8 giugno 2017 ore: 14:16
Immigrazione

Richiedenti asilo, l’integrazione passa anche dalla falegnameria

Si chiama “Green Asp – Falegnameria sociale” il progetto di Asp Città di Bologna e Centro Antartide. A fianco di un falegname esperto, 2 richiedenti asilo e i ragazzi delle scuole secondarie. Branchini (Centro Antartide): “Vogliamo che questo luogo diventi punto di riferimento per tutta la città”
Rifugiati. Falegnameria

BOLOGNA – Harouna Manneh è originario del Gambia, dove faceva l’autista. Qui, senza una patente valida, ha dovuto trovarsi un’alternativa. Yaya Kone, invece, viene dalla Costa d’Avorio: appena arrivato in Italia si è messo a studiare, e ha già conseguito la licenza media. Harouna e Yaya sono i 2 giovani richiedenti asilo che hanno partecipato al laboratorio di falegnameria organizzato presso “Green Asp – Falegnameria sociale”, la nuova versione della falegnameria Giovanni XXIII dell’Asp Città di Bologna. “Osservando e facendo pratica, in un paio d’anni capirò quest’attività”, spiega Harouna. Gli fa eco Yaya: “Questo stage renderà migliore la mia vita”. A guidarli in questo corso di formazione e integrazione, Massimo Zucchini, falegname alla Giovanni XXIII da 26 anni: “Negli ultimi anni l’attività qui dentro era decisamente calata – spiega –, ma oggi stiamo assistendo a una rinascita”.

Rifugiati. Falegnameria 2

Teatro di questa esperienza, come detto, la struttura Giovanni XXIII di Asp in viale Roma a Bologna: struttura residenziale ma non solo, con i suoi spazi “pubblici” grandi e piccoli e la sua falegnameria. Quest’ultima, però, ultimamente aveva perso la sua piena funzionalità, arrivando a svolgere solo attività marginali. Fino a quando Asp e Centro Antartide, con il sostegno della Fondazione del Monte, non solo l’hanno rigenerata, ma l’hanno resa soggetto di un percorso di alta professionalizzazione (qui il video “Une vie meilleure” che racconta questo progetto) che ha coinvolto il Dipartimento Ciri Edilizia e Costruzioni dell’Università di Bologna e il Dipartimento di Design dell’Università di Sassari. 

In pratica: gli studenti delle 2 università si sono trovati a studiare – in un workshop di progettazione che ha messo al centro l’umanizzazione degli spazi – uno dei reparti della struttura, arrivando all’individuazione di alcuni interventi e prototipi di arredo da far realizzare alla falegnameria, vale a dire a Zucchini e ai suoi collaboratori: oltre a Harouna e Yaya, entrambi ospiti del centro d’accoglienza Asp il Milliario, alcuni giovani delle scuole secondarie della città. “Attraverso la valorizzazione delle competenze dei professionisti e grazie all’aggiornamento della strumentazione è nata una preziosa occasione di formazione per chi richiede asilo – spiega Sara Branchini del Centro Antartide –. Harouna e Yaya sono stati entusiasti della possibilità di frequentare questo corso, per non sprecare tempo in attesa di avere il permesso e potersi quindi cercare un lavoro. Il rapporto quotidiano con il personale di Asp e gli ospiti della struttura è stato per loro un bell’assaggio di integrazione”. 

Dopo questo primo periodo di sperimentazione, ora l’obiettivo è ampliare questo progetto di formazione e accompagnamento: “Vorremmo che la falegnameria cominciasse anche a lavorare per soggetti esterni ad Asp. Per esempio, ci piacerebbe collaborare con designer, ricercatori universitari e esperienze di cittadinanza attiva in città, magari impegnate nel recupero di aree verdi bisognose di migliorare i loro arredi. Puntiamo a rendere sempre più ibrido questo luogo, facendolo diventare motore di tutto il territorio”. (Ambra Notari)

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