Migranti, Orlando risponde alla critiche: "Si rischia guerra tra ultimi e penultimi"
ROMA – “Tre gradi di giudizio a una persona che chiede il riconoscimento dell’asilo, rischiano di essere due anni di attesa. Noi abbiamo deciso di giurisdizionare il percorso in linea con l’idea del giusto processo europeo. Il fenomeno migratorio è ineliminabile, dobbiamo gestirlo, altrimenti c’è il rischio di una guerra tra ultimi e penultimi, soprattutto nelle periferie”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, rispondendo alle critiche mosse dal leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, al decreto Minniti Orlando, durante l’evento organizzato oggi a Roma per celebrare i 60 anni di Arci.
“Possiamo ripensare alcuni strumenti se non sono giusti ma gli strumenti servono – aggiunge Orlando. Questo è un fenomeno che va governato e che non si può lasciare alla dinamica dei flussi”. Il ministro della Giustizia si è detto invece d’accordo a far in modo che si arrivi rapidamente all’introduzione del reato di tortura, come richiesto anche dalla presidente dell’Arci Francesca Chiavacci. “Il patteggiamento sui fatti del G8 si è chiuso in quel modo perché abbiamo cambiato atteggiamento come governo. Per me non potrebbe essere altrimenti, quel giorno a Genova c’ero anch’io” ha concludo Orlando.
Rispetto ai due decreti su sicurezza urbana e immigrazione, Sinistra italiana ha chiesto al ministro un ripensamento. “Cos’è successo a un pezzo di cultura della sinistra perché a un certo punto di fronte alla povertà che cresce l’obiettivo della politica sia diventato colpire i poveri anziché la povertà? – sottolinea Fratoianni -. Questi due decreti rappresentano un elemento di regressione, anche perché vengono approvati a colpi di maggioranza. Non si può rispondere a questi temi con un daspo urbano e un diritto etnico per i migranti”. (ec)