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27 dicembre 2019 ore: 11:00
Giustizia

Rojava, attivista curda: "Massacri e atrocità contro la popolazione civile"

La denuncia di Lana Hussein, combattente dell’Ypj: "Le donne sono il target numero 1: per noi il rischio è altissimo"
Foto Denilaur (via Wikipedia) Combattente curda dell'Ypj Osservatorio diritti

Combattente curda dell'Ypj

Non ne parla più nessuno, ma la situazione nella regione del Rojava continua ad essere drammatica. Stupri ed omicidi sono una realtà all’ordine del giorno. Così come la “conversione” forzata all’Islam e l’obbligo di usare il turco come lingua. Con un numero crescente di donne tra le vittime di questa situazione. Una realtà ancor più paradossale se si pensa che nel frattempo la Turchia ha firmato due accordi di pace, uno con gli Usa, l’altro con la Russia.

Diritti violati. La Turchia aveva dichiarato di essere intervenuta con l’obiettivo di assicurare una “zona sicura” nel Nordest della Siria. Ma gli attivisti curdi pensano che Ankara, in realtà, stia mirando ad accaparrarsi un’area ben più vasta di quei 30 km dichiarati. “La Turchia non sta rispettando il cessate il fuoco sancito dagli accordi e gli attacchi continuano”, dice a Osservatorio Diritti l’attivista curda Lana Hussein. “Dal 17 ottobre al 3 dicembre ci sono stati 143 attacchi di terra, 124 dal cielo e 147 di artiglieria pesante. Sono state usate anche armi chimiche e munizioni al fosforo bianco. Per non parlare dei massacri e delle atrocità compiute contro la popolazione civile”. Complessivamente, si calcola che da quando sono cominciati gli scontri sono già 478 i civili morti e oltre 300 mila quelli sfollati. Inoltre, proprio a causa degli scontri, in questo momento ci sono 86 mila studenti che non possono andare a scuola.

Le donne. “Le donne sono il target numero 1: per noi il rischio è altissimo”, dice ancora Lana Hussein, membro dell’Unità di protezione delle donne (Ypj), l’esercito femminile curdo che aveva combattuto con gli Usa per fermare l’avanzata dei terroristi dell’Isis insieme all’Unità di protezione popolare, l’Ypg. “Solo ad Afrin 40 donne hanno perso la vita, 100 sono state ferite e 60 stuprate. Altre mille sono state rapite e nessuno sa che fine abbiano fatto. Anche all’interno del Ypj, 30 combattenti sono state rapite e ancora oggi tre sono nelle mani dei mercenari, che stanno chiedendo riscatti alle loro famiglie. Questi atti sono emblematici della mentalità che i turchi hanno nei confronti delle donne”, dice Lana Hussein.

Il Rojava si trova nel Kurdistan siriano, di cui è una regione autonoma. Nato su principi di equità, libertà di culto e uguaglianza di genere, cerca di unire curdi, armeni, arabi, yazidi, turkmeni, siri in un solo sistema democratico. Anche dopo l’inizio degli scontri, le attività delle istituzioni locali hanno continuato. Anche l’Ypj e l’Ypg hanno proseguito i combattimenti con l’obiettivo di difendere i civili.

L’intervista integrale di Alice Facchini, "Rojava: violenze diffuse contro donne curde", può essere letta su Osservatorio Diritti.

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