15 dicembre 2017 ore: 14:07
Immigrazione

“Ora ius soli”. Gli italiani senza cittadinanza in presidio nell’aula del Senato

Dopo il biotestamento e le unioni civili ora riforma della cittadinanza: lo chiedono i ragazzi di seconda generazione e le associazioni che si battono per i diritti civili. Prevista una fiaccolata a Montecitorio e un sit-in in aula fino a fine legislatura. Ma le speranze restano poche
Piazza Montecitorio

ROMA – “Ieri eravamo in piazza a Montecitorio a festeggiare l’approvazione della legge sul biotestamento. Ora vogliamo ribadire con tutti che è arrivato il momento di fare una’altra riforma fondamentale per tutta l’Italia. E’ necessario che si pensi da adulti responsabili, in Senato nei partiti e al governo. Questa riforma va fatta”. Lo sottolinea Paula Baudet Vivanco, tra i portavoce del movimento Italiani senza cittadinanza. L’associazione, formata da ragazzi di seconda generazione, nati o cresciuti in Italia, annuncia una serie di iniziative fino a fine legislatura, per cercare in extremis di approvare la legge di riforma della cittadinanza.

Martedì prossimo, a piazza Montecitorio si terrà una fiaccolata, promossa da Italiani senza cittadinanza e Italia sono anch'io, che coinvolgerà associazioni e società civile, parallelamente fino alla pausa natalizia, alcuni rappresentanti di Italia senza cittadinanza saranno nelle tribune dell’aula del Senato “per ricordare ai politici l’impegno che devono portare a termine”.

Dopo la legge sulle unioni civili e quella sul biotestamento, la riforma della cittadinanza è “un anello mancante fondamentale” per completare quella stagione dei diritti che il Pd aveva annunciato. “E’ come se oggi si mettessero al bando i bambini, tutti i bambini – continua Vivanco – la crescita dei minori è un fattore centrale nella costruzione della società, ma questa non può esserci senza diritti. E’ la base della democrazia”.

Nonostante gli appelli, però, le possibilità che il testo riesca a passare restano scarse. Intervistato ieri sera a Piazza pulita, Matteo Renzi ha ricordato che “la legge sullo Ius soli non si è fatta perché in parlamento non c’erano i numeri” e che “il presidente del consiglio ha scelto di non mettere la fiducia per non mettere a rischio il governo in questo momento”. Secondo alcuni senatori, come Luigi Manconi, il tempo per chiudere la partita c’è ancora. O almeno per provarci. “Per noi gli unici numeri che contano – conclude Vivanco - sono quelli di un milione di italiani senza cittadinanza che vanno riconosciuti. Non ci interessano le trame elettorali. La nostra speranza è che in Senato ci siano persone responsabili, che si decidano. Anche questa è una legge di civiltà”. (ec)

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