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10 aprile 2018 ore: 14:03
Disabilità

Servizi per la sordità: 200 mila euro per tre iniziative in Emilia-Romagna

In regione sono circa 4 mila le persone con deficit uditivo. Nel 2016, 134 neonati hanno rivelato criticità nello screening uditivo effettuato dalla Regione. Gualmini: "Disabilità troppo spesso sottovalutata: promuovere servizi e rendere accessibili le risorse"

BOLOGNA – Sono circa 4 mila, in Emilia-Romagna, le persone con problemi di udito: solo tra i nati nel 2016, 134 hanno rivelato un deficit durante lo screening uditivo neonatale effettuato dalla Regione. Garantire loro diritti, inclusione e qualità della vita è l'obiettivo a cui sono diretti alcuni progetti e risorse della Regione, che oggi ha presentato le principali iniziative in Commissione assembleare Politiche per la salute e Politiche sociali welfare e salute dalla Direzione generale Cura della persona, salute e welfare. 

Tra i progetti più significativi per l’integrazione e la comunicazione, particolarmente significativi sono quelli di promozione sociale a carattere sperimentale, realizzati in collaborazione con le maggiori associazioni di assistenza ai sordi operanti sul territorio regionale. Si tratta di tre iniziative finanziate nel 2017 con oltre 200 mila euro, e tutt’ora in corso, affidati all’Ente nazionale per la protezione e l'assistenza dei sordi (Ens) e al coordinamento Fiadda (Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti degli audiolesi), assieme all’ Associazione genitori con figli audiolesi di Bologna. 

In particolare, il progetto realizzato con la sezione emiliano-romagnola dell’Ens prevede l’apertura di sportelli che svolgono attività di segretariato sociale per assistere e orientare le persone con disabilità uditive nell’accesso alla rete dei servizi a loro dedicati. Un secondo progetto prevede la fornitura di servizi di interpretariato nella lingua dei segni (Lis) tramite 33 interpreti scelti e messi a disposizione dall’Ens. Il terzo progetto sperimentale finanziato dalla Regione Emilia-Romagna riguarda la diffusione del servizio di sottotitolazione per non udenti dal titolo “Abbattere le barriere della comunicazione” realizzato dall’Associazione genitori con figli audiolesi. 

“La sordità è da sempre considerata la ‘disabilità invisibile’ - afferma la vice presidente della Giunta e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini - in quanto diventa palese solo nel momento della comunicazione. Siamo convinti che sia una disabilità di cui troppo spesso viene sottovalutata la gravità e il lavoro delle istituzioni deve essere finalizzato alla piena parità di chi viene colpito da questo deficit, promuovendo servizi e rendendo accessibili le risorse. La Regione Emilia-Romagna continuerà a lavorare per abbattere le barriere alla comunicazione- prosegue- per il riconoscimento della lingua dei segni, nonché per la prevenzione, la cura della disabilità uditiva e la diffusione di ogni tecnologia che possa favorire un ambiente accessibile nelle famiglie, nella scuola, nella comunità e nella rete dei servizi”. 

La sordità in Emilia-Romagna. Secondo i dati pubblicati dalla Regione Emilia-Romagna lo scorso febbraio, e riferiti al 2016, nel primo “Report Screening uditivo neonatale e percorso clinico ed organizzativo per i bambini affetti da ipoacusia”, su 34.776 soggetti il 99,6 %. (34.640 bambini) ha eseguito lo screening uditivo. La copertura dei controlli precoci è al di sopra degli standard stabiliti (95%) dalle Raccomandazioni internazionali. La percentuale di bambini con disturbi dell’udito e inviati ad una successiva valutazione ai centri audiologici delle aziende sanitarieper determinarne il livello di gravità, è stata del 4,4 %, pari a 1.542 bambini. Su 34.776 bambini nati vivi, quelli presi in carico dai servizi ospedalieri di audiologia del territorio sono stati 134.

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