8 novembre 2016 ore: 15:27
Giustizia

A tavola con i prodotti biologici di migranti, disabili e detenuti

Ortaggi biologici coltivati da migranti e disabili psichici trasformati dai detenuti-chef in conserve o salse. Questo il nuovo progetto della filiera solidale a 'km 0' svolto in un'azienda agricola della Cooperativa Nazareth a Persico Dosimo, alle porte di Cremona
Ortaggi, agricoltura biologica

Roma - Ortaggi biologici coltivati da migranti e disabili psichici trasformati dai detenuti-chef in conserve o salse. Questo il nuovo progetto della filiera solidale a 'km 0' svolto in un'azienda agricola della Cooperativa Nazareth a Persico Dosimo, alle porte di Cremona, che sara' presentato il prossimo 13 novembre alle 14.30 a CremonaFiere nell'ambito della 13esima edizione de il BonTa', Salone delle eccellenze enogastronomiche artigianali e delle attrezzature professionali.

Un percorso di accompagnamento all'autonomia di minori stranieri e persone con fragilita' chiamato 'Rigenera' incontra l'attivita' di formazione e riabilitazione sociale e lavorativa 'I Buoni di Ca' del Ferro' della casa circondariale di Cremona, proprio grazie al format 'dalla terra alla tavola', che sostiene i prodotti biologici certificati coltivati nell'ambito dell'iniziativa.

"L'obiettivo e' non solo offrire un nuovo approccio al lavoro e alla socializzazione, ma anche creare concrete opportunita' lavorative", spiega Giusy Brignoli, tra i responsabili della Cooperativa Nazareth. "Le persone che lavorano, anche se toccate da uno 'svantaggio' di tipo sociale o fisico- aggiunge- vengono valorizzate nel loro saper fare liberando creativita' ed energie".

"Come operatori penitenziari- precisa, a proposito, la direttrice di Ca' del Ferro Maria Gabriella Lusi- siamo convinti che il nostro lavoro possa essere efficace se riusciamo a guardare 'dentro' la persona detenuta e, ad un tempo, a tutto cio' che la circonda". Un progetto che mira a "restituire alla liberta' persone non piu' portate a delinquere" attraverso "una competenza professionale acquisita in carcere da spendere dopo la pena" o perche' "con la partecipazione del detenuto, il carcere ha saputo creare con il territorio il ponte di un efficace reinserimento".

"Sono convinto- afferma uno dei detenuti partecipanti- che, quando usciro' da qui, saro' gia' 'tre passi in avanti' rispetto ad altri. Sogno di poter realizzare un progetto in questo settore con la mia famiglia- aggiunge- Ho capito il valore e l'importanza del lavorare in team, imparando a valorizzare ed apprezzare le doti e le qualita' dei miei compagni di lavoro, per crescere insieme, producendo cibo di qualita'. Dal punto di vista umano questa opportunita' mi serve molto per dimostrare a me stesso che non sono la persona descritta nelle sentenze di tribunale, ma che ho un valore, che posso fare cose buone…che ce la posso fare!". (DIRE)

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