17 gennaio 2020 ore: 10:37
Società

Ong e trasparenza: oltre 943 milioni il valore economico

L'analisi di Open Cooperazione sui  bilanci delle entrate, inseriti volontariamente nel portale da 120 organizzazioni: “Sempre più ong rendono pubbliche informazioni". Costante crescita economica negli ultimi cinque anni, il 60% arriva da fondi pubblici
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ROMA - Sfiora il miliardo di euro il valore economico delle ong italiane attive nella cooperazione internazionale e nell’aiuto umanitario. Lo rivela il portale opendata Open Cooperazione, che somma i bilanci delle entrate inseriti volontariamente nel sito da 120 organizzazioni italiane. La cifra supera i 943 milioni, ma si tratta di un dato ancora parziale, spiegano gli osservatori, “destinato a superare abbondantemente il miliardo di euro”. Il dato economico, infatti, “è in costante crescita negli ultimi cinque anni - si legge - nonostante la riduzione dei fondi pubblici destinati all’aiuto allo sviluppo e la pressione mediatica, che ha visto le ong sotto attacco negli ultimi 3 anni per le vicende legate alle attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale”. L’aumento tra il 2015 e il 2018 è stato del 28,7%; del 7,5% quello registrato tra 2017 e 2018.

 

Resta stabile la composizione delle entrate. Per le ong il rapporto tra fondi pubblici e fondi privati si attesta anche nel 2018 rispettivamente a quota 60% e 40%.  Tra i cosiddetti finanziatori istituzionali, quasi il 35% delle risorse arriva dall’Agenzia italiana per la Cooperazione Aics e dal Maeci, un altro 35% dall’Unione Europea (UE+Echo), quasi il 20% dagli enti territoriali attraverso la cooperazione decentrata e il restante 10% da agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali. I fondi privati, oltre a quelli derivanti dalle donazioni liberali individuali, arrivano attraverso il canale fiscale del 5x1000 (36,8%), da donazioni o partnership con le aziende (30,8%), dalla filantropia delle Fondazioni (24,9%) e dalle chiese (7,5%).  


Aumentano risorse umane e volontari.
A crescere non è soltanto il valore economico. Nel settore, in Italia e all’estero, operano 22 mila persone: 3.114 gli operatori impiegati nel nostro paese e 19.234 quelli all’estero. In Italia oltre il 45% dei contratti è a tempo indeterminato, poco più del 10% ha contratti a tempo determinato, il 29% contrattati a progetto e il 15% attraverso consulenze a partita IVA. In crescita anche i volontari mobilitati dalle Ong: considerando anche i ragazzi in Servizio Civile, nel 2018 hanno operato per le Ong 21.460 persone, in crescita di quasi mille unità.  

Geografia della cooperazione (e dei progetti). In vetta si confermano gli stati africani: Kenya, Mozambico, Etiopia, Senegal, Burkina e Congo si consolidano come i paesi più frequentati e aiutati dalle Ong. Unici paesi non africani nella top 10 sono Brasile, Palestina, Bolivia, India e Perù. Educazione e istruzione restano il temi predominanti dei progetti, seguono capacity building e formazione, salute e sanità, sviluppo rurale e l’aiuto umanitario.

Nell’ultimo anno i bilanci economici delle 15 più grandi ong italiane crescono di oltre 72 milioni di euro (+11%) e alcune Ong di lunga esperienza nel panorama italiano registrano “importanti incrementi di budget”. E’ questo il caso di Coopi, Medici con L’Africa e Avsi che aumentano le loro entrate rispettivamente del 44%, 26% e 22%. Si arresta invece la grande corsa verso l’alto delle big internazionali: sempre in aumento, ma più contenuto degli scorsi anni, Save the Children e Medici senza frontiere nonostante il coinvolgimento diretto nelle attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Le flessioni più importanti
, segnala il portale, riguardano Cesvi, Emergency e Cies.    

Sempre più organizzazioni del settore rendono pubbliche informazioni economiche e gestionali come nessun altro attore della società civile. - commenta Open Cooperazione - Nel 2018 ben 49 organizzazioni hanno raggiunto un rank di trasparenza superiore al 95%, nel 2015 erano meno della metà. Negli ultimi quattro anni è cresciuto del 10% il numero di organizzazioni che sottopongono il loro bilancio economico ad una certificazione esterna operata da auditor di revisione indipendente. Oggi il 90% delle ong con bilancio superiore a 1 milione di euro ha un bilancio certificato. Una tendenza molto positiva che va ben oltre i dettami di legge e anticipa lo spirito della riforma del Terzo Settore che prevede a partire dal prossimo anno obblighi di trasparenza per tutti gli enti del terzo settore”.  

“Le Ong si sono mosse per prime per dare conto in piena trasparenza del loro operato e per rispondere con i fatti a ogni tipo di accusa sull’opacità di bilanci e donazioni. - sottolinea Luca De Fraia, segretario generale aggiunto di ActionAid Italia - Possono essere un esempio da seguire per tutto il terzo settore.  Il progetto Open Cooperazione compie ormai il suo quinto anno e dimostra che le organizzazioni non governative italiane con la loro mobilitazione sul fronte della trasparenza e dell’accountability sono all’avanguardia nel rendere sempre più chiaro il percorso che fa ogni euro investito in aiuto umanitario”.  “Credo che questo impegno di trasparenza delle Ong continuerà a porterà i suoi benefici anche sul lungo periodo e smentisce clamorosamente la campagna diffamatoria che alcune forze politiche continuano ad operare a danno delle organizzazioni non governative. Secondo Elias Gerovasi - ideatore e curatore del progetto Open Cooperazione - sono proprio quelle forze politiche che in materia di trasparenza hanno invece macroscopici problemi e in alcuni casi sono già state condannate a risarcire lo stato (ad esempio i 49 milioni della Lega) o in altri casi gestiscono in modo opaco le finanze della politica attraverso fondazioni e associazioni che dovrebbero prendere esempio dalle Ong per rendere conto in modo trasparente ed efficace dei fondi pubblici e privati che percepiscono”.  

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