27 marzo 2018 ore: 13:05
Immigrazione

Cattive prassi e lunghe file: il calvario per chiedere asilo a Roma

Lo evidenzia un rapporto realizzato dalla Rete legale di supporto ai migranti, composta dalle associazioni A Buon Diritto, Baobab Experience, Consiglio Italiano per i Rifugiati e Radicali Roma. “L’acuirsi delle difficoltà porta molti migranti a rinunciare al loro diritto di chiedere protezione”
Accoglienza: migranti in fila

ROMA – Cattive prassi, lunghe attese, provvedimenti illegittimi, difficoltà burocratiche. Sono queste soltanto alcuni dei problemi che si trova davanti chi prova a fare richiesta di asilo a Roma. Lo evidenzia un rapporto realizzato dalla Rete legale di supporto ai migranti, composta dalle associazioni A Buon Diritto, Baobab Experience, Consiglio Italiano per i Rifugiati e Radicali Roma. La Rete ha organizzato due giornate di vigilanza e monitoraggio davanti all’ufficio Immigrazione della Questura di Via Patini.

“L’acuirsi delle cattive prassi implementate dalla Questura di Roma, le lunghe attese e le difficoltà burocratiche continue, hanno comportato in molti casi la decisione da parte dei migranti di non esercitare il proprio diritto a richiedere la protezione internazionale o il rinnovo del proprio documento, rimanendo pertanto nel limbo dell’irregolarità – si legge nel report -. Quanto osservato durante le giornate di vigilanza e le testimonianze raccolte confermano il critico quadro già descritto e segnalato dal team legale negli ultimi due anni. Più in generale, le difficoltà si riscontrano nel concreto accesso agli uffici, ostacolato dal numero ridotto di istanze ammesse giornalmente dall’Ufficio Immigrazione, limitate a circa una ventina. Quest’ultimo aspetto costringe pertanto i richiedenti asilo, siano essi uomini o donne con bambini, a trascorrere la notte in fila davanti gli uffici della Questura, con qualsiasi condizione meteorologica, come testimoniato dalle nostre riprese”.

La Rete ha poi riscontrata l’illegittimità di alcune prassi: la richiesta da parte degli uffici, nel caso di rinnovo del permesso di soggiorno e del titolo di viaggio, dell’iscrizione anagrafica all’albo della popolazione residente, e la richiesta del passaporto e del domicilio, nel caso della domanda di protezione internazionale. La problematica relativa al domicilio rimane costante da mesi: secondo la prassi adottata dalla Questura di Roma non si può accedere alla richiesta di protezione internazionale in assenza di una dichiarazione di domicilio, ovvero di una abitazione stabile. Come è noto a coloro che si occupano di tutela dei diritti di richiedenti asilo e rifugiati a Roma, i funzionari dell’Ufficio Immigrazione richiedono a chi si presenta presso lo Sportello Profughi un documento riportante l’indirizzo presso il quale si intende fissare il proprio domicilio, per poter dare inizio alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale. Non sembra essere sufficiente a tal fine un’autocertificazione del richiedente, ma occorre esibire una dichiarazione di un privato (“cessione di fabbricato”) o, alternativamente, un certificato rilasciato dal centro di accoglienza dove si è accolti (“dichiarazione di ospitalità”). Chi non è in possesso di tale certificazione viene invitato a presentarsi in Questura in un momento successivo, spesso senza aver compreso di che problema si tratti. Questi appuntamenti in pratica vengono reiterati di continuo, senza riuscire a trovare una soluzione. È evidente la difficoltà per un richiedente che è al di fuori dei circuiti di accoglienza di poter superare tale ostacolo. È bene far presente che la normativa (d. lgs n. 25/2008, e successivamente d. lgs n. 142/2015) non prescrive nessuna formalità sulla comunicazione del domicilio, che quindi potrebbe essere assolta tramite autocertificazione redatta dal richiedente.

Quanto alla richiesta del passaporto o, in alternativa, della denuncia di smarrimento o di furto dello stesso, “ricordiamo non è un obbligo previsto dalla legge – scrivono le organizzazioni -. Se si considera che la maggior parte dei soggetti intenzionati a richiedere asilo non ha mai posseduto il passaporto oppure non è stato in grado di portarlo con sé al momento della fuga, lo ha smarrito o gli è stato rubato durante una delle tappe del viaggio, tale atteggiamento da parte della Questura di fatto limita ingiustificatamente il diritto a chiedere protezione”.

Se le criticità rimangono costanti, rimangono forti anche le preoccupazioni delle associazioni della rete – conclude il report - Né alla richiesta ripetuta di incontrare i responsabili della questura e della prefettura, è ancora giunta alcuna risposta. Alla luce di quanto emerso e confermato dalle giornate di osservazione e monitoraggio che qui si riportano, la Rete Legale raccomanda nuovamente alle competenti autorità di intervenire affinché le procedure rispettino i diritti garantiti dalla normativa nazionale e internazionale e la dignità umana”. Nel rapporto si ricorda inoltre che il presidio informale nei pressi della stazione Tiburtina, gestito dai volontari dell’Associazione Baobab Experience, negli ultimi mesi ha accolto oltre 600 persone. A piazzale Maslax si offre un servizio di orientamento e assistenza legale in merito all’accesso alla procedura per la richiesta di protezione internazionale, al rinnovo del permesso di soggiorno e, più in generale, alla risoluzione dei problemi incontrati dai migranti stessi nello svolgimento di queste pratiche.

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