12 novembre 2019 ore: 11:05
Società

Australia, la denuncia: "Nelle strutture dosi massicce di psicofarmaci ai malati"

In un recente report di Human Rights Watch le testimonianze di parenti e medici. Le case di cura starebbero usando dosi massicce di psicofarmaci su persone malate di demenza per tenerle sotto controllo. Brown: "Un vero insulto per tutta l’umanità"
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Dall’Australia arriva una denuncia pesante da parte di Human Rights Watch: le case di cura starebbero usando dosi massicce di psicofarmaci su persone malate di demenza per tenerle sotto controllo, anche se da un punto di vista medico non ce ne sarebbe bisogno. Anzi: questi trattamenti causa danni enormi nei pazienti. Queste conclusioni sono contenute in Fading Away, un recente report di 101 pagine, basato sulle testimonianze raccolte tra 37 parenti delle persone malate e 36 medici.

Il parere degli esperti. Per Harry McConnell, geriatra e neuropsichiatra che si occupa proprio di persone con demenza, “gli antipsicotici hanno un effetto devastante sulla qualità della vita e sulle condizioni fisiche delle persone anziane”. Che continua: “Purtroppo non viene quasi mai emessa una diagnosi che lo dimostra, perciò questi farmaci vengono utilizzati per contenere i pazienti. Ne consegue che le persone sviluppano gravi problemi legati al metabolismo, diabete, malattie cardiache e anche ictus”.

I racconti. Le testimonianze raccolte dall’organizzazione che si occupa di diritti umani parlano da sole. “
Mio padre non riusciva più a camminare, si trascinava, era molto depresso e continuava a piangere. Non riusciva nemmeno a deglutire, mi diceva ‘La mia testa mi tormenta’, ma non riusciva ad avere una vera conversazione. Tutti questi sintomi erano gli effetti collaterali degli antipsicotici che gli venivano somministrati”, ha detto Susan Ryan, figlia di Ray Elkins, 78 anni. La donna scoprì nel 2013 che stavano imbottendo il padre di olanzapina, usata normalmente per la schizofrenia e il disturbo bipolare. Interrotto il trattamento, il padre di Susan è migliorato molto. Oppure, tra gli altri, c’è il racconto di Monica, costretta ad assumere un cocktail di medicine per lungo tempo. “Le medicine le stavano portando via la vita”, racconta il figlio Edgard. “Mi dicevano che a mia mamma servivano dei sedativi, ma all’inizio non mi sono reso conto di quello che volesse dire davvero. Non stava più in piedi, mentre ora sta seduta, mangia, saluta le persone e canta con mio figlio Oskar, suo nipote, quando lui va a trovarla”.

L’accusa
. Human Rights Watch chiede all’esecutivo australiano di proibire di dare psicofarmaci ai malati di demenza e di dare criteri minimi affinché le case di cura possano operare in questo campo. “Quando gli anziani vengono annientati con i farmaci invece di ricevere un supporto adeguato che metta al centro la persona,
è la loro salute a essere a rischio”, dice Bethany Brown, ricercatrice che si occupa dei diritti umani delle persone anziane per Human Rights Watch. “Questo atteggiamento è un vero insulto per tutta l’umanità. Le persone anziane affette da demenza hanno bisogno di essere capite e aiutate, non di una pasticca", conclude.

L’articolo integrale di Alessandra Boiardi, "Demenza senile: malati imbottiti di psicofarmaci in case di cura australiane", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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