21 agosto 2019 ore: 12:21
Disabilità

“Educare alla cura”, i caregiver bambini a scuola

di Antonella Patete
INCHIESTA. Aiutare i giovani caregiver tra i banchi: l’esperimento dell’istituto Nazareno di Carpi. Cristina Bertolla: “Vogliamo fare in modo che capiscano di poter chiedere aiuto ed evitare che si sentano soli con il loro peso"
Lorenzo Pierfelice 03_860x480

ROMA – A volte a fare da campanello d’allarme possono essere le troppe assenze o anche un senso di stanchezza talmente frequente da sembrare sospetto. Le ripercussioni di un impegno eccessivamente intenso da parte dei giovani caregiver si sente in primo luogo tra i banchi di scuola dove non sempre, però, viene intercettato dagli insegnanti, all’oscuro delle situazioni familiari dei loro alunni. Per questo dal 2015 al Centro di formazione professionale Nazareno di Carpi, in provincia di Modena, il progetto “Educare alla cura” realizzato insieme alla cooperativa sociale Anziani e non solo, originariamente grazie al finanziamento del Rotary Club del vicino comune di Castelvetro, intende offrire supporto a quei ragazzi che esercitano un ruolo significativo nella cura di un familiare malato, disabile o con problemi di alcol e tossicodipendenza. L’esperienza del Nazareno di Carpi è raccontata da SuperAbile Inail.

“Siamo partiti da un’indagine per cercare di capire la dimensione del fenomeno nel nostro quotidiano – spiega la coordinatrice educativa dell’istituto Nazareno, Cristina Bertolla –. A oggi abbiamo coinvolto 24 classi, per un totale di circa 400 ragazzi”. Il progetto prevede laboratori basati su giochi e altre attività pensate per consentire ai giovani caregiver di riconoscere il proprio ruolo all’interno della famiglia e a tutti gli altri di empatizzare con i propri compagni. Le attività laboratoriali possono essere poi integrate con altre opportunità, come la possibilità di fare colloqui con lo psicologo scolastico, godere di una maggiore flessibilità nel percorso di studi, ma anche poter partecipare ai gruppi di supporto promossi sul territorio da Anziani e non solo.

“L’esperienza è stata da subito illuminante: la situazione di tanti ragazzi sofferenti, che vivevano questa condizione a noi praticamente sconosciuta, è diventata improvvisamente chiarissima – precisa la coordinatrice educativa –. Aver scoperto la dimensione di questo svantaggio ha permesso a tutti i formatori di capire che il problema è anche qui tra noi”. Così, il personale docente ha cominciato a vedere con occhi diversi la situazione di tanti ragazzi e ragazze, la cui condizione personale e familiare rimane nella maggior parte dei casi invisibile. “Vogliamo fare in modo che i giovani caregiver capiscano di poter chiedere aiuto ed evitare che si sentano soli con il loro peso: un peso col quale dovranno imparare a convivere ma che, attraverso l’aiuto della comunità, potrebbe diventare meno opprimente”. (ap)

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