29 agosto 2019 ore: 11:00
Disabilità

Tutti in sella, con Denise: il metodo che aiuta i ragazzi sordi

Nei maneggi lombardi un progetto innovativo rivolto a bambini e ragazzi sordi che vogliono praticare l’equitazione. Musa ispiratrice dell’impresa, una ragazza che per realizzare il suo sogno ha "saltato ogni ostacolo"
equitazione
ROMA - Una ragazzina tenace con la passione per i cavalli e una progettista sociale amazzone. Sono le protagoniste di una storia ambientata nei maneggi lombardi. Una storia costellata da fallimenti ma con un lieto fine: la realizzazione di un progetto che permette anche ai giovani sordi l’accesso alle discipline dell’equitazione in un ambiente accogliente e inclusivo. "Ci siamo incontrati e scontrati con la disabilità uditiva più volte, e ci siamo scoperti impreparati ad accoglierla", racconta Michela Locatelli, coordinatrice del progetto “InSegniaCavallo”, promosso dall’Acsi Lombardia (Associazione di cultura, sport e tempo libero). "Avevamo di fronte a noi bambini e ragazzi fortemente motivati e attratti dal mondo dell’equitazione, ma i tentativi di iniziarli a questo sport fallivano tutti. Per l’oggettivo rischio insito in questa disciplina e per l’impossibilità di comunicare efficacemente in situazioni critiche, come la preparazione e l’impostazione nelle fasi di avvicinamento all’ostacolo", racconta Locatelli a Marina Piccone, che racconta questa esperienza su SuperAbile Inail, rivista sui temi della disabilità pubblicata dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.  Poi è arrivata lei, la ragazzina. "Denise è stata la vera musa ispiratrice del progetto. Una furia scatenata e molto talentuosa, che nella vita voleva saltare ostacoli altissimi. È lei che ci ha fatto capire che dovevamo elaborare un metodo specifico".

Denise Cavallini, 23 anni, è sorda dalla nascita. Ne aveva undici quando, in un centro estivo, ha avuto l’occasione di montare a cavallo. "È stato un incontro magico", ricorda. "Avevo la sensazione di essere una cosa unica con lui. Ho voluto a tutti i costi praticare questo sport. Insieme a Michela, che è stata la mia assistente alla comunicazione alle elementari, ho cominciato a cercare un maneggio. Ne ho trovato uno dove c’era un istruttore sensibile e dove, finalmente, ho potuto cavalcare. Ma l’istruttore, a un certo punto, è dovuto andare via e con la sua sostituta non è andata altrettanto bene. Era eccessivamente timorosa nei miei riguardi e non mi faceva progredire. Così ho cercato altrove, ma ho ottenuto molti rifiuti. Un maneggio mi ha accolta, ma lì si faceva una disciplina diversa dalla mia e io non ero soddisfatta. Sono andata in crisi, anche perché lo studio scolastico diventava sempre più pesante e facevo fatica a gestire le due cose. Così, con molta sofferenza, ho deciso di sospendere l’attività agonistica".

"Quando è arrivata nei maneggi della nostra associazione, Denise era delusa e rassegnata ma ancora animata da un’incrollabile passione", continua Locatelli. "Insieme a lei abbiamo messo a punto un metodo che favorisce l’accesso all'equitazione delle persone sorde e l’acquisizione di nuove competenze da parte degli istruttori dell’Acsi". E così, grazie a un provvidenziale finanziamento della Fondazione Vodafone, nel marzo dello scorso anno, l’associazione ha potuto avviare un progetto in tre fasi, che ha coinvolto docenti non udenti, istruttori di equitazione, interpreti Lis (Lingua dei segni), medici e psicologi.

Le due fasi iniziali riguardano la specializzazione sull'approccio alla disabilità uditiva, rivolta a istruttori equestri, la seconda, invece, la formazione per assistenti a terra dell’istruttore, rivolta ad allievi sordi, che ha coinvolto cinque giovani, dai 18 ai 36 anni. La terza fase, infine, riguarda l’accoglienza di 60 bambini e ragazzi sordi, dai 6 ai 17 anni, che frequentano gratuitamente, le 20 lezioni a cavallo previste. I maneggi coinvolti, per ora, sono sette, tutti in Lombardia. L’obiettivo è quello di diffondere a livello nazionale le competenze acquisite grazie a questo progetto.

"Quella dell’equitazione", spiega Locatelli, "è una disciplina con un’importante valenza educativa. Favorisce la capacità di prendersi cura e la messa in atto di strategie di comunicazione, verbali e non. Inoltre, è un importante momento di aggregazione e di socializzazione, sia per ragazzi normodotati sia per ragazzi con disabilità, perché le attività della scuderia, svolte in gruppo, stimolano il senso di cooperazione e di responsabilità".

Per Denise, che ha partecipato a tutte le fasi del progetto, prima come docente Lis, poi come allieva e ora come assistente dell’istruttore equestre, è stata l’opportunità di riavvicinarsi in maniera più assidua all'equitazione. "Mi riempie di felicità dare ad altri la possibilità di realizzare quello che è sempre stato il mio sogno. Quando cavalco provo una sensazione inebriante. Mi sento forte, potente, la mente si svuota e il corpo diventa più leggero. Con il cavallo riesco a comunicare in maniera profonda, con le carezze e il contatto fisico. Una comunicazione dove non c’è bisogno di parole".

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