5 luglio 2017 ore: 16:13
Immigrazione

Migranti, 400 donne a scuola di integrazione: la sfida della Comunità di S.Egidio

Presentato oggi a Roma “Madri e figli rifugiati: passare dall’accoglienza all’inclusione”, l’iniziativa è dedicata alle migranti arrivate in Italia sia via mare che con i corridoi umanitati. Tra loro anche vittime di tratta. “Le aiuteremo perché sono più a rischio, l’inclusione non può fermarsi all’accoglienza”
Immigrazione. Donna scrive INTEGRATION su lavagna

ROMA – Offrire un futuro di integrazione a 400 donne, attraverso percorsi personalizzati che iniziano nelle aule della scuola di italiano per proseguire nei laboratori di educazione domestica, di mediazione culturale e di assistenza familiare. Si chiama “Madri e figli rifugiati: dall’accoglienza all’inclusione”, il progetto della comunità di Sant’Egidio che è stato presentato oggi a Roma. L’obiettivo è vincere la battaglia dell’integrazione andando oltre l’assistenzialismo, portando le donne a scuola per imparare l’italiano ma anche per imparare un mestiere, dall’assistenza agli anziani alla sartoria.

Il progetto ha preso il via in questi giorni con le prime 50 donne accolte dalla Comunità e avviate al percorso: alcune di loro sono arrivate dal mare, altre con i corridoi umanitari, altre sono vittime di tratta, altre ancora vivevano fino a poco tempo fa nel centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. L’iniziativa è resa possibile da un’erogazione liberale di Merck & Co. per conto della sua consociata italiana Msd: lo stanziamento è di circa 120mila euro. Entro la fine dell’anno, le rifugiate aiutate saranno 400 e per ognuna sarà individuato un percorso attraverso un colloquio personalizzato.  

“L’inclusione non può fermarsi all’accoglienza – spiega Daniela Pompei, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i servizi agli immigrati – e per questo abbiamo deciso di dedicare questo progetto alle donne rifugiate e ai loro figli perché sono più a rischio. Aiuteremo 400 donne. Molte sono arrivate attraverso i barconi nel nostro Paese e hanno alle spalle non solo il dramma del viaggio ma anche la violenza della tratta. Altre sono arrivate con il corridoio umanitario e altre arriveranno nei prossimi mesi. Il primo passo dell’aiuto è quello della lingua. Ma ci sono molti altri fronti: l’assistenza legale per richiedere la protezione internazionale, kit di sussistenza per i bambini (grazie a questo progetto ne potremmo aiutare sempre di più), l’integrazione a scuola, le tessere telefoniche per mettersi in contatto con le famiglie lasciate nei paesi d’origine e mille altri gesti. Facciamo il possibile affinché le donne possano essere autonome. Per questo teniamo dei corsi di economia domestica e di assistenza agli anziani e ai disabili in modo che possano trovarsi un lavoro. In molti casi – e sarà tra le priorità di questo progetto – paghiamo loro dei tirocini formativi in modo che ci siano più prospettive di lavoro”. Inoltre, la comunità di Sant’Egidio offrirà anche un ‘contributo affitto’ per un periodo di tempo “per aiutare le donne ad acquistare autonomia in modo che intanto possano mettere i soldi da parte per poi proseguire da sole e prendersi carico della famiglia. Era un sogno, ora grazie a questo progetto reso possibile da Msd Italia riusciremo a renderlo realtà”.

“Le donne e i bambini sono tra i migranti i soggetti più vulnerabili – aggiunge Concetta Mirisola, direttora dell’Inmp, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà -. Dobbiamo quindi offrirgli tutta l’assistenza di cui hanno bisogno, molti hanno alle spalle un percorso travagliato di dolore e sofferenza”. Nicoletta Luppi, amministratore delegato di Msd Italia spiega che “aiutare le donne a potersi davvero integrare è una sfida enorme che, a catena, porterà degli enormi benefici anche a livello di sanità pubblica: perché la salute materno-infantile è alla base. Come Azienda farmaceutica abbiamo una responsabilità sociale – aggiunge - e dobbiamo essere parte della soluzione, anche perché il nostro lavoro ci fa conoscere alcune tematiche più direttamente e più in profondità e quindi possiamo, e dobbiamo, fare di più. Il mio sogno è che aiutando queste 400 donne, in 400 modi differenti, perché hanno storie e vite differenti, le metteremo in condizioni di aiutare loro stesse e altre 400 donne e quindi le loro famiglie, e poi altre 400 e così via”.  

Per sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione “l’integrazione è la naturale prosecuzione dell’accoglienza e del salvataggio in mare. Ma si tratta di un percorso difficile, non possiamo nasconderlo – spiega – e passa attraverso diverse tappe come questa”. “Quella dei migranti è una priorità umanitaria che non possiamo e non dobbiamo ignorare - aggiunge Mario Marazziti, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati– e come rappresentante istituzionale è mio dovere cogliere le buone pratiche provenienti dal mondo del sociale e, se possibile, incentivarne l'impiego a livello nazionale affinché queste situazioni, non solo non si aggravino, ma trovino anche una possibile soluzione. Un valido esempio sono i corridoi umanitari. Bisogna ridurre al minimo possibile il traffico umano e il numero dei morti nel Mediterraneo e ciò si ottiene con viaggi sicuri e avviando la richiesta di protezione internazionale dall’altra riva del Mediterraneo e dei Paesi in transito. Solo lavorando insieme, abbattendo barriere culturali e politiche, è possibile dare una risposta a queste richieste di aiuto e consentire così una reale integrazione di valore”. (ec)

 

© Copyright Redattore Sociale