5 novembre 2015 ore: 11:33
Immigrazione

Rimesse, è boom di money transfer. I migranti inviano 300 euro alla volta

Dei canali attraverso i quali i migranti mandano denaro all’estero si è parlato in occasione della discussione sulla norma che alza il tetto dei contanti da mille a 3 mila euro. Abbiamo fatto i conti, verificando l’esplosione dei money transfer nel nostro Paese dal 2002 al 2010: da 687 a 34 mila!
Money transfer. Rimesse di immigrati. Banconote

ROMA - Come inciderà, se inciderà, sulla mole delle rimesse degli immigrati la norma che alza il tetto del contante da mille a 3 mila euro? In queste ore preoccupazioni si sono levate circa la possibilità che la norma possa facilitare le attività illecite e il riciclaggio di denaro anche da parte degli stranieri presenti nel nostro paese. Il tutto mentre il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, nei giorni scorsi ha fatto marcia indietro e ha annunciato la possibilità di mantenere per questo comparto la soglia dei mille euro, sottolineando che “i money transfer a 3 mila euro sarebbero un problema oggettivo“.
Se le cronache evidenziano che questo dei money transfer è uno dei canali attraverso il quale passa un grossa fetta di traffici illegali, va detto che risulta difficile ipotizzare un’incidenza diretta sulle abitudini degli immigrati e sul volume delle rimesse, meno ancora sul potenziale di illegalità che questo comporta. Vediamo la situazione.

Money transfer, la situazione in Italia. I servizi di rimesse di denaro all’estero sono forniti attraverso questi canali formali: gli operatori di money transfer, le istituzioni di intermediazione finanziaria (banche, cooperative, ecc…) e le Poste. Si stima che solo la metà del totale delle rimesse passi attraverso canali formali che offrono servizi di trasferimento di denaro all’estero.
L’Italia, che ospita un mercato tra i più importanti a livello mondiale, risulta da sempre un Paese classificato come “to send”, in quanto i trasferimenti verso l’estero prevalgono di molto su quelli in entrata.
Come dicevamo, proprio in relazione all’ampio flusso di immigrazione, si è assistito a una grande diffusione di strutture finanziarie di money transfer. A fotografare la realtà ci pensano i numeri: le agenzie sul territorio sono passate dalle 687 del 2002 alle 34 mila del 2010!
Tuttavia, la misurazione dei flussi internazionali delle rimesse di denaro non è agevole, per diversi motivi. Ma soprattutto perché le statistiche ufficiali non conteggiano il flusso di rimesse che passa attraverso canali informali di intermediazione (che vanno dalla consegna personale a mano durante i viaggi nei Paesi di origine all’invio tramite amici o parenti, fino al ricorso a organizzazioni professionali di trasferimento finanziario non registrate).

Money transfer, i principali attori. MoneyGram, Ria e Western Union sono i principali operatori che, insieme, costituiscono la presenza maggiormente significativa nel mercato italiano. I programmi di procedure antiriciclaggio dei tre operatori si focalizzano su: identificazione del cliente e obblighi di segnalazione; monitoraggio delle attività anomale o sospette; segnalazione delle operazioni di trasferimento di denaro di ammontare elevato e delle attività sospette; limiti sull’ammontare che può essere trasferito o ricevuto da un cliente (limiti che possono essere anche più restrittivi rispetto a quelli di legge); ecc… Inoltre, sono state istituite all’interno delle singole aziende delle apposite strutture dedicate alla gestione e al controllo dell’applicazione delle norme di legge e delle procedure antiriciclaggio, che collaborano direttamente con le autorità di controllo.
Per finire, gli operatori maggiormente rappresentativi del mercato del money transfer hanno ritenuto necessario costruire un “working group” con l’obiettivo di supportare il sistema, rendendolo sempre più trasparente e sicuro. Compito del working group è anche quello di supportare le istituzioni e le autorità di vigilanza nel monitoraggio delle attività illecite messe in campo tramite i canali illegali utilizzati per le rimesse di denaro. Ciò anche per arginare il fenomeno del riciclaggio internazionale.

Il volume delle rimesse. La sequenza delle rimesse nel nostro paese parla chiaro. Nel 2011 il volume totale fu di circa 7,4 miliardi, nel 2012 di oltre 6,8 miliardi (nel dicembre del 2011, giova ricordarlo, il limite massimo di contante fu portato da 2 mila a mille ma, come si vede, la riduzione è stata minima e imputabile – probabilmente – più agli effetti della crisi e del gap occupazionale, oltrechè alla “questione cinese”). Una crisi che ha continuato a far vedere i suoi effetti anche negli anni successivi: nel 2013 le rimesse hanno raggiunto un totale di 5,5 miliardi, nel 2014 di 5,3.

I dati pro-capite. Diciamo subito che è molto difficile sapere il numero di transazioni realmente effettuate. In generale, allora, possiamo dire che su oltre 5 milioni di stranieri in Italia, si stima che circa 3 milioni (circa il 60%) facciano transazioni nel corso dell’anno. E tenuta una media di una transazione ogni due mesi circa, ecco si arriva a 18 milioni di operazioni. Dividendo questa cifra per i 5,3 miliardi di rimesse effettuate nel 2014, ecco spuntare la cifra di circa 300 euro pro capite di rimesse a transazione. Un dato, insomma, decisamente più basso anche solo rispetto ai mille euro di cui si sta parlando.

La “questione cinese”. Come emerso dall’ultimo dossier Idos/Unar, questione a parte è quella cinese. La riduzione delle rimesse, infatti, sembra incidere soprattutto sulla componente cinese della popolazione straniera in Italia. Secondo gli osservatori si tratta di una "specifica anomalia”, visto che i migranti cinesi non separavano le  rimesse  inviate come pagamento di scambi di natura commerciale da quelle personali. “Se dal dato complessivo scorporiamo le rimesse inviate verso la Cina, - si spiega infatti nel Dossier - la fotografia del fenomeno appare assai diversa: il flusso di denaro verso l’estero fa registrare una crescita del 5,9% nel 2013 e del 2,5% nel 2014". Non si tratta di un esercizio di stile, sottolineano, ma di una lettura più aderente alla realtà.

“Monitorare”, più che “regolare”. Dunque, l’invito che arriva dagli esperti degli istituti di money transfer è quello a “monitorare” il sistema piuttosto che a “regolare” un mercato già abbondantemente controllato da organismi interni e internazionali, oltre che da quelli di polizia.
Al significativo aumento del volume delle rimesse degli immigrati ha corrisposto, negli ultimi anni, un aumento delle strutture finanziarie di money transfer e un’attenzione crescente verso la vigilanza e la messa in sicurezza dell’intero sistema. (daiac)

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