoi sfruttatori, che le garantirà protezione e un permesso di soggiorno, va a scuola per imparare la lingua, prepararsi ad una professione, va in chiesa, ha i primi amici italiani “normali”. Possiamo veramente dire che Anna è passata dalla strada alla vita”

Secondo il rapporto dell’Associazione, la percentuale di donne vittime di tratta a Torino è stabile all' 87 per cento (come nel 2016). Dopo alcuni anni di crescita  il numero delle ragazze sfruttate è leggermente diminuito, dopo il boom del 2016 e nonostante vi siano stati arrivi numerosi nei primi 6 mesi del 2017.

Chi è in strada. Oltre alla maggioranza di nazionalità nigeriana, i dati evidenziano la crescita delle albanesi ( circa 70) e delle cinesi (20) mentre sono in calo le romene (60). Rimane stabile la percentuale di maghrebine (30), mentre sono poche le sudamericane (10) e le italiane (15, quasi tutte con problemi di dipendenza). Altre del'est (50), un'altra ventina (20) erano donne di cui non siamo riusciti a comprendere la nazionalità.

E’ ancora stabile (circa il 9-10%) il numero delle donne nigeriane disperate che tornano in strada dopo anni di vita normale oppure vi finiscono per la prima volta. Spesso sono donne che non hanno competenze lavorative adeguate al mondo del lavoro italiano, sono poco istruite, se non analfabete. Alcune arrivano anche da altre nazioni (tra cui Germania, Spagna, Grecia, Inghilterra, dove risiedevano e avevano un lavoro che poi hanno perso). Secondo ‘Amici di Lazzaro’, quest’ultime sono le più assidue in strada in quanto hanno meno clienti. Sempre più sovente i volontari si sentono chiedere di dar loro qualcosa da mangiare e, proprio per loro, l’associazione ha previsto un centro di ascolto ad hoc che le aiuta materialmente.

Italia terra di passaggio. Secondo il report, un fenomeno nuovo è il sentire comune delle ragazze nell’affermare di voler pagare gli sfruttatori e voler tornare in Nigeria o spostarsi nel centro-nord Europa.  L’Italia è considerata troppo tassata, troppo costosa e con poco lavoro. Molti sfruttatori spostano infatti molte ragazze in altre nazioni europee, usando l’Italia sono come passaggio verso altre nazioni più benestanti.  Concretamente sono già alcune decine le ragazze che sono tornate in Nigeria volontariamente perlopiù autonomamente.

Minorenni. “Le presunte minorenni in strada che abbiamo incontrato sono poche – scrive l’Associazione- circa 50 su quasi  705 donne contattate in strada. In tali casi segnaliamo i casi alle autorità competenti per intervenire in maniera adeguata, ma spesso le minorenni vengono fatte ruotare e le si riesce ad incontrare solo una volta per cui la segnalazione è pressochè impossibile. Un aspetto che ci ha fatto riflettere è la presenza di minori nelle case degli sfruttatori. A detta di alcune ragazze sfruttate insieme a loro vivevano bambini e ragazzini che crescendo in un ambiente malavitoso probabilmente riprodurranno quello che hanno vissuto sin dall’infanzia come una cosa normale, sulla scia dei figli dei mafiosi che spesso a loro volta diventano mafiosi”.

E chi lascia la strada. Nel 2017 circa 30 ragazze hanno chiesto aiuto per lasciare la strada. Mentre almeno 20 hanno chiesto altri tipi di aiuto come supporto economico, aiuto per andare a scuola, sostegno alla maternità. Solo tre ragazze hanno usato l’art.18, provvedendo alla denuncia degli sfruttatori e al conseguente ottenimento del permesso di soggiorno. Le altre hanno usufruito delle vie ordinarie per la regolarizzazione degli immigrati. In tutti i casi l’associazione provvede (senza contributi pubblici) alla fuga e all’accoglienza in proprio e grazie ad una vasta rete di collaborazioni. Alle donne in difficoltà economica provvede ad un sostegno materiale e morale. 

Crisi anche in strada. Infine, il report ha anche analizzato i guadagni sulla strada. La maggior parte delle ragazze lamenta un continuo calo dei guadagni, fino al meno 50%. “I clienti diminuiscono a tal punto che abbiamo incontrato donne che per molte sere non riuscivano a trovarne nemmeno uno – scrive l’Associazione”. Il calo è così evidente che in alcune zone le ragazze hanno smesso di andare la domenica,  lunedì e martedì, per risparmiare sul joint (l’affitto del marciapiede che si paga alle organizzazioni che controllano i territori) inoltre spesso nelle zone industriali le ragazze vanno via alle 2 di notte per non restare sole, e anticipano l’arrivo al tardo pomeriggio. Il calo degli introiti allunga notevolmente il numero degli anni di sfruttamento, con conseguenze negative sulla salute psicofisica delle vittime che nel tempo ne pagano le conseguenze a causa del freddo e delle pessime condizioni di vita che affrontano.

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