16 gennaio 2020 ore: 10:45
Giustizia

Diritti umani nel mondo: ecco cosa accade nelle aree più critiche

L'analisi di Human Rights Watch nel World Report 2020. Il direttore Kenneth Roth non ha ottenuto il visto per entrare ad Hong Kong, dove era prevista la presentazione del rapporto
© 2019 Chris McGrath / Getty Images Manifestanti a Hong Kong
Il 30esimo rapporto globale di Human Rights Watch (Hrw) illumina la situazione dei diritti in 90 paesi del mondo nel 2019. Una ricerca realizzata con l’aiuto di collaboratori locali e che ha attraversato fasi concitate fino alla sua ultima fase: il direttore esecutivo dell’organizzazione, Kenneth Roth, non ha ottenuto il visto per entrare ad Hong Kong, dove era prevista la presentazione del rapporto. Per il portavoce del ministero degli Affari esteri cinese Geng Shuang “consentire o non consentire l'ingresso a qualcuno è un diritto sovrano della Cina”. Alla fine il documento è stato presentato all’Onu, a New York, il 14 gennaio. Oltre alla condizione dei diritti in Cina, Osservatorio Diritti ha analizzato alcune delle aree più a rischio di violazioni. Eccone alcune.

Cina. “Il Partito Comunista Cinese (PCC) nel 2019 ha segnato il suo 70esimo anniversario al governo intensificando la repressione. Sotto la guida del presidente Xi Jinping, il partito unico ha stretto la presa sui settori della società che ha trovato minacciosi, come Internet, gli attivisti e le organizzazioni non governative”, scrive Human Rights Watch. In particolare, i ricercatori sottolineano il controllo ideologico nell’istruzione e delle minoranze. Tra queste, viene denunciata in particolare la persecuzione ai danni degli uiguri e la repressione delle proteste a Hong Kong.

Kazakistan. Gli abusi nei confronti delle donne in questo paese sono preoccupanti. “Il Kazakistan non ha uno statuto criminale contro la violenza domestica, che rimane diffusa eppure sottostimata. I servizi per le persone sopravvissute sono inadeguati e non riescono a soddisfare gli standard internazionali”, scrive Hrw. “La polizia di solito non registra i reclami, non risponde adeguatamente ai casi di violenza domestica e non informa i sopravvissuti dei loro diritti alla protezione. Nella sua quinta revisione periodica del Kazakistan di ottobre, il Comitato per l'eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne (Cedaw) ha espresso preoccupazione per la depenalizzazione della violenza domestica e ha esortato il Kazakistan a ripristinare la piena responsabilità penale per questi crimini”.

Turchia. La “pagella” del presidente Recep Tayyip Erdoğan è pensante. “La Turchia ha attraversato una crisi dei diritti umani sempre più profonda negli ultimi quattro anni con una drammatica erosione del suo stato di diritto e del quadro democratico”, scrive l’organizzazione. Oltre a questo, “le autorità turche hanno deportato illegalmente alcuni siriani da Istanbul e altre province in Siria, in alcuni casi attraverso l’uso della violenza o minacce verbali o di detenzione indefinita”.
 
L’articolo integrale di Emanuela Barbiroglio, "Human Rights Watch: i diritti violati nel mondo secondo il report 2020", contiene l’analisi di altri Paesi e può essere letto su Osservatorio Diritti.
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