16 marzo 2018 ore: 12:40
Immigrazione

In Germania un progetto pilota riporta gli insegnanti rifugiati in classe

Alaa Kassab è una rifugiata siriana di 25 anni. Ad Aleppo insegnava inglese. Grazie al Programma per insegnanti rifugiati dell’università di Potsdam è tornata in cattedra, nel Paese che l’ha accolta. Nel 2017 sono stati 30 i diplomati grazie al progetto. “Il lavoro è elemento chiave del processo di integrazione”
Unhcr Progetto Unhcr, insegnate rifugiata

POTSDAM (Germania) – Alaa Kassab, ha 25 anni ed è una rifugiata siriana accolta in Germania. Ad Aleppo, prima di essere costretta a scappare a causa della guerra, insegnava inglese in una scuola elementare bilingue. Ora, grazie al Refugee teachers programme (Programma per insegnanti rifugiati) dell’università di Potsdam, un progetto pilota il cui obiettivo è formare gli insegnanti appena arrivati, ha potuto ritornare in classe. La sua storia è stata raccontata dall’Unhcr. “Insegnare inglese mi dà immense soddisfazioni – ha dichiarato Alaa che oggi lavora a tempo pieno come assistente didattica in una scuola elementare – Vedere i miei studenti che parlano o capiscono l’inglese grazie a me, mi riempie di orgoglio. So che un giorno la lingua influenzerà la loro vita proprio com’è successo a me: senza l’inglese, non penso che avrei lasciato la Siria e ora potrei essere morta”. La conoscenza dell’inglese, infatti, l’ha salvata durante la traversata in mare verso la Grecia. “Il lavoro è un elemento chiave del processo di integrazione e i benefici vanno oltre l’autosufficienza – ha spiegato Dominik Bartsch, rappresentante dell’Unhcr in Germania – I rifugiati hanno capacità e talento e desiderano l’opportunità di metterli in pratica in modo significativo. Ma soprattutto, il lavoro favorisce l’instaurarsi di relazioni sociali con la comunità ospitante”.

Il Programma per insegnanti rifugiati dell’università di Potsdam è stato pensato per aiutare i nuovi arrivati a familiarizzare con il sistema educativo tedesco e inserirli in un percorso professionale in 18 mesi. Il percorso di formazione per gli insegnanti in Germania può durare fino a 7 anni, al termine dei quali si deve essere in grado di insegnare 2 materie. Per poter ricominciare a insegnare Alaa avrebbe dovuto ricominciare gli studi e imparare il tedesco. Grazie al progetto pilota, invece, lei e i suoi compagni di classe hanno imparato il tedesco in 2 anni, si sono poi iscritti ai seminari di formazione dell’università su teorie e pratiche didattiche e hanno fatto un tirocinio. Nel 2017 Alaa e i suoi compagni, una trentina di persone, si sono diplomati e hanno iniziato a lavorare come assistenti didattici. Per diventare insegnanti di ruolo, infatti, devono completare il percorso formativo tradizionale. Una prospettiva scoraggiante per alcuni, come Alaa che vorrebbe tornare all’università. Altri sono soddisfatti di poter lavorare: “Il lavoro è una sicurezza in questa fase. Abbiamo bisogno di stabilità e di un futuro. Ecco perché questo programma è così importante per noi”, ha detto Motaz Jarkas, 34 anni, insegnante di inglese di Aleppo che si è diplomato l’anno scorso. “Lavorare è fondamentale, il primo ostacolo è stato imparare la lingua – ha dichiarato Mais Saifo, 29 anni, che in Siria insegnava arte – Ora stiamo iniziando a integrarci e siamo più motivati perché vediamo il traguardo. Ma c’è ancora molto da imparare: l’insegnamento è molto diverso in Germania”.

Purtroppo i finanziamenti del Programma per insegnanti rifugiati dell’università di Potsdam sono limitati. Le iscrizioni sono state chiuse e nel marzo 2019 ci saranno gli ultimi diplomati. I coordinatori del progetto sperano che altri atenei avviino il programma per sfruttare al meglio le competenze dei numerosi insegnanti che arrivano in Germania. (lp)

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